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Tavolini all'esterno dei locali e occupazione del suolo pubblico, Vianale (Confartigianato) replica all'assessore Cremonese

Qualche giorno fa è riesplosa la polemica dopo la chiusura in piazza Salotto di Casa Rustì. In ballo di nuovo alcuni dei temi che hanno portato sin nelle aule giudiziarie esercenti e amministrazione. Dopo le parole dell'assessore comunale, arrivano le precisazioni del direttore provinciale dell'associazione di categoria

Fabrizio Vianale, direttore provinciale di Confartigianato, replica alle dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa dall'assessore comunale al Commercio in merito alla polemica sorta a seguito della chiusura di Casa Rustì, locale di piazza Salotto. Tra le ragioni che vennero citate c'era la famosa determina sull'occupazione del suolo pubblico che fa riferimento al regolamento di Igiene comunale per cui i posti esterni, in sostanza, devono corrispondere a quelli interni ed essere a questi non aggiuntivi, ma sostitutivi. Una determina che scatenò la polemica degli esercenti di piazza Muzii che presentarono un ricorso al Tar (Tribunale regionale amministrativo) con questo che riconobbe le regioni dell'amministrazione per quell'interesse pubblico costituito, in sintesi, dalla necessità di ridurre l'inquinamento acustico.

Al primo punto Vianale con la consulenza dell'avvocato Andrea Lucchi che si sta ora occupando del ricorso presentato sempre dagli esercenti con il sostegno delle associazioni di categoria (Confartigianato, Confesercenti, Confcommercio e Cna) al piano di risanamento acustico, ribatte proprio su quella determina senza però entrare nelle criticità che erano state portate davanti al tribunale, ma sottolineando che “la stessa trova applicazione soltanto nel quadrilatero di Piazza Muzii e vie limitrofe. Tale interpretazione restrittiva è stata giustificata dalla stessa amministrazione comunale in ragione dell'inquinamento acustico riscontrato nell'area e per cui è stata data arbitrariamente la colpa ai pubblici esercizi ed è soltanto per questo che il Tar ha'“salvato' il provvedimento impugnato. Pertanto l'estensione della suddetta determina ad altre aree della città – questo il tema - è del tutto illegittima e foriera di ulteriori danni economici al settore del commercio locale”.

Quindi il regolamento di Igiene comunale per cui quella determina troverebbe applicazione, aveva spiegato Cremonese, non solo in ragione dell'inquinamento acustico, ma anche al fine di evitare una sleale concorrenza per cui quanto prevede, consentendo di avere un numero di tavoli esterni pari agli interni, eviterebbe di far sì che locali di dimensioni molto diverse e dunque anche con spese estremamente differenti, possano fruire di spazi all'aperto simili danneggiando chi ha un locale più grande e dunque diritti a pertinenze maggiori.

In questo caso, prosegue Vianale, ci sarebbe un errore interpretativo del regolamento rispetto ai contenuti che poi sono finiti nella determina. Facendo riferimento in particolare all'articolo 134 del regolamento la determina ne stravolgerebbe completamente il significato originario “estrapolandolo dal contesto generale per cui è di tutta evidenza come i posti a sedere nelle pertinenze esterne dei locali siano da considerarsi sostitutivi (e non aggiuntivi) per il solo calcolo dei requisiti dimensionali dei locali e riservato agli esercizi di 'Somministrazione con preparazione', non certo come un limite generale per i posti a sedere delle pertinenze esterne dei locali. La ratio della norma citata – prosegue Vianale – è evidentemente quella di evitare che i posti a sedere nelle pertinenze esterne dei locali vadano ad influire sui requisiti dimensionali richiesti, ponendo oneri ulteriori a carico degli esercenti rispetto a quelli già derivanti dai posti a sedere all'interno dei locali”.

La replica arriva anche in riferimento all'occupazione del suolo pubblico e il famoso canone unico cui l'amministrazione, aveva sottolineato Cremonese, non ha potuto far altro che adeguarsi a quella che è una norma nazionale che ha messo insieme diversi balzelli tra cui, appunto, la tassa sul suolo pubblico. Come si ricorderà la polemica era scoppiata per il suo aumento. “In realtà – replica infine il direttore provinciale della Confartigianato - lo stesso è aumentato sensibilmente per via dell'applicazione distorta offerta dall'amministrazione comunale del nuovo canone unico patrimoniale, che non è mai stato davvero recepito come da normativa nazionale, con ciò risultando in un ingiustificato aggravio economico per i pubblici esercizi di tutta la città”.

Infine il tema Dehor con l'assessore che ha spiegato come una soluzione per averli sia stata già trovata ed applicata con tutti gli esercenti che possono fare richiesta per poter avere l'autorizzazione ad installare delle strutture mobili e molto poco impattanti che diano da una parte la possibilità di avere uno spazio coperto esterno e dall'altra anche quella di rimuovere la struttura come nel caso, soprattutto in piazza Salotto, di eventi. Su questo la richiesta che si fa a lui e ai tecnici e di “voler fornire per iscritto una definizione chiara e precisa di cosa si intenda per tale 'installazione' nonché le relative caratteristiche tecniche”.

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