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Pescara, Zeman e quel gol contro il Catania: mister Romulo Togni apre la scatola dei ricordi

L'ex centrocampista brasiliano, 39 anni, oggi allena l'Athletic Carpi in serie D. Ha tra le mani un gioiellino che piace anche al Delfino: il 2001 Muro. "Qui c'è un ambiente splendido, ma che bello se in futuro potessi tornare all'Adriatico..."

Zeman, ma anche Sarri e soprattutto Conte. E non solo loro. Romulo Togni, ex regista del Pescara del boemo, ha avuto grandi maestri durante la sua carriera da calciatore. E ora ritrova i segreti e gli insegnamenti sul campo nella sua nuova carriera da tecnico. Nel suo Athletic Carpi, dov’è arrivato a dicembre, gioca anche uno dei maggiori talenti emergenti della serie D a livello nazionale, il centrocampista classe 2001 Alessandro Muro, finito anche nel mirino del Pescara. Oggi il campionato è fermo, ma domenica 23 ripartirà (prima ci sarà il recupero mercoledì 19 in casa dell’Aglianese). “Muro ha potenzialità importanti, viene da alcuni infortuni ma si sta riprendendo. Ha potenzialità di categoria superiore. La C, ma io credo anche di più. Per ora, non abbiamo avuto richieste ufficiali. La cosa migliore per lui è che resti con noi fino a giugno, poi potrà valutare cos’è meglio per il suo futuro”, dice il 39enne italobrasiliano. Anche il Pescara sta raccogliendo informazioni sul giovane del Carpi: “E’ un centrocampista moderno, un misto tra regia e corsia. Può fare bene in un centrocampo a due, anche se è sempre stato impiegato come mezzala. Non è solo fase offensiva, ha anche tanta quantità in fase di non possesso. Un giocatore molto interessante”.

Togni è sempre legato al Delfino, quando gli impegni di allenatore gli consentono di divagare: “E’ da un po’ che sono concentrato sulla mia squadra e sul lavoro da impostare qui. Ma ho visto che il Pescara nei mesi scorsi ha vissuto una fase altalenante in campionato. La C di oggi non è facile. Somiglia sempre più alla B, non per qualità, ma per la formula: sbagli due partite e scendi sotto. Ne vinci e due e balzi ad un passo dai primi posto. Prima le gerarchie erano più nette”.

Il calcio secondo Togni com’è? Zemaniano? O ha idee innovative? “Il calcio ha dei cicli, che tornano. Non si può inventare nulla. Le proprie idee, unite a quelle vissute da calciatore e ai segreti rubati agli allenatori con cui si è lavorato, si mescolano. Da Zeman ho imparato tante cose, come gestire certe situazioni, essere lucidi in panchina e giocare in verticale. Ma anche da Sarri e da Conte, che ho avuto ad Arezzo. E da Semplici. Sono stato fortunato, ho avuto grandi maestri e ho imparato tanto da tutti. A 24 anni ho pensato per la prima volta che sarei diventato un allenatore guardando Antonio Conte: aveva una passione incredibile, lo capivi appena lo vedevi arrivare al campo. Da quel momento ho iniziato a vedere il calcio in modo diverso. Poi con Sarri ho visto cose a livello tattico davvero fenomenali. Tornando a Zeman, da lui ho appreso cosa significa avere un’identità: è un maestro”.

Rivedremo Togni esultare all'Adriatico in futuro nella veste di allenatore? “Quando non dimentichi mai un posto in cui sei stato, significa che ci hai lasciato il cuore. Io in panchina all’Adriatico? Sarebbe una cosa stupenda. Quel gol al 92’ contro il Catania di Maran, Papu Gomez e altri campioni è stato un momento indimenticabile, per me e per i tifosi biancazzurri. Quando incontro pescaresi per strada, tutti mi ricordano sempre di quel gol. Significa che qualcosa è rimasto del mio passaggio a Pescara, e ne sono felicissimo”.

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