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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

Chiede soldi per eseguire terapie domiciliari: arrestato dai carabinieri del Nas di Pescara medico del 118 di Sulmona [VIDEO]

Si tratta di un medico in servizio alla asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila che ha chiesto cifre in denaro ingenti ad una paziente arrivata per una visita di emergenza, per somministrare terapie a domicilio non autorizzate

Un medico chirurgo in servizio alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila è stato arrestato dai carabinieri del Nas di Pescara con l'accusa di concussione. Le indagini dei militari, coordinati dalla procura di Sulmona, hanno infatti permesso di scoprire che l'uomo, in occasione di una visita di emergenza al pronto soccorso di Sulmona ad una paziente, proponeva delle terapie domiciliari dietro compenso di grosse somme in denaro, con farmaci provenienti dalla Svizzera. È stata proprio la paziente, che segue una terapia salvavita ed è affetta da gravi patologie, a rivolgersi alle autorità per denunciare l'accaduto.

I militari, appostati nel luogo concordato per l’incontro con la vittima hanno assistito alla consegna di € 230,00 al medico e sono immediatamente intervenuti prima che lo stesso inoculasse alla vittima, per via endovenosa, il farmaco che aveva portato con se e già approntato in flebo. Inoculazione che, peraltro, avrebbe eseguito senza alcun piano terapeutico a una paziente che sta affrontando cure salvavita, utilizzando addirittura un dispositivo medico risultato scaduto. Dopo le successive perquisizioni, assieme ai carabinieri della compagnia di Sulmona, è stato sequestrato molto materiale utile alle indagini, e l'uomo arrestato in flagranza di reato e condotto in carcere a Pescara.

Il medico è accusato di concussione consumata nei confronti della paziente, poiché, abusando della sua qualità di pubblico ufficiale e approfittando della condizione di estrema fragilità della vittima, pretendeva somme di denaro da versare ad ogni somministrazione, in cambio di una presunta terapia alternativa. Tra i farmaci nella sua disponibilità, vi erano flaconi riportanti l’indicazione “per uso riservato agli ospedali” dei quali si sta accertando la reale provenienza, oltre a preparazioni già pronte da somministrare a potenziali altri pazienti.

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