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Dal consiglio regionale sì alla nuova rete ospedaliera: Penne e Popoli tra i sei ospedali di base

Piena soddisfazione del centrodestra con il presidente della Regione Marco Marsilio che parla di un "Modello Abruzzo" che farà scuola. Salvo il Punto Nascite di Sulmona, ma per l'opposizione resta un documento "vuoto" che non dà risposte. Tra 36 mesi il Dea di II livello

Le critiche non mancano, ma con il sì ottenuto in aula la nuova Rete ospedaliera c'è e ora sarà compito delle Asl tradurre in servizi quanto previsto da un documento con cui, afferma il presidente della Regione Marco Marsilio, si dà vita ad un “Modello Abruzzo” che, ne è certo, sarà un progetto pilota a livello nazionale. Nel sottolineare di aver ereditato un territorio che la rete non l'aveva, respinge al mittente tutte le polemiche definendole semplicemente “sterili”.

Proprio nel replicare a queste nel corso di una seduta a dir poco accesa, ha quindi tenuto a sottolineare che la nuova rete non taglia, ma aggiunge perché se si fosse seguito quanto previsto dal decreto Lorenzin si sarebbero dovute tagliare, ha riferito, due emodinamiche e 40 uoc (unità operativa complessa. "Il fatto che abbiamo portato a casa una rete ospedaliera che non rispetta i parametri rigidi di quel decreto, ma che abbiamo fatto capire al ministero andavano adeguati, significa avere 180 posti letto pubblici in più, 15 uoc in più e 48 unità semplici dipartimentali in più".

Una giornata storica rimarcano l'assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì e il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri con la prima che parla di un “grande lavoro” svolto per 2calare in una realtà come quella abruzzese che, lo ribadisco ancora una volta, ha gli stessi abitanti del Comune di Milano, ma sparsi su un territorio 100 volte più esteso e in gran parte montuoso) i rigidi parametri previsti dalla normativa nazionale”; e il secondo che sottolinea come “da domani ciascuno degli ospedali maggiori delle 4 province abruzzesi sarà dotato di strutture di altissima specializzazione, garantendo le reti di emergenza cardiologica e stroke poliatriuma/trauma maggiore”. Abbiamo alzato il livello dei nosocomi e garantito il diritto alle cure sanitarie sia nei grandi centri che in quelli più piccoli e assicurato una rete efficiente dell’emergenza-urgenza. L'approvazione della rete ospedaliera consentirà di attingere ai soldi stanziati per la nuova edilizia sanitaria, quindi per realizzare i nuovi ospedali che da tanto tempo questa regione attende”, aggiunge ricordando che entro 36 mesi sarà anche individuato il Dea di II livello.

Ci sono voluti due anni e mezzo per definire la nuova rete, precisa quindi Verì. Documento con cui si completano gli atti di programmazione sanitaria dopo l'approvazione della rete territoriale e il piano operativo e che un merito: “aver aperto una riflessione proprio su questo tema e cioè l’applicazione degli standard del decreto ministeriale 70 (decreto Lorenzin) nelle regioni più piccole e meno densamente popolate, del quale potranno beneficiare anche altri territori del Paese”.

Solo parole per il capogruppo regionale del M5s Francesco Taglieri con cui non solo non si darebbero risposte “alle grandi criticità” e cioè ella “25mila prestazioni in meno rispetto al passato, mobilità passiva più che raddoppiata, liste d’attesa infinite e carenza cronica di personale”, ma soprattutto una rete ospedaliera che “rappresenta la pietra tombale per la sanità pubblica abruzzese. Parliamo di un documento preconfezionato dai tavoli ministeriali romani, con nessuna possibilità di essere modificato o migliorato. Un documento che non tiene conto delle esigenze dei cittadini, dei portatori di interesse e che centralizza ancor di più i servizi a danno delle aree interne”. Per lui una “farsa” nata nel silenzio delle opposizioni “imbavagliate” che ha prodotto un “fantomatico Modello Abruzzo” in cui si parla di servizi senza però parlare di personale e strumentazioni. “Si parla di nuovi ospedali, che oggi esistono solo su carta, con il rischio concreto di avere tante inutili cattedrali nel deserto – aggiunge -, con i cittadini costretti ad andare fuori regione o peggio a rinunciare al diritto alle cure”.
 

