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La presidente del tribunale per i minorenni parla di violenza agli studenti del Da Vinci

Cecilia Angrisano ha voluto affrontare con i ragazzi "la distinzione tra soggetto e oggetto, il mito della fusione che non è amore. L'amore è una casa sicura"

La presidente del tribunale per i minorenni dell'Aquila, Cecilia Angrisano, ha parlato di violenza giovanile nell'incontro con gli studenti del liceo scientifico Da Vinci, uno degli appuntamenti promossi dall'assessorato comunale alle politiche sociali per contrastare la violenza contro le donne. La rassegna, chiamata "365 giorni no alla violenza sulle donne", è stata voluta dal vice sindaco Adelchi Sulpizio, che ha ribadito "l'importanza di dialogare con i ragazzi, educarli, e la scuola è uno dei luoghi più indicati".

"Quello che balza agli occhi è, da un lato, l'innalzamento della cifra della violenza e, dall'altro, l'enorme fragilità e sofferenza dei ragazzi. Si assiste a tanti tentativi di suicidio, a tanti disturbi dei ragazzi, che possono essere alimentari o del comportamento. E non lo vediamo solo noi, stanno scoppiando tutte le Neuropsichiatrie", ha affermato Angrisano, che poi, parlando della violenza tra i giovani, ha aggiunto che "è un momento molto difficile, accentuato dopo il Covid, e il lavoro del Tribunale è finalizzato, andando nelle scuole, a risolvere la cifra della violenza come modo di comunicare, che sta diventando la cifra tipica. Riteniamo sia fondamentale aiutare i ragazzi a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri per controllarle".

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Angrisano ha dichiarato che "c'è una società che non sta funzionando, che non accoglie e non insegna" mentre ciò che registra costantemente è che "i ragazzi sono meravigliosi, hanno sempre risposte, hanno le risorse e la resilienza. Siamo noi adulti che dobbiamo interrogarci su quello che insegniamo loro, non a parole ma sulla attenzione che diamo loro, sull'autostima che diamo loro". Ed è compito degli adulti "aiutarli a superare il concetto che l'altro sia un nemico, un avversario, un nulla".  

A proposito della violenza sulle donne, la presidente del tribunale per i minorenni ha voluto parlare con gli studenti "della distinzione tra soggetto e oggetto, del mito della fusione che non è amore. L'amore è una casa sicura", questa la definizione arrivata da alcuni studenti a L'Aquila durante una ricerca ricordata oggi da Angrisano. "Una casa sicura non è una gabbia" per cui uomini e donne, all'interno di questa casa, devono immaginare di essere "se stessi, in un incontro di anime e di corpi, senza  strangolare l'identità dell'altro". 

Il lavoro con i minori, ha sottolineato la presidente, "è molto difficile visto che ci sono quelli che hanno assistito o hanno subito la violenza intrafamiliare e ne vivono le conseguenze. Ed è difficile dare consapevolezza, darla agli adulti, ragionare sulla possibilità di recupero delle madri e sostenere queste madri, che sono madri fragili per tutto quello che hanno sofferto e aiutarle a prendere consapevolezza del dolore riflesso dei loro figli. Per gli adolescenti cerchiamo di fare un lavoro che riguardi l'empatia e la consapevolezza e la distinzione che le persone devono avere per rispettarsi".

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