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La Lega Abruzzo perde un altro pezzo, lascia anche Barilone ex coordinatore di Montesilvano

Barilone era anche componente del dipartimento sicurezza regionale della Lega Abruzzo: "Una decisione dolorosa, ma inevitabile: lascio la Lega!"

Pasquale Barilone, già coordinatore cittadino della Lega Abruzzo di Montesilvano e componente del dipartimento sicurezza regionale, lascia il partito guidato da Matteo Salvini.
Barilone parla di «una decisione dolorosa, ma inevitabile: non è più il partito in cui avevo creduto».

«Ho aderito alla Lega nel 2017» scrive Barilone, «assumendo nelle ultime elezioni amministrative di Montesilvano la gestione della complessa macchina organizzativa del partito in qualità di coordinatore cittadino. È un dato di fatto come il buon lavoro svolto sul territorio fino a quell’appuntamento, in perfetta sinergia con l’allora coordinatore provinciale Gianfranco Giuliante, abbia consentito al partito di Matteo Salvini di ottenere un risultato storico che rimarrà negli annali di Montesilvano, con una Lega primo partito in assoluto e una percentuale del 33,33%, che ha portato alla vittoria al primo turno l’attuale sindaco, Ottavio De Martinis, con il 66% dei consensi e la elezione di ben 8 consiglieri. Ma un partito non è un comitato elettorale buono per l’occasione e da smantellare appena raggiunti i risultati auspicati. Se vi è di fondo una associazione di persone che si ritrovano accomunate da una medesima visione su questioni fondamentali della società, a livello locale un partito per sopravvivere e conservare o anche incrementare i consensi ottenuti ha bisogno della condivisione costante su temi specifici, perseguibile solo con il massimo coinvolgimento della sua base e con l’ascolto e l’aggiornamento del confronto con i militanti che rappresentano le antenne sul territorio».

Poi Barilone prosegue: «Quando un partito incassa il consenso e subito dopo si chiude a ogni tipo di dialogo e di coinvolgimento, rimuovendo tra l’altro senza alcuna ragione se non per astrusi tornaconti perfino il coordinatore cittadino, unico punto di riferimento di militanti ed elettori, perde di credibilità e di fiducia, mettendo in evidenza l’assenza di una classe dirigente e la inadeguatezza di una linea politica e di una prassi organizzativa, lontana dai veri problemi del territorio, con cui il legame che ha fatto maturare i lusinghieri risultati ottenuti diventa sempre più sbiadito. È sotto gli occhi di tutti che in meno di tre anni quei risultati sono stati dilapidati. Da tempo, con altri, abbiamo eccepito, con riservatezza e senza clamori mediatici, nelle sparute occasioni che sono state possibili, che il mancato coinvolgimento di tutti gli eletti o la discriminazione tra gli stessi o la prevaricazione di quadri dirigenti rappresentativi, avrebbero fatto implodere la Lega, come sta in effetti accadendo. Perfino la semplice appartenenza, che dovrebbe garantire partecipazione e rappresentatività è un mistero nelle mani di pochi che non si capisce con quali sistemi intendano organizzarla, se non a proprio uso e consumo. È fin troppo evidente che questo è il modello di partito che ad alcuni fa comodo, ma è altrettanto evidente che un tale partito non ha grandi prospettive all’orizzonte. A malincuore, pur da protagonista di esaltanti successi, sono costretto ad annunciare che non è più questo il partito in cui avevo creduto e per cui continuare a svolgere il ruolo attivo tra la gente e sul territorio in cui mi sono per anni impegnato senza alcun interesse personale, lasciando pertanto anche l’inconcludente Dipartimento Sicurezza, esaltato solo attraverso i mass-media ma di fatto una scatola vuota senza alcuna funzione».

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