Giovedì, 13 Maggio 2021
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Nicola Raccuglia, l'uomo che vestiva i big del calcio mondiale con la Nr

Il fondatore dello storico marchio di abbigliamento sportivo che porta le sue iniziali, si racconta a cuore aperto: "Gli anni Ottanta sono forse irripetibili. Quel calcio non era solo un'azienda, era basato sulla passione. Maradona? Un vero amico, mi dispiace che se ne sia andato così in solitudine. E quelle partite con Lino Banfi..."

Nicola Raccuglia

Nicola Raccuglia è un uomo che ha superato un'età importante, ma che ha la vitalità di un ragazzino.
E soprattutto ha la visione di un ragazzino perché, ancora oggi, invece di godersi il successo ottenuto in modo clamoroso negli anni Ottanta, sta intrecciando importanti rapporti commerciali con l'estero.

Olanda e Belgio in particolare, dove il marchio Nr (le iniziali di Nicola Raccuglia) è in grande ascesa.

Addirittura in Oriente qualcuno si è inventato una (brutta) copia di Nr che viene pubblicizzata sul web, esattamente come vengono copiate le Ferrari oppure i marchi più prestigiosi della moda italiana. Lo hanno ribattezzato il "Caravaggio delle maglie", un soprannome che lo fa sorridere: «Questo nomignolo me l'ha dato un giornalista veneto durante un'intervista, è chiaro che mi fa piacere ma Caravaggio era decisamente un'altra cosa! Certo, la qualità delle mie linee di abbigliamento era quella che faceva la differenza già tanti anni fa, perché noi abbiamo sempre utilizzato materiale di livello più alto dei concorrenti. La cosiddetta lanetta delle maglie che vestiva la stragrande maggioranza dei club di serie A e B (ma ha vestito anche il team americano dei Cosmos dove giocavano Pelè e Chinaglia), ora non c'è più ed è stata sostituita da fibre più moderne, ma al primo posto c'è sempre la qualità».

Qualità, che è un pregio. Ma anche un difetto: «Sì, perché a un certo punto sono arrivate le multinazionali che lavoravano al ribasso, sfruttando mercati del lavoro a basso costo, così noi non siamo stati più in grado di reggere il passo e ci siamo dovuti reinventare. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, ma siamo ancora qui e ci inorgoglisce sapere che all'estero funzioniamo ancora. Perché al di fuori dei confini italici, non si hguarda solo al costo, ma la qualità è un tema fondamentale».

Lei è siciliano, ma ormai trapiantato a Pescara da diversi decenni: «Sono stato un calciatore e ho girato diverse zone d'Italia, ho giocato anche con la squadra biancazzurra e mi sono stabilito qui. Ero un buon centrocampista, così dicevano, mi ha allenato anche Carletto Mazzone ad Ascoli, ma ho senz'altro avuto più successo come imprenditore. Perché il marchio Nr non è sulle maglie del Pescara? Lo è stato per tanti anni, nel mio studio conservo gelosamente anche una foto con il capitano Vincenzo Zucchini, una persona eccezionale e ho avuto ottimi rapporti con il presidente Scibilia, conosco anche Sebastiani ma evidentemente lui ha altre idee».

Ha conosciuto Diego Maradona? «L'ho conosciuto e mi onoro di essere stato suo amico, con la A maiuscola. Diego vestiva il mio abbigliamento perché lo adorava, pur essendo sponsorizzato da un'altra azienda molto importante. Si innamorò anche dei miei palloni, disegnati dalla mano di Gabriele Pomilio e firmati da me: glieli feci avere e lui spinse per utilizzarli nelle partite ufficiali del Napoli. Oggi quei palloni valgono migliaia di euro e si vendono nelle aste. Persona squisita, mi è dispiaciuto vederlo spegnersi così, in solitudine, non se lo meritava, era un buono».

Nicola Raccuglia ha però sconfinato anche nel mondo del cinema. È corretto? «Tutti i film che in quegli anni d'oro si facevano con tema calcio, erano vestiti da noi. Ero molto amico di Lino Banfi e lui mi aiutò molto a entrare in questo mondo. Ma ho giocato anche con la nazionale attori, mi sono divertito molto». Anni irripetibili, quelli? «Probabilmente sì, perché ormai le squadre di calcio sono delle aziende multinazionali e si basano solo sui soldi. Faccio alcuni esempi: ho vestito il Milan fornendo il mio materiale e si poteva ancora trattare. Oggi il Milan costa 15 milioni di euro, oppure la Lazio 6, capisci bene che ora è diventata una cosa assurda anche solo avvicinarsi a queste realtà».

All'estero però, state tornando in auge: «È meglio lavorare con l'estero, lo dico con amarezza. Stiamo trovando maggiore serietà, sia a livello contrattuale sia di rapporti, non ci sono guerre al ribasso, non ci sono problemi con le scuole calcio come qui in Italia. Ma non dimentico gli anni bellissimi che abbiamo vissuto qui, partendo dalla nostra base pescarese». Tifa ancora Pescara? «Della mia epoca, tra i calciatori siamo rimasti in pochi, forse sette o otto. Ogni tanto ci sentiamo con i vari Cantarelli e De Marchi ed è sempre bello parlare di quel Pescara calcio e di quella Pescara città». Tra i big del calcio italiano, con chi è rimasto in rapporti?: «Premesso che oggi è difficile avere contatti così duraturi specie nel mondo del calcio, mi fa piacere citare due leggendari numeri dieci con cui c'è ancora un filo che ci lega: Gianni Rivera e Giancarlo Antognoni. Per anni ci siamo frequentati con i presidenti o i dirigenti, quelli seri, alcuni non ci sono più: Ferlaino del Napoli, il conte Pontello della Fiorentina, il grande manager Italo Allodi». Trascorrere anche una mezz'ora nello show room di Nicola Raccuglia Nr (ma sarebbe più corretto definirlo museo), è una esperienza unica che ti fa immergere in una atmosfera magica. Specie se sei amante del calcio e della storia del calcio. Ti giri e vedi Maradona; poi Baggio, poi Socrates, Platini. Ecco Souness e Francis della Sampdoria. Ecco Lino Banfi e Alvaro Vitali. Non dimentichiamo Paulo Roberto Falcao, Mancini, Vialli, Ranieri!

Tanto amarcord, ma alla bella età di 82 anni, Nicola Raccuglia non intende affatto mollare o abbandonarsi solo ai ricordi.

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