Lunedì, 15 Luglio 2024
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Uno studio svolto nella Asl di Pescara rivela: "Nessun aumento di rischio per patologie gravi per chi si è vaccinato contro il Covid"

Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Vaccines, svolto nella ASL di Pescara, e coordinato da Lamberto Manzoli, medico epidemiologo e direttore della scuola di sanità pubblica dell’università di Bologna

Anche a distanza di 18 mesi dall'ultima somministrazone, le persone vaccinate contro il Covid rispetto ai non vaccinati non hanno visto aumentare il rischio di morte o eventi avversi gravi come infarto, ictus, arresto cardiaco, miocarditi, pericarditi. A dirlo uno studio condotto sulla popolazione della provincia di Pescara per oltre un anno da Lamberto Manzoli, medico epidemiologo e direttore della scuola di sanità pubblica dell’università di Bologna. Lo studio, che ha visto la collaborazione della Asl di Pescara, ha dunque dimostrato che non vi è stato un aumento di rischio per questo genere di eventi avversi ed ha visto anche la partecipazione di medici e specialisti dell'università di Ferrara.

Sono stati raccolti tutti i dati sanitari dei residenti, ed è stato possibile confrontare la frequenza di diverse malattie gravi, per le quali si è ipotizzata una correlazione con le vaccinazioni. Nessuna delle dieci patologie esaminate è stata più frequente tra i vaccinati, rispetto ai non vaccinati. Lo studio è al momento l'unico al mondo che ha potuto seguire la popolazione per più di un anno, controllando le analisi per numerosi possibili fattori di confondimento, tra i quali l'età, il sesso, ed il rischio clinico dei partecipanti.

Il direttore sanitario della Asl di Pescara Antonio Caponetti ha dichiarato:

“In questi mesi sono emerse alcune analisi che sostenevano un aumento del rischio di eventi avversi gravi in seguito alle vaccinazioni Covid. Con grande sollievo, i risultati che abbiamo ottenuto mostrano, in modo netto, che per i vaccinati non c'è stato un aumento di rischio di malattie gravi. Dunque il profilo di sicurezza dei vaccini comunemente utilizzati durante la pandemia è stato confermato. Chiaramente, i risultati sono limitati ai primi 18 mesi, e sarà in ogni caso essenziale continuare il follow-up su un periodo più lungo"

Manzoli ha aggiunto:

"Alcune delle analisi uscite in questi mesi avevano mostrato un aumento dei casi per le persone che hanno ricevuto solo una o due dosi di vaccino. Questi risultati sono in parte emersi anche nel nostro studio, ma
solo per gli individui che non avevano avuto un'nfezione da coronavirus, e si devono in realtà al confondimento introdotto a causa del Green Pass. Questo fenomeno è noto come "bias epidemiologico", è spiegato in dettaglio nell'articolo, e ha portato alcuni ricercatori a conclusioni erronee, causate da dati assai meno completi di quelli che, fortunatamente, abbiamo avuto a disposizione, per i quali non posso che lodare l'eccezionale lavoro svolto dalla Asl di Pescara"

Nello studio, sia i decessi per tutte le cause, sia i decessi per cause diverse dal Covid 19 ed infine tutte le patologie prese in esame, sono stati meno frequenti tra le persone vaccinate, indipendentemente dal sesso, dall'età e dal profilo di rischio clinico.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Vaccines con il titolo “Covid 19 Vaccination Did Not Increase the Risk of Potentially Related Serious Adverse Events: 18-Month Cohort Study in an Italian Province”. Gli autori sono stati, oltre al Professor Manzoli, Graziella Soldato, Giuseppe Di Martino, Roberto Carota, Marco De Benedictis, Graziano Di Marco, Giustino Parruti, Rossano Di Luzio e Antonio Caponetti, per la Asl di Pescara, e Maria Elena Flacco e Cecilia Acuti Martellucci per l’Università di Ferrara..

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