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Pescara, il "sindaco" Sansovini si racconta in tv

L'ex attaccante del Delfino, oggi allenatore in Eccellenza, a ruota libero: "Avrei voluto giocare in serie A..."

La Serie A solo sfiorata dopo la promozione con Zeman, il cuore giallorosso, il presente su una panchina dilettantistica nella vicina Ortona. Marco Sansovini ha attraversato la sua vita calcistica davanti alle telecamere, ospite di "Storie", il programma di Rete8 che racconta le vite dei protagonisti abruzzesi. Quasi 700 partite tra i professionisti, 197 gol segnati. Molti con la maglia del Pescara cucita addosso (39 reti, scavalcato Bruno Nobili nella classifica dei marcatori più prolifici della storia del club), tanto da scegliere la città adriatica come quella della sua vita, anche se lui, Sansovini, ormai per tutti il "Sindaco", è romano di origine.

Sansovini oggi è l'allenatore dell'Ortona in Eccellenza, ma tutto ebbe inizio nella Primavera della Roma, la sua squadra del cuore. "Lo scudetto? Era il 1983 e avevo solo tre anni. Me lo ricordo quel momento: stavo con i miei genitori a festeggiare. La mia esperienza in giallorosso? Il primo gol me lo ricordo benissimo: lo segnai all'esordio e non mi sembrava vero. Corsi verso la bandierina, ci misi una mano sopra ed esultai come Gabriel Batistuta...".

Da sempre protagonista, ma senza mai alzarei toni, senza mai essere appariscente. Così ha conquistato tutti in riva all'Adriatico, il "sindaco": "È un gesto d'affetto, ma non so bene perché mi chiamino così. Lo stadio Adriatico è il mio posto: ogni volta che ci passo sento le emozioni. Zeman? Il mio maestro", ha detto Sansovini. Ha appena raccolto la sfida dell'Ortona, che lotta per la salvezza.

Ha giocato un po' ovunque Sansovini: Roma, Foggia, Viareggio, Torres, Pro Sesto, Grosseto, Spezia, Cremonese, Teramo, Modena e San Nicolò Notaresco. "Mi ha fatto smettere il Covid", ha detto in tv. Peccato per la Serie A, mai giocata. A Pescara avrebbero voluto vederlo almeno una volta, tra il 2012/2013 e il 2016/2017, entrare contro le big del calcio italiano in campo con il 9 biancazzurro. "Ho dato tutto al calcio, forse potevo fare delle scelte divers,e ma non so come sarebbe andata. È il mio rammarico però ho sempre avuto bisogno di giocare per la mia squadra, per i miei compagni e di essere protagonista. La fortuna? Ognuno ha quello che si è meritato".

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