Venerdì, 12 Luglio 2024
Cronaca Penne

Spaccio ed estorsione: tre arresti dei carabinieri a Penne e Montesilvano

Le indagini sono partite ad ottobre 2021 e hanno portato alla luce un traffico capace di fruttare 150mila euro in tre anni, minacce e aggressioni ai danni di un giovane in ritardo con i pagamenti

Sono finiti in carcere tre uomini residenti a Penne e Montesilvano che, con altri due indagati, sono ora chiamati a rispondere di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione. Ad eseguire gli arresti disposti dall'autorità giudiziaria sono stari i carabinieri della compagnia di Penne coadiuvati da quelli della compagnia di Montesilvano. I tre sottoposti a misura cautelare, e attualmente detenuti nel carcere di Vasto, sono rispettivamente un 42enne, un 50enne e un 20enne.

La “centrale dello spaccio”, riferiscono i carabinieri, è stata trovata in un'abitazione nella disponibilità di quest'ultimo, il più giovane del gruppo, colto oggi in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio, detenzione abusiva di armi e possesso di documenti di identificazione falsi, a seguito del rinvenimento, nella stessa abitazione, di due pistole con matricola abrasa e munizioni, una patente falsa, circa 1 chilo di cocaina, 400 grammi di hashish, 40 grammi di eroina, oltre a tutto il materiale necessario per il taglio, la preparazione ed il confezionamento delle dosi di sostanza.

A portare all'identificazione dei cinque (gli altri due indagati sono un 27enne di Penne e un 36enne residente a Montesilvano), le indagine coordinate dal sostituto Procuratore di Pescara Gabriella De Lucia e condotte dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia carabinieri di Penne. Un'indagine che ha portato alla luce un traffico di droga capace di fruttare circa mille euro a settimana e ben 150mila euro negli ultimi tre anni.

Tutto è partito dalla perquisizione fatta ad ottobre 2021 nell'abitazione di un giovane residente della provincia di Teramo, dove i carabinieri hanno trovato hashish e cocaina. Consumatore, ma anche vittima. Le indagini hanno infatti fatto emergere un quadro di violenze e intimidazioni ai danni del giovani, perpetrate anche con la minaccia delle armi, perché non in grado di rispettare i tempi di pagamento per la cessione della droga. Una situazione che ha portato il ragazzo, riferiscono ancora i carabinieri, a cedere beni mobili e immobili di famiglia agli indagati, concordando con loro un vero e proprio piano di rientro con tanto di rateizzazione mensile per il saldo. Rate pagate in alcuni casi anche con bonifici bancari in favore di una società riconducibile agli indagati con causali fittizie cui avrebbe ceduto anche un'auto.

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