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Pescara in crisi, quale futuro? E' il momento delle riflessioni

La squadra si è persa: non segna più, subisce lo stesso e soprattutto non vince. Auteri ha delle responsabilità, al pari della società, fin dal mercato estivo. Bisogna fare chiarezza

Non segna più, ma subisce lo stesso e non riesce più a vincere. Il Pescara si è perso. E, anche se la società lo ha blindato dopo il ko di Cesena, ora per Auteri la situazione si complica. La vetta è bella che andata, e andata i posti d'onore sono lontanissimi. La Coppa Italia è già sfumata. Un Pescara in corsa per rientrare, al massimo, in una poltrona play-off, sarebbe un obiettivo minimo per giustificare questa stagione. 

Gli spareggi promozione della C sono un roulette russa, vincerli è un'impresa durissima. Affidarsi solo a quelli, oggi, per risalire in B, significherebbe rischiare grosso.

Che fare? Bisogna fare quadrato. Ora. Seriamente. Non un processo, ma un'analisi profonda e concreta, che porti risultati.

Auteri ha delle colpe. Molte. Chi lo nega, non vuole bene a questa squadra. Ha avallato il mercato, fatto con qualche nome importante, ma non con giovani promettenti e affamati, che in giro per il girone giocano, corrono, lottano e si valorizzano. A Pescara no. L'unico è Pompetti, ma è dell'Inter. Il Cesena gioca con un 2004 fortissimo, Berti, senza paura. All'Adriatico per far giocare una partita a Veroli, 2003, si aspetta un'epidemia che azzeri la difesa. Non ci siamo. Senza rivangare sulle folli cessioni di Mercado e Belloni, i due gioielli della Primavera della passata stagione, torniamo alle scelte fatte.

Squadra fatta per il 3-4-3, ma senza avere tre centrali strutturati per quel modulo: si è partiti con due terzini adattati, Cancellotti e Frascatore. Buoni giocatori, ma non di ruolo. E in area si vede. Drudi e Ingrosso non sono due mastini, e Illanes finora è stato un flop. A metà campo, chiavi affidate a Memushaj, ma l'albanese non ha più la spinta di qualche anno fa e qualcuno fa finta di non vederlo. Pompetti non è nato pert giocare a due, tanto che per sfruttare la sua classe Auteri è stato costretto a cambiare modulo, andando contro il suo credo. Rizzo non difende e non costruisce, è un ibrido. E in panchina non c'è nessuno che possa sostituirli davvero. 

L'attacco? Affollatissimo, con tanti scontenti, e nessuno che oggi sia davvero decisivo. Tra i mal di pancia di Galano, la discontinuità di Clemenza e gli interrogativi Marilungo, Rauti e Bocic, si stanno salvando dal mezzo naufragio solo De Marchi e Ferrari.

Il quadro è fosco, e bisogna rischiararlo in fretta: tra un mese e mezzo c'è il mercato e i tifosi già tremano, ricordando le sessioni di gennaio più dannose che altro degli ultimi anni.

Sarà Auteri l'allenatore del Delfino nei prossimi mesi? Il siciliano vuole giocare con il 3-4-3? O ha deciso di cambiare definitivamente modulo? Le risposte a queste tre domande dovranno guidare il presidente Sebastiani e il ds Matteassi nella sessione invernale. Riparare, dare una forma alla squadra, scegliere una linea. E tirare dritto. C'è ancora tempo, almeno per un secondo posto, prezioso in chiave play-off. Ma ci vuole chiarezza. Oggi.

Auteri in sala stampa continua a rilasciare dichiarazioni leggere, come se non volesse davvero arrivare al cuore della questione: “Il confronto l’abbiamo sempre retto nelle tre sconfitte, anche a Cesena. Ci mancano dei piccoli dettagli. Commettiamo errori che paghiamo pesantemente. E non approfittiamo degli errori degli avversari. La squadra ha fatto una buona partita, decisa da un episodio sfortunato. Nel secondo tempo loro si erano spenti, stavamo controllando la partita ed eravamo più pericolosi di loro. Adesso dobbiamo fare le giuste analisi, abbiamo perso contro le tre squadre che sono davanti a noi. Abbiamo dei difetti su cui lavorare. Non basta fare la prestazione, sono i piccoli dettagli che fanno la differenza. Come si torna su? Lavorando e migliorando. In particolare alcuni aspetti che abbiamo perso rispetto a prima. In questo momento anche chi subentra subisce l’impatto e incide poco sulla partita”.

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