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Cronaca

Processo di Rigopiano, Il pubblico ministero Benigni: "Il malgoverno degli enti locali causa di questa e altre tragedie"

La requisitoria che sarà suddivisa in tre parti si è aperta con il pm Anna Benigni che ha dato "voce" alle vittime e i superstiti le cui storie non sono ascoltate nel processo con rito abbreviato: "Non potevano sapere che la struttura all'epoca costituiva un grande rischio"

Tra le cause che hanno portato alla tragedia di Rigopiano c'è “il malgoverno degli enti locali. Enti che non sempre hanno di mira gli interessi collettivi e l'incolumità collettiva. È proprio questo il dato che le grandi tragedie hanno restituito come il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, l'alluvione di Genova e l'alluvione di Sarno”. Quello che è avvenuto è stato determinato non da un singolo elemento, ma “da una lunga serie di fatti combinati tra loro”. Una tragedia che “non si sarebbe verificata se uno degli enti (Comune, Provincia, Regione e Prefettura) si fosse attivato nella propria competenza il disastro e le morti non si sarebbero verificate”.  A dirlo è stata il pubblico ministero Anna Benigni cui è stata affidata la prima parte della lunga requisitoria del processo su quella ferita mai sanata che fu la tragedia di Rigopiano.

Una requisitoria iniziata questa mattina e che si compone di tre parti con la prima iniziata con un “dovuto ricordo”, ha aggiunto Benigni, a quelle vittime che in un processo con rito abbreviato non hanno potuto essere raccontate da chi è sopravvissuto e dai parenti che non hanno più potuto riabbracciarli.

Storie che il pubblico ministero ha voluto raccontare al fine di ricostruire il quadro dentro il quale si è sviluppata la tragedia, ma anche per ricordare che “le vicende che noi nelle aule di giustizia affrontiamo sono vicende umane che in alcuni casi come questo hanno effetti devastanti”. In un processo con rito ordinario, ha ribadito, avremmo quindi ascoltato di chi ha chiamato preoccupato ricevendo rassicurazioni, di chi ha cercato di raggiungere l'hotel per andare a riprendere la figlia ma che non ha potuto per le avverse condizioni meteo. Di chi ancora avrebbe dovuto lasciare l'hotel ma ha dovuto rinviare la partenza per la strada impraticabile e di chi nelle chat scriveva agli amici di pregare. Infine di chi aveva riferito per messaggio che la gente voleva andare via senza sapere, così si legge in uni dei tanti messaggi, che nessuno sarebbe andato.

“E' a loro che oggi vogliamo dare una risposta – ha proseguito -. Tutte le persone presenti si trovavano all'hotel Rigopiano o perché dovevano esserci per motivi lavorativi o perché avevano deciso di trascorrere qualche giorno di relax, ma nessuna delle persone presenti poteva sapere che la struttura all'epoca rappresentava un grande rischio".

Questo lo scenario descritto dalla Benigni è che è stato il punto di partenza della ricostruzione dei fatti a cominciare dallo scambio di messaggi intercorsi tra gli imputati da cui si evincerebbe chiaramente la responsabilità e quel “malgoverno” di cui ha parlato. Se dunque, questa la tesi, gli enti pubblici coinvolti nel processo avessero adempiuto ai loro compiti, ha concluso “o l'hotel non sarebbe stato lì o sarebbe staro dotato di misure precauzionali come la chiusura in caso di eccesso di nevicamento. C'era un'ultima soluzione: garantire almeno l'unica via di fuga perché c'è un'unica strada che consentiva all'hotel Rigopiano di rimanere collegato con il resto del mondo”. Di qui anche responsabilità di chi sapeva, ha sostenuto il pubblico ministero, che la turbina non era funzionante.

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