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Scuola, malori e giovani morti durante le ore di educazione fisica: il parere e le proposte dell'esperto

Evanio Marchesani, responsabile del Centro di Medicina dello Sport della Asl di Pescara, si rende promotore di tre semplici azioni che potrebbero sensibilmente diminuire il rischio cardiovascolare

Uno studente di 14 anni, qualche settimana fa, ha perso la vita nell’ora di attività motoria in un Istituto Tecnico Superiore nel Veneto.
Durante l’ora di educazione fisica all’aperto l’adolescente ha accusato un malore e si è accasciato a terra.

Il ragazzino era studente del primo anno scolastico ed è stato colto dal malore mentre stava facendo attività di riscaldamento.

Nonostante i soccorsi siano stati istantanei da parte degli insegnanti e dei sanitari del 118, intervenuti prontamente, e che hanno tentato di rianimarlo sul posto e poi trasportato in autoambulanza in ospedale, il giovane vi è giunto morto. Per frequentare le ore di educazione fisica scuola, oggi, non è necessario alcun tipo di certificato medico.

L’educazione fisica è una materia scolastica curriculare e, in quanto tale, la sua frequenza è obbligatoria per tutti gli studenti senza alcuna necessità di certificazione medica. Tutti i programmi di educazione fisica, per la scuola media inferiore e superiore, comprendono attività motorie di vario genere che inducono l’apparato cardiovascolare a uno stress fisico non facilmente quantificabile e personalizzato dall’impegno di ciascun alunno. Pertanto permanendo l’obbligatorietà dell’insegnamento teorico e pratico, dell’educazione fisica, essa può assumere prerogative difformi in relazione a determinate situazioni personali di salute, che non possono in alcun caso non essere considerate. Nelle scuole i defibrillatori non sono sempre presenti: questi si trovano solo laddove l’Istituto provvede in autonomia ad acquistarlo con fondi propri disponibili, raramente attraverso donazioni oppure attraverso progetti finalizzati. Ogni anno in Italia perdono la vita, mentre fanno attività sportiva, tra i 50 e i 100 giovani, soprattutto tra i calciatori e ciclisti, ma anche durante le ore di educazione fisica. In Parlamento, c’è un progetto di legge per rendere obbligatoria la presenza di un defibrillatore in tutte le scuole italiane: la loro presenza dipenderà dall’esito di un Ddl fermo alla Camera; questo progetto, se approvato, andrebbe a incrementare i passi in avanti già compiuti, sul fronte della prevenzione cardiologica, con l’insegnamento del Primo Soccorso in tutte le scuole italiane, introdotto con la legge approvata nel 2015 che prevede l’insegnamento delle tecniche salvavita a 500 mila alunni l’anno. Anche se sono più a rischio gli anziani l’aritmia è ormai diffusa negli adolescenti che sono affetti anche da patologie congenite del muscolo cardiaco. Le aritmie sono un'alterazione del normale battito cardiaco; sono delle manifestazioni che vanno a modificare l'attività elettrica del cuore. Diverse sono le cause che portano il cuore a soffrire di aritmia. Oltre alla semplice agitazione emotiva, che spesso può provocare quella sensazione spiacevole di un improvviso aumento del battito cardiaco, tra le maggiori cause che scatenano il fastidio ci sono il fumo e il consumo di alcool, attualmente molto diffusi fra i giovani, e sostanze queste che sono in grado di stimolare l'attività elettrica e dare quindi origine all'aritmia. Non tutte le aritmie sono gravi, ma è assolutamente importante che queste siano diagnosticate. Le aritmie si manifestano con una sensazione di botto al cuore oppure con fame d’aria nello svolgere le normali attività che fino ad allora non esigevano un impegno fisico importante. Sono esponenzialmente aumentati i casi di morte cardiaca improvvisa fra giovani in Italia, per questo non sono più prorogabili esami di screening cardiologico, almeno in funzione di una pratica motoria. Le morti improvvise per cause cardiache troppo spesso sono riferite nelle notizie di cronaca, in particolare quando colpiscono gli adolescenti in corso di attività fisica; a volte sono soggetti apparentemente sani, magari anche sportivi. La morte cardiaca improvvisa rappresenta circa un quinto dei decessi improvvisi fra i bambini italiani al di sotto di 14 anni, come da rilevazione del Ministero della Salute; e si manifesta nel 5 -15% dei casi durante l'attività fisica, e nel 85-90% dei casi è riconducibile a cause cardiache che potrebbero essere diagnosticate preventivamente attraverso un elettrocardiogramma. Una visita medica e un semplice elettrocardiogramma possono rassicurare, in gran parte, sull’assenza di aritmie che se invece rilevate indurrebbero automaticamente a esami di secondo livello come l’ecocardiogramma o altri, che permetterebbero di controllare accuratamente la struttura del cuore; così facendo non si potranno annullare tutti i rischi, ma limitare il numero di decessi sì. Anche le cardiopatie congenite sono tra le malformazioni più frequenti: la loro incidenza è calcolata intorno a otto – dieci casi per mille nati vivi, per cui , in considerazione della natalità italiana degli ultimi anni, si può stimare in circa 4000 – 5000 nati/anno coloro affetti da cardiopatia congenita.

Per questo, Evanio Marchesani, responsabile del Centro di Medicina dello Sport della Asl di Pescara, si rende promotore di tre semplici azioni che potrebbero sensibilmente diminuire il rischio cardiovascolare:

  • presentare un certificato non agonistico al momento della iscrizione a scuola ( Media e Superiore);
  • potenziare la formazione per la rianimazione d’emergenza di docenti e discenti;
  • obbligo in tutti i plessi scolastici di un defibrillatore.

Le risorse impiegate per la prevenzione primaria della salute sono quelle che incidono maggiormente sullo stato di salute dell’individuo fin da giovane età e che contribuiscono al contenimento della spesa sanitaria nell’adulto.

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