Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Terremoto L'Aquila, la replica di Sgarbi

Pubblichiamo la replica di Vittorio Sgarbi alle polemiche delle ultime ore riguardanti le sue dichiarazioni sul terremoto a L'Aquila e sul sisma appena avvenuto in Emilia

Vittorio Sgarbi replica alle accuse di quanti in queste ore gli rimproverano le sue considerazioni sulle lentezze della ricostruzione in Abruzzo, ed in particolare per aver dichiarato che «..dopo la tragedia abruzzese, lo spirito degli emiliani non sarà indebolito dalla rinuncia o dall'attesa. Non accadrà come a l'Aquila, dove i cittadini, sfollati, non sono più tornati nelle loro case»

«Nessuno - spiega il critico d'arte - può minimamente pensare che io abbia una qualunque ragione polemica nei confronti dei cittadini aquilani. Ho semplicemente detto le stesse cose che oggi il sindaco dell'Aquila ha confermato dichiarando che non è tollerabile che non siano ancora iniziati i lavori di ricostruzione del centro storico, denunciando le inadempienze del commissario.

Io sono, tra i non abruzzesi, forse l'italiano che più è tornato nei luoghi del terremoto, anche recentemente, presentando alcune opere d'arte concepite per il restauro di edifici religiosi, recuperati grazie a un finanziamento della Fondazione Roma.
Ma L'Aquila - osserva Sgarbi - resta un teatro di fantasmi, spopolata e senza cantieri aperti. Ho parlato quindi della rassegnazione degli aquilani e della loro disperata attesa di una soluzione taumaturgica, di un soccorso dall'alto che non verrà. E ho immaginato e auspicato che lo stesso non accada nelle aree tra Ferrara e Modena colpite oggi dal terremoto.
Ho pensato - continua Sgarbi - che i cittadini non accettino di essere evacuati, ma restino nei loro centri (fortunatamente più piccoli dell'Aquila), mentre vengono isolati i monumenti feriti per restaurarli singolarmente come si sarebbe fatto anche senza il terremoto.

Nessuna contrapposizione e nessuna polemica - ribadisce Sgarbi - semplicemente la considerazione degli aquilani e degli abruzzesi dei luoghi terremotati come “cittadini impotenti”, ovviamente contro la loro volontà. Nient'altro.

L'attesa di una ricostruzione affidata a commissari, con lo sdegno ma senza una viva reazione dei cittadini, è la fotografia di una situazione tragica e insopportabile.

Ma posso aggiungere che nell'assenza dello Stato, se non vi saranno umani miracoli - avverte Sgarbi - non resterà altro che piangere. E fra 10 anni l'Aquila sarà ancora in rovina, deserta e abbandonata.
 

Le mie affermazioni - conclude il critico d'arte - non erano contro gli aquilani, troppo pazienti, ma contro lo Stato.
E se qualcuno ha inteso il “piangersi addosso” come un'accusa e come una polemica, mi dispiace. Era, come non può non essere, una constatazione e un riferimento a una impotenza patita, sofferente. Nient'altro.
Io tonerò il 22 luglio a inaugurare il restauro della Chiesa di San Biagio»

SGARBI SUL TERREMOTO A L'AQUILA

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