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Aborto, scoppia la polemica sull'alto numero degli obiettori di coscienza: "A rischio la libertà di decidere delle donne"

Pescara è la provincia che ne registra il numero maggiore, la consigliera regionale del Gruppo Misto Sara Marcozzi porta il tema e la questione dell'uso della Ru486 in consiglio regionale, per Zona Fucsia è "sempre più difficile tutelare i diritti"

Sui numeri diffusi ieri riguardo il numero di medici obiettori di coscienza in Abruzzo, con Pescara e Chieti province in cui se ne registra la maggior parte (il 90 per cento lo è), scoppia la polemica. Polemica che, in realtà, era già esplosa quando la Regione Abruzzo nel 2021, tramite l'assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì, aveva dato indicazioni sull'uso della Ru486, la cosiddetta ?pillola abortiva?, consigliandone l'uso nei presidi sanitari e non nei consultori.

Ad intervenire, sotto il profilo politico, è ancora una volta la consigliera regionale del Gruppo Misto Sara Marcozzi che vede nei due aspetti un ?rischio? vero e proprio nei confronti del diritto delle donne di decidere liberamente l'interruzione di gravidanza denunciando il fatto che quel ?consiglio? per l'uso della pillola, contrasta con le legge e le linee di indirizzo del ministero della salute: ?nel nostro territorio ? dichiara - ci si è continuati a nascondere dietro alla formula della forte raccomandazione di somministrazione in ambito ospedaliero. Invece di intervenire per garantire che ogni struttura lavori secondo le prescrizioni di legge, si sono sempre cercate scappatoie inaccettabili?. ?Per avere tutte le informazioni del caso e consentire alla giunta regionale di spiegare le proprie linee di intervento per il futuro ? annuncia -, porterò il caso in Consiglio così da fare chiarezza una volta per tutte?.

Nel commentare il numero dei medici obiettori di coscienza aggiunge: ?in un sistema sanitario regionale vicino alle esigenze delle donne dovrebbe pensare a proteggerle, ad allargare gli strumenti a garanzia dei loro diritti e non mettere ostacoli. C'era già stato un tentativo, un anno fa, di istituire una legge regionale sui bimbi mai nati con cui la Asl si sarebbe sostituita alla volontà dei genitori, scavalcandoli nella decisione se procedere o meno alla sepoltura di un feto di età inferiore alle 28 settimane. Il tutto ? prosegue Marcozzi - ignorando completamente il dolore e il tormento che possono esserci alle spalle di una scelta come questa per una donna. Mi sono messa personalmente di traverso a quel progetto di legge, tanto che perfino la commissione regionale pari opportunità ha dato parere negativo perché illegittima e incostituzionale. Mi auguro che non ci siano altre sveltine su questa linea da parte della giunta?. Per l'esponente regionale dunque quelle che si devono seguire sono le prescrizioni dello Stato: ?se i consultori sono tra le strutture autorizzate a somministrare la Ru486, devono essere attrezzati di conseguenza. Mi auguro che arrivi chiarezza in consiglio regionale?, conclude Marcozzi.

Ancor più forte la protesta che solleva il collettivo femminista Zona Fucsia di Pescara secondo cui l'obiezione di coscienza sul territorio è così alta da rendere ?sempre più difficoltoso se non addirittura impossibile, l?adempimento di un diritto tutelato dalla, seppur lacunosa, legge 194 nella nostra regione?. Collettivo che, in questo senso, afferma di temere l'esito delle ultime elezioni politiche vedendo nella vittoria della destra il rischio di vedere sempre meno tutelati ?i diritti che le lotte femministe e delle minoranze hanno faticosamente acquisito con decenni e decenni di lotta?. Ricordando anche lei la questione dei cimiteri per bambini, Zona Fucsia chiede di mettere un punto ?all'ostruzionismo di questa politica il cui corpo delle donne ne è un campo di battaglia. Il collettivo si impegnerà, insieme a tutte le forze politiche a favore dell?autodeterminazione delle donne e delle minoranze, a contrastare fortemente questo attacco verso la nostra libertà di scelta?, conclude Benedetta La Penna una delle portavoci dell'associazione.

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