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Mercoledì, 21 Febbraio 2024

VIDEO | Nottata al freddo all'ex Cofa per gli agricoltori in protesta: pronti alla mobilitazione davanti ai caselli autostradali

Sono arrivati con i loro trattori lunedì 22 gennaio e sono ancora lì per far sentire la loro voce, chiedendo tutele per loro, le loro aziende, i lavoratori e le famiglie, ma anche per le produzioni minacciate, lamentano, dai "diktat" della Ue. Dal Cospa l'annuncio della possibile mobilitazione davanti ai caselli di tutta la regione

Hanno attrezzato un braciere per riscaldarsi almeno un po' e trascorso la notte negli spazi dell'ex Cofa. Sono tanti e domani, mercoledì 24 gennaio, se arriverà il sì delle questure bloccheranno i caselli autostradali.

Gli agricoltori abruzzesi protestano e lo fanno con forza per difendere aziende, lavoratori e famiglie, ma anche per tutelare l'eccellenza dei prodotti che sono il simbolo del Made in Italy nel mondo contro quelle politiche europee che, sostengono, rischia di farli sparire. Una protesta contro i “diktat” dell'Europa, sottolineano i presenti e a tutela di tradizioni e valori.

È l'Italia della “terra” nel senso stretto del termine quella che si sta mobilitando così come sta avvenendo in Francia, Germania, Polonia e Romania. Quelli che sono all'ex Cofa non espongono nessuna bandiera se non quella del loro Paese e alcuni cartelli: la protesta l'hanno organizzata dal basso e così vogliono che resti perché è la loro voce quella che chiedono venga ascoltata dall'Europa.

Costi alle stesse da una parte e tagli dei sussidi in arrivo, ma anche “svendita” dei terreni per far spazio a impianti fotovoltaici e prodotti sintetici, denunciano. A tutto questo e molto altro gli agricoltori dicono no e quelli abruzzesi hanno già incontrato il presidente della Regione Marco Marsilio e il prefetto Flavio Ferdani, con il ministro Francesco Lollobrigida che da parte sua ha detto il suo netto e chiaro “no” a quelle produzioni ritenute un vero campo minato per i prodotti del Bel Paese.

Carlo D'Onofrio, tra gli imprenditori che hanno organizzato la protesta: "Non possiamo svendere le nostre proprietà alle multinazionali"

“Le manifestazioni si stanno svolgendo in tutta Italia – spiega Carlo D'Onofrio uno degli organizzatori della protesta – per tutelare le nostre coltivazioni, i nostri territori contro i diktat che l'Unione Europea che vuole imporre sulle nostre aziende”. Si va dalla “svendita nostri terreni per parchi fotovoltaici al mangiare cibo sintetici come carne e fino alla farina di grilli. Noi tuteliamo e vogliamo tutelare le nostre produzioni le nostre famiglie i nostri prodotti Igp e Made in Italy non possiamo svendere le nostre proprietà alle multinazionali del green o ad altro”, chiosa.

Non ci sono bandiere dei sindacati esposte sui trattori, e è stata una scelta precisa: a sventolare è solo quella dell'Italia. Il perché lo abbiamo chiesto a un altri imprenditore agricolo, Carlo Centurione. “L'abbiamo fatto perché non abbiamo nessun sindacato che ci rappresenta, nessun collaboratore che lavora con noi agricoltori - dichiara - Quelli che vengono a fare i sopralluoghi non sono in grado di stimare i danni che un'azienda ha. Siamo arrivati fino a questo punto (alla protesta), ma non possiamo ottenere più di tanto”, aggiunge non nascondendo rabbia e sconforto.

Un lavoro duro, ma rappresentativo del Paese quello del contadino, sottolinea e non basta arrivare alla pensione per fermarsi. “Abbiamo signori anziani che stanno ancora sui trattori perché la pensione è minima e non perché non hanno pagato, ma perché hanno versato quello che dovevano versare. Adesso con la Ue ci ammazzano”.

Il caro prezzi, a cominciare da quello del carburante e delle materie prime, è uno di quelli che ha generato l'aumento dei costi per loro, ma anche per i consumatori: un effetto cascata con importanti ricadute sociali.

