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Cronaca

Vuole passare con l'auto dove non si può, ingiuria la vigilessa e finisce in tribunale: arrivano le scuse e un risarcimento da 600 euro

L'episodio risale al 28 novembre 2022: la donna voleva a tutti i costi imboccare via Anelli nonostante il divieto di transito istituito per consentire in sicurezza l'ingresso degli alunni a scuola. A quel punto se l'è presa con la vigilessa. Per questo avrebbe dovuto rispondere di oltraggio a pubblico ufficiale, ma sia il Comune che l'agente hanno detto "sì" alla proposta risarcitoria

Non avrebbe potuto passare per via Anelli alle 8.15 perché a quell'ora, al fine di consentire in sicurezza l'ingresso degli alunni nella scuola che si affaccia sulla strada, c'è il divieto di transito così come stabilito dall'ordinanza dirigenziale 519 del 2022. Lei però voleva passare comunque e alla richiesta della vigilessa di spostarsi ha perso le staffe ingiuriandola. Nessun condizionale perché la donna ha ammesso la sua responsabilità proponendo un risarcimento di 600 euro all'agente e al Comune (300 euro a testa) dato che la vicenda è finita davanti all'autorità giudiziaria cui avrebbe dovuto rispondere dell'accusa di oltraggio a pubblico ufficiale (articolo 341 bis del codice di procedura penale)

Il fatto è avvenuto il 28 novembre del 2022 in via Celommi. La polizia locale come ogni mattina era impegnata ad inibire l'accesso in via Anelli proprio per la sicurezza dei ragazzi. La volontà espressa dalla donna di passare comunque è sfociata negli insulti rivolti alla vigilessa deputata a controllare il traffico.

La donna, resasi conto della gravità del fatto, ha quindi deciso con il suo legale Eros Salomone, di procedere con il risarcimento del danno, cosa questa prevista dal comma 3 del citato articolo, formalizzando le sue scuse con una lettera come “modalità esplicativa della riparazione”, come si legge nella relazione fatta l'11 ottobre scorso dal comandante della polizia locale Danilo Palestini e proponendo il suo risarcimento.

“Con la presente porgo le mie più sincere scuse per quanto accaduto il 28 novembre 2022 e per il mio comportamento deprecabile nei confronti del Comune di Pescara, del corpo di polizia locale e dell'agente operante”, scrive la donna nella lettera. “Nutro profondo rispetto per il servizio svolto dalla polizia locale in favore della comunità e per questo motivo intendo offrire liberamente a titolo risarcitorio l'importo di 300 euro all'agente quale persona offesa e 300 euro al Comune quale ente di appartenenza del corpo di polizia locali”, prosegue. “Le attuali ristrettezze economiche non mi consentono purtroppo un maggior esborso che pure sarei lieta di offrire – specifica nella missiva -, confido tuttavia che le suddette somme possano ritenersi congrue e di poter definire in tal modo anche il procedimento penale a mio carico”. Quindi le scuse all'agente e l'assicurazione che il pagamento sarà erogato immediatamente secondo le modalità che saranno indicate per il tramite del legale.

La vicenda a quanto pare si chiuderà qui. Questo non solo perché, come la stessa specifica, il pubblico ministero Fabiana Rapino ha avanzato richiesta di archiviazione al gip (giudice per le indagini preliminari) Giovanni De Renzis davanti al quale le parti compariranno martedì 17 ottobre, ma anche perché, scrive il comandante della polizia locale nella sua relazione, “il pubblico ufficiale oltraggiato ha nel frattempo formalizzato la sua accettazione della somma di 300 euro propostagli, ritenendola adeguata a rimediare al danno morale subito”. Per questo, conclude “si chiede a questa giunta comunale, quale organo rappresentativo dell’ente di appartenenza del pubblico ufficiale, di esperire le opportune valutazioni sulla predetta offerta risarcitoria”. Posizione condivisa anche dal Comune che con apposita delibera del 12 ottobre formalizza l'accettazione del risarcimento spiegando che la somma è “da ritenersi idonea a manifestare fattivamente la sincerità del ravvedimento e l’intento pacificativo dell’offerente, e pertanto congrua a rimediare ai riflessi negativi subiti dall’attività svolta dall’amministrazione comunale, in termini di danno all’efficienza dell’azione amministrativa posta in essere da quest’ultima per il suo buon andamento”.

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