Cultura

Premio D’Annunzio: Moniè, “Ecco perché ho lasciato Pescara”

Abbiamo tracciato con Moniè un bilancio di questa rassegna, che dopo anni di permanenza a Pescara si è trasferita al MuMi di Francavilla. Una grande perdita per la cultura cittadina

Berardino Ferrara in arte Moniè

Artista e operatore culturale, Berardino Ferrara - noto ai più come Moniè - si prodiga da anni con fatica nell'organizzazione di una manifestazione prestigiosa come il Premio D'Annunzio, concorso internazionale di pittura e scultura. Abbiamo tracciato con lui un bilancio di questa rassegna, giunta alla ventunesima edizione (domenica, a partire dalle 15.30, ci sarà la cerimonia finale), e che dopo anni di permanenza a Pescara si è trasferita al MuMi di Francavilla.

Per la seconda volta lei porta il Premio D’Annunzio a Francavilla. Che cosa l’ha spinta a lasciare Pescara spostando altrove questa manifestazione?

Senza entrare in sterili, oltre che fastidiose, polemiche, dico con assoluta certezza che Pescara non dispone di spazi sufficienti atti ad ospitare rassegne d’arte della nostra portata: 540 sono state le opere partecipanti in occasione dell’ultima edizione. Fa eccezione l’Aurum, dove tra l’altro due anni fa abbiamo svolto la manifestazione. Però, è ben noto a tutti, l’Aurum è costantemente occupato da varie attività, per cui è difficile riuscire a trovare uno spazio dove poter esporre quantità elevate di opere. Inoltre l’utilizzo dell’Aurum è molto costoso: per l’edizione 2011 è stata la Provincia di Pescara, grazie all’interessamento del vicepresidente Rapposelli, a pagare la struttura, impossibile per l’associazione culturale “Il Pentagono”, curatrice del Premio.

E nel 2012 cosa è successo?

Abbiamo cercato in tutti i modi di riproporre il D’Annunzio a Pescara contattando l’Ente Manifestazioni Pescaresi, che per anni ci ha  messo a disposizione gli spazi espositivi del Teatro D’Annunzio, con il tempo divenuto inagibile, l’Aereoporto, il Porto Turistico, che dispone di un’adeguata struttura espositiva, costosa e continuamente occupata da varie attività, il Museo Colonna, il Conservatorio (spazi insufficienti), il Circolo Aternino (spazi insufficienti)… Alla fine abbiamo bussato al Comune di Francavilla al Mare e, grazie all’allora assessore alla cultura Pina Rosato e al sindaco Antonio Luciani, ci si sono aperte le porte del Museo Michetti.

Ma allora qual è il ruolo di tutti quegli Enti che patrocinano il Premio D’Annunzio?

Fatta eccezione per la “solita” Provincia di Pescara, che una volta ha pagato l’Aurum, un’altra le spese tipografiche, nessuno interviene con contributi ma semplicemente con “patrocini non onerosi”. Addirittura qualcuno non dispone in favore della rassegna neanche un premio di rappresentanza. Ecco dunque la “sparizione” di qualche Ente  e “la speranzosa apparizione” di qualche altro.

Intanto il Premio ha tagliato il traguardo delle 20 edizioni e adesso celebra la ventunesima. Con quale spirito?

Siamo lusingati del fatto che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si sia accorto dell’esistenza di questa manifestazione, tanto da istituire non una (come fatto l’anno scorso) ma ben due medaglie che verranno attribuite dalla giuria tecnica ai vincitori assoluti delle due sezioni: una per la Pittura, l’altra per la Scultura. Pertanto lo spirito che alberga nell’animo di tutti i componenti della struttura organizzativa della nostra associazione, è veramente elevato. Considerando le innumerevoli richieste di partecipazione che seguitano a pervenire da artisti di svariati Paesi stranieri, pensiamo proprio che quest’anno andremo incontro al record di presenze con ovvi ritorni in termini turistici oltre che culturali.

Lei è pescarese. Quanto è difficile oggi fare cultura in questa città?

Data la recessione economica che l’Italia sta attraversando, il problema credo non riguardi solo Pescara ma è un dramma che vivono tutti, ogni città, ogni Regione. Per organizzare una manifestazione come la nostra, occorre parecchio denaro. Visto che le istituzioni sono latitanti da questo punto di vista, ci dobbiamo affidare alla benevolenza - oltre che all’amore per l’arte - di qualche azienda privata e di collezionisti.

La gestione delle manifestazioni culturali, a Pescara, risente dell’influenza della politica?  

Penso proprio di sì, ma tale concetto credo sarebbe giusto e opportuno estenderlo a tutte le amministrazioni, non limitarlo alla sola città di Pescara.

In conclusione, c’è qualcosa che vuole dire a chi ha fatto sì che il Premio D’Annunzio fosse costretto a “emigrare”?

Purtroppo la cultura si vive come una spesa e non come un investimento, per cui spesso accade che siamo portati ad apprezzare più il “fumo” prodotto da certi personaggi d’importazione, al di là dei titoloni dei quali si fregiano e “auto-inorgogliscono”, che la realizzazione di concrete manifestazioni come la nostra (e non solo).

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