Le linee principali della nuova Rete ospedaliera


La nova organizzazione prevede i quattro ospedali ((L’Aquila, Pescara, Chieti, Teramo) con funzioni hub per le reti tempo dipendenti (rete stroke, politrauma/trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese); quattro ospedali di primo livello (Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto); sei ospedali di base (Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero) e due presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso (Castel di Sangro e Atessa).

Tra le novità principali (rispetto alla precedente programmazione del 2016, adottata con decreto commissariale e dunque mai assentita dai tavoli tecnici ministeriali) spiccano la riclassificazione del presidio di Sulmona quale Dea di primo livello e con il mantenimento del punto nascita, per il quale sarà attivato un progetto sperimentale da sottoporre alla valutazione del comitato Percorso nascita nazionale); quella dei nosocomi di Ortona, Penne e Popoli in ospedali di base sede di pronto soccorso; la classificazione dei presidi medici h24 di Tagliacozzo, Pescina e Guardiagrele in stabilimenti ospedalieri rispettivamente degli ospedali di Avezzano, L’Aquila e Chieti, in cui ubicare specifici reparti specialistici; il riconoscimento al presidio di Atessa della funzione di ospedale di area disagiata.

Nel documento sono inseriti: la programmazione dei posti letto, la classificazione degli ospedali, la rete per l’emergenza – urgenza, le reti tempo - dipendenti, la rete per la neonatologia e i punti nascita, le reti per patologia, la rete di terapia del dolore, la rete dell’emergenza-urgenza territoriale, la continuità ospedale- territorio, l’ospedalità privata ed infine un focus per i presidi ospedalieri in deroga o riqualificati.

La soddisfazione del centrodestra


A commentare positivamente la nuova Rete sono il capogruppo di Fratelli d'Italia Massimo Verrecchia, il capogruppo della Lega Vincenzo D'Incecco e la consigliera del gruppo misto Marianna Scoccia.
“Siamo orgogliosi del lavoro svolto, in sinergia con tutte le parti interessate da un piano che vede da oggi quattro hub di secondo livello, quattro ospedali di primo livello, sei ospedali di base e due presidi di area disagiata, per un totale di 180 posti letto in più” rimarca Verrecchia. “Finalmente – aggiunge -, dopo tanti anni, garantiamo in modo organico e progressivo una rete ospedaliera in grado di rispondere a diversificati bisogni di salute”. È quanto afferma il capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, Massimo Verrecchia.

“Noi abbiamo tenuto fede a un impegno politico preso in campagna elettorale che metteva al primo punto la salvaguardia degli ospedali delle aree interne. Oggi possiamo dire serenamente agli abruzzesi che abbiamo salvato ciò che il precedente governo aveva tentato di smantellare e c’era quasi riuscito”, afferma invece D'Incecco che rispedisce al mittente le critiche ricordando che, ad esempio, Penne da ospedale di area disagiato ora è ospedale di base. “Avremo una rete misurata sulle esigenze del paziente e del territorio, che è quello che da sempre chiedono i cittadini. E ridiamo dignità a strutture che erano in odore di chiusura. Abbiamo raggiunto un traguardo e centrato un obiettivo – aggiunge . Adesso comunque bisogna seguitare a lavorare per dare certezze agli abruzzesi anche su tempi e servizi. Dobbiamo continuare a migliorare l’abbattimento delle liste d’attesa e la funzionalità dei pronto soccorso dei grandi centri come quello di Pescara”.

Particolarmente soddisfatta della salvaguardia del Punto nascita di Sulmona la consigliera Scoccia e dunque del riconoscimento dell'ospedale come Dea di primo livello. Ora però, prosegue, “bisognerà concentrare gli sforzi sull’efficientamento delle strutture ospedaliere. C'è ancora tanto da fare per una reale e concreta qualificazione del nostro ospedale e voglio continuare a lavorare con grande impegno, come ho fatto finora, per i prossimi cinque anni”.


 

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