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L'associazione Radici in Comune dice no alla vendita dei tronchi della pineta: "Un secondo incendio al cuore verde della città"

L'associazione contesta la possibilità comunicata dal Comune che i tronchi e i rami vengano venduti per poi essere utilizzati per ottenere energia tramite combustione

Dopo i dubbi sollevati da Giancarlo Odoardi, anche l'associazione "Radici in Comune" contesta la possibilità che i tronchi degli alberi tagliati lungo la riviera possano essere venduti dal Comune e diventare materiale per produrre energia dopo combustione, e per questo ha scritto al sindaco Carlo Masci:

"Un nuovo incendio incombe sulla riserva dannunziana. Dopo quello della triste giornata del primo agosto del 2021, che ha mandato in fumo centinaia e centinaia di arbusti e alberi, ora se ne annuncia uno nuovo, subdolo, invisibile e ancor più distruttivo, e questa volta deciso e voluto dall’uomo. Ma a differenza del primo, a cui farà seguito nuova vita, il secondo molto probabilmente darà luogo a energia e poi anidride carbonica.  Dai alcuni organi di informazione si apprende che i tronchi rimossi dalle aree percorse dal fuoco del 2021, e per adesso stoccati in cataste recintate sempre all’interno dell’area protetta, saranno venduti. A chi? Per farne cosa?

Se vero, il paradosso di questa scelta sta nel fatto che l’attuale progettista dell’intervento, nonché direttore dei lavori, nella sua relazione ha affermato che: “il legname (…) rimane nelle disponibilità dell’appaltatore che ne deciderà della eventuale utilizzazione. Il valore di mercato del materiale legnoso esboscato, tenendo conto dello stato del materiale in parte carbonizzato, in parte già in decomposizione, è quasi nullo, questo potrebbe però trovare una possibile commercializzazione nell’ambito delle biomasse per scopo energetico, pertanto si suggerisce all’Amministrazione di verificare tale possibilità, ad esempio potrebbe essere appetibile per la centrale a biomasse presente nella vicina città di Termoli in Molise.”

Ora appare curioso che, interrogato uno degli operai sul cantiere, si viene a sapere che il materiale è del Comune e che l’azienda impegnata nei lavori lo deve solo accatastare. Di chi è quindi questo materiale? Qual è il suo destino?A tal proposito torna utile citare il Codice degli appalti sul verde (diversi dl dal 2016 al 2023), a cui l’amministrazione “deve” attenersi, e soprattutto i Cam, criteri ambientali minimi, molto chiari e rigidi nelle procedure, che Non contemplano la destinazione energetica di tronchi e ramaglie, ma compostaggio in loco o in impianti dedicati. E’ la legge. E in più prevede che vengano predisposti progetti chiari di uso degli scarti e campagne educative di carattere ambientale. A Pescara sembra che la norma non sia ancora pervenuta, o non sia nota."

L'associazione conclude:

"Diversamente sarebbe indispensabile che i cittadini venissero informati su come l’amministrazione intende mettere in atto quando stabilito dal Decreto vigente e Cam annessi, perché non è proprio previsto che il legname della Riserva vada a finire in fumo, e quindi in CO2, in deciso contrasto con i principi ispiratori del “Piano d’Azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione” (Green public procurement, gli acquisti verdi) i cui obiettivi “devono”, non “possono”, essere perseguiti dagli Enti locali. Comune di Pescara compreso."

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