A D'Onofrio abbiamo quindi chiesto di farci un esempio di aumento di produzione per far capire perché poi si trovano prezzi che lievitano nelle corsie dei supermercati e come questo stia mettendo in ginocchio il settore. “Per coltivare un ettaro di grano prima si spendeva dai 500-600 euro, ora non bastano più di 1.500 euro e anche i contributi Pac non bastano più per le spese primarie”.

L'incontro con il presidente Marco Marsilio e il prefetto Flavio Ferdani

I rischi sarebbero dunque molteplici: dalle chiusure delle aziende, alla perdita dei posti di lavoro e fino alla “scomparsa” dei prodotti Made in Italy. Nel ringraziare le forze di polizia e la questura che “si sta mostrando collaborativa”, tiene a precisare D'Onofrio, i problemi gli agricoltori li hanno esposti al presidente Marsilio che "è stato molto cordiale nel riceverci", spiega, così come il prefetto Flavio Ferdani. L'incontro si è svolto proprio nel palazzo del governo. "Abbiamo messo nero su bianco le nostre richieste chiedendogli di farsi portavoce verso il governo centrale che comunque tanto sta facendo con il ministro Francesco Lollobrigida".

"Questo sit-in - prosegue - è un modo di rafforzare la protesta, ma noi chiediamo anche altro", sottolinea rimarcando in particolare proprio il problema dei costi "che non riusciamo più a gestire' con quelli delle materie prime "ormai raddoppiatati a causa di guerre, pandemia e robe varie. Noi non possiamo tenere i container del vino fermi nel canale di Suez. Non c'entriamo niente con queste guerre che rallentano e fanno male ai conti economici delle nostre aziende".

Un incontro quello con presidente e prefetto di cui ha riferito il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Marco Cipolletti che da sabato 20 gennaio, inizio della protesta, è stato al fianco degli agricoltori: "Gli agricoltori non sono contro il governo - dichiara -, ma contro questa Ue che per salvare la moneta sacrifica produttori, famiglie e territori".

La nota del Cospa (Comitato spontaneo agricoltori) e l'annuncio della protesta davanti ai caselli autostradali

Il 24 gennaio i trattori potrebbero dunque lasciare l'ex Cofa e sfilare fino ai caselli autostradali. L'annuncio come detto è arrivato dal Cospa che critica il fatto di aver potuto far sfilare solo pochi trattori nel giorno della protesta sotto la Regione tenutasi il 22 gennaio. “Molti volevano manifestare in modo violento - si legge nella nota a firma di Dino Rossi -. Avevano deciso di dare fuoco alle rettoresse e buttarle dai cavalcavia delle autostrade. Ridicolo limitare il numero dei trattori, quando poi per le feste religiose o di carnevale i trattori sfilano senza autorizzazioni delle questure, per la festa di San Antonio nei paesi i trattori erano più numerosi della manifestazione di domani”.

“Ho cercato in tutti i modi di calmarli – spiega il rappresentante - e ci sono riuscito garantendo che avrei trovato il modo di far manifestare tutti”. Nel ribadire anche lui i problemi della nuova Pac, il timore per le nuove colture (dalla farina di grillo alla carne e la verdura sintetica) annuncia quindi la presenza dei trattori in un'altra manifestazione pacifica, ai caselli di Vasto nord, Vasto San Salvo, Val Di Sangro, Francavilla Pescara Sud, Città San Angelo, Roseto; Mosciano Val Vibrata, Villanova Cepagatti, Pratola Peligna, Celano.

“Alla manifestazione prenderanno parte anche i panificatori e cittadini comuni che non hanno intenzione di cambiare la nostra cultura e la nostra alimentazione. Si spera di essere ricevuti dai politici di competenza – scrive ancora Rossi per il Cospa - al fine di prendere delle posizioni che garantiscono il nostro modo di vivere e soprattutto che vengano cambiate gli aiuti alle aziende agricole in maniera mirata altrimenti saremo costretti a marciare verso Roma dove si accoderanno altri comitati già presenti sul territorio al fine di fare di nuovo breccia a Porta Pia”.

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