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Per i profughi ucraini l'assistenza legale c'è: raccolto l'appello di Anastasiia

Dalle pagine de IlPescara aveva chiesto aiuto per chi arriva e non sa cosa fare, ma il consiglio nazionale forense aveva già dato istruzione e gli avvocati Sassano e Comardi le hanno dato il loro appoggio

Tramite IlPescara Anstasiia Kiselova, che da sola fatto partire una prima catena della solidarietà per far arrivare aiuti in Ucraina nei primi giorni di guerra, aveva chiesto ai professionisti di mettersi a disposizione per aiutare i profughi a trovare non solo accoglienza, ma anche assistenza per capire cosa e come farlo una volta arrivati in città. La risposta non si è fatta attendere. L'avvocato Stefano Sassano insieme alla collega Deborah Comardi, che prima che assessore comunale di Montesilvano è un legale, le hanno aperto le porte. Quello che infatti Anastasiia non sapeva è che sul territorio c'era già chi si stava interessando di mettere in campo assistenza legale per i profughi. A chiedere agli ordini di creare dei contact point è stato infatti il consiglio nazionale forense e per Pescara referenti sono stati indicati proprio Sassano e altre due sue colleghe: l'avvocato Chiara Sabatini e l'avvocato Maria Croce. Sono loro il “punto di contatto”, ci spiega il legale, “tra gli ordini, gli enti locali e l'ufficio immigrazione, per creare protocolli comuni per la gestione di queste persone. Non tanto di quelle che sono arrivate subito che avevano parenti pronti ad accoglierli e che quindi possono fare il ricongiungimento familiare, ma quelli che stanno arrivando adesso, in particolare dalla Polonia, che lì non hanno più nulla e qui nessuno”. Un lavoro di assistenza che Sassano, le altre due referenti, la Comardi e un'altra decina di colleghi, ci spiega ancora, portano avanti pro bono. Per cui l'invito è, per chiunque ne avesse bisogno, di contattarli o chiamare l'ordine degli avvocati di Pescara al numero 085-693965 che può fornire i loro contatti. Anche grazie ad Anastasiia, dunque, si sta già procedendo a dare assistenza legale a chi ne ha bisogno, spiegano i tre. Pian piano, ci dicono ancora Sassano e Comardi, si sta cercando di creare una rete tra gli ordini delle province abruzzesi. Un modello è quello milanese dove l'ordine ha attivato un cellulare h24 per dare assistenza e smistare i profughi che hanno bisogno del riconoscimento di protezione internazionale e il permesso di soggiorno temporaneo. Un lavoro complesso non tanto ora quello che devono svolgere gli avvocati, ma che complesso lo diventerà quando, una volta che sarà decretata la fine dell'emergenza prevista ora al 31 dicembre 2022, si metterà fine alla procedura semplificata messa nero su bianco dal ministero dell'Interno.