Coniugi morti nel fiume Orta a Caramanico, per la Procura è omicidio colposo

È stata accolta la tesi delle parti civili secondo la quale lungo il sentiero che percorsero non fosse debitamente segnalato il potenziale pericolo

I coniugi di Scerni, Giuseppe Pirocchi e Silvia D'Ercole, morti il primo maggio del 2017 dopo essere caduti entrambi nel fiume Orta a Caramanico Terme non sarebbero deceduti per una loro imprudenza ma perché il potenziale pericolo presente in quel sentiero che hanno percorso non sarebbe stato debitamente segnalato.
Per questa ragione, la Procura di Pescara, accogliendo le tesi delle parti civili, ipotizza il reato di omicidio colposo.

È stato chiesto, da parte del procuratore Massimiliano Serpi e dal sostituto Valentina D'Agostino, il rinvio a giudizio del sindaco di Caramanico, Simone Angelucci, e del direttore del Parco Nazionale della Majella, Oremo Di Nino.

I due, genitori di 2 figli, il primo maggio dello scorso anno si recarono a Caramanico per una gita con gli amici, ma la donna è scivolata in acqua e il compagno, nel disperato tentativo di riportarla a riva, ha perso l'equilibrio rimanendo inghiottito dalle correnti. I loro corpi vennero ritrovati 500 metri a valle. 

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I due indagati compariranno davanti al Gup (giudice per l'udienza preliminare) del tribunale di Pescara il prossimo 24 gennaio.

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