Live drive in, una soluzione per Pescara? Parla un addetto ai lavori

IlPescara.it ha intervistato Gianfilippo Di Felice, che con la Alhena Entertainment è attivo da anni nell'organizzazione di eventi sia in città che fuori. Finora 20 centri urbani in tutta Italia hanno manifestato concretamente l'intenzione di aderire al progetto

Gianfilippo Di Felice

Finora 20 centri urbani in tutta Italia hanno manifestato concretamente l'intenzione di aderire al progetto del live drive in, che in Paesi come Norvegia e Germania è già diventato realtà. Potrebbe essere una soluzione anche per Pescara? Un addetto ai lavori ci dà la sua opinione. IlPescara.it, infatti, ha intervistato Gianfilippo Di Felice, che con la Alhena Entertainment opera da anni nell'organizzazione di eventi sia a livello locale che nazionale.

Cosa ne pensa del live drive in? Sarebbe, secondo lei, un'alternativa all'idea di concerto "classico" in questo momento di emergenza sanitaria?

«Il progetto, dopo un'iniziale fase di entusiasmo, al momento stenta a decollare e ha subito varie bocciature da molti addetti ai lavori, che ne hanno messo in risalto anche alcuni elementi legati alla poca fruibilità dell'aspetto live, inteso come concerti. Penso, ad esempio, alla difficoltà di vivere un evento simile dentro alle auto con la stagione calda: ci sarebbe la necessità di accendere l'aria condizionata generando, di conseguenza, ancora più inquinamento. Un altro aspetto non meno trascurabile sarebbe il suo specifico contenitore artistico, che deve essere creato indipendentemente dal mero progetto strutturale e scenografico in sé».

Allo stato attuale, quali previsioni si possono fare per il futuro?

«La fase per me è ancora di grossa incertezza, legata agli stili comportamentali che dovremo continuare ad avere nei prossimi mesi. Tutto è legato a quello. A livello di progetti io personalmente ne ho esaminati 3, tutti con alcune varianti strutturali e organizzative ma privi di elementi artistici confermabili al momento. Ad oggi per me sono dei meri contenitori, in alcuni casi molto costosi e con capacità di ammortamento impossibili da prevedersi, ad oggi, per le troppe variabili».

Lei è tra gli organizzatori dello Zoo Music Fest, che l'anno scorso ha avuto un grande successo. Questa rassegna al momento è recuperabile o no?

«Nella sua formula ufficiale purtroppo no. La nostra principale associazione di categoria sta cercando di portare all'attenzione dei vertici nazionali gli enormi problemi che stanno devastando il settore, apparso più volte quasi totalmente dimenticato dalle valutazioni sui maggiori settori della filiera nazionale. Io sto cercando molto di dialogare con i vertici regionali e gli enti locali per verificare la compatibilità e la fattibilità dei progetti, ma ad oggi, senza elementi chiari sulla situazione, sembrano strade molto difficili da percorrere».

Il momento, insomma, è difficile per tutti.

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«Sì. Una nostra specifica bozza di progetto noi l'abbiamo comunque preparata con un importante pool di operatori a carattere nazionale, realizzando un accordo collaborativo che riflette quella grande voglia che ci sta accomunando nel voler reagire insieme. La nostra idea dovrà per forza chiarire meglio l'aspetto principale di questo strumento, che è quello di possibile proposta artistica, dovendo reggere un calendario non certo solo di una settimana».

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