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Due anni di Covid Hospital, Parruti: "Bilancio molto positivo, ora una rete più stretta con il territorio"

La nostra intervista al responsabile della Uoc malattie infettive, con cui abbiamo parlato di come ha funzionato la struttura sanitaria, come funziona oggi e come dovrà funzionare in futuro

Due anni fa, di questi tempi, iniziavano i lavori-lampo per la realizzazione del Covid Hospital, e approfittando di questa ricorrenza abbiamo voluto fare il punto della situazione con il responsabile della Uoc malattie infettive Giustino Parruti. Qui di seguito la nostra intervista, in cui abbiamo parlato di come ha funzionato la struttura sanitaria, come funziona oggi e come dovrà funzionare in futuro.

Dottor Parruti, a due anni dall'apertura dell'ospedale Covid qual è il bilancio che si può tracciare?

"È un bilancio molto positivo. Dal 2020 a oggi abbiamo avuto tre fasi che sono state affrontate coralmente e in maniera molto efficace, al di là di ogni aspettativa. Da marzo a maggio del 2020 c'è stata una rapidissima capacità di riorganizzare l'ospedale grazie a un ottimo rapporto con la direzione organizzativa e a un'eccellente collaborazione con tutti i colleghi dell'area medica. I pazienti erano talmente tanti che abbiamo dovuto mettere insieme il grosso dei medici dell'area medica per poter assistere questo tipo di patologia, chiedendo a tutti noi di rimanere a guardia di tutti i servizi dell'area medica, che comunque non sono mai stati sospesi. In geriatria e parte della medicina si è continuata l'assistenza per i pazienti non Covid. Nello stesso periodo, intanto, venivano avviate le procedure per l'ospedale Covid".

E poi cos'è successo?

"Da giugno a novembre 2020 abbiamo avuto una fase "idilliaca", durante la quale tutto l'ospedale ha ripreso le proprie attività e, con i medici e alcuni giovani, siamo riusciti a gestire i circa 170 pazienti Covid che c'erano in quel momento, permettendo all'ospedale di funzionare perfettamente per i pazienti non Covid. Da sottolineare che, in Italia, questo risultato non è stato ottenuto ovunque, ma a Pescara sì. La terza ondata, poi, è stata la peggiore, come tutti sappiamo: fino a marzo-aprile 2021 siamo arrivati ad avere 375 pazienti Covid in carico e abbiamo introdotto il ripristino di 4 ali dell'ospedale, instaurando anche una convenzione per 100 posti con una struttura convenzionata che ci ha aiutato a dimettere precocemente i pazienti stabilizzati. Siamo riusciti a reggere il "botto" terribile arrivando ad assistere ben 44 pazienti in rianimazione. Un fatto storico che resterà nelle nostri menti per sempre".

In realtà c'è anche una quarta fase, vero?

"Assolutamente sì. È quella tutt'ora in corso, con una degenza Covid di 50 posti più quelli di riabilitazione, ma ora stiamo vivendo le scommesse più importanti, cioè capire come organizzarsi bene per una gestione endemica del Covid. È opportuno mantenere un numero adeguato di posti in rianimazione: Pescara ne aveva 12 e noi abbiamo bisogno di almeno 24 posti, cioè il doppio, quindi la scommessa sarà quella di riuscire a mantenerli in funzione, unitamente all'attivazione delle aree di terapia subintensiva medica, così da mantenere un modello germanico di assistenza per intensità di cure".

Lei in tal senso ha una visione ben precisa.

"Ritengo che l'ospedale debba essere sempre interconnesso con il territorio: il malato deve poter trovare il posto in riabilitazione. Dopo che si è stabilizzato avrà bisogno della subintensiva, ed è qui la prima criticità perché noi l'abbiamo attivata ma, per il progressivo ridursi del personale disponibile, ora non abbiamo avuto la possibilità di attivarla in maniera più stabile. Inoltre è necessaria una "deospedalizzazione" precoce con l'aumento dei posti di "day hospital", per far sì che il paziente possa lasciare la degenza ed essere restituito al domicilio, così da decongestionare l'area medica dell'ospedale".

Insomma, evitare di vanificare quanto si è fatto fino a oggi.

"Esattamente. Il bilancio è ottimo e la prospettiva per il futuro è ottima, ma solo se arriveranno fondi necessari per evitare di dover cancellare quanto di buono abbiamo fatto finora e, conseguentemente, tornare alla situazione di prima. Andando per punti, direi che si deve: 1) mantenere attiva la rianimazione medica con 10 posti; 2) attivare al più presto le aree di terapia subintensiva; 3) attivare al più presto i day hospital; 4) prevedere una rete più stretta con il territorio per permettere la deospedalizzazione precoce dei pazienti; 5) mantenere sempre le regole di distanziamento che abbiamo potuto implementare". 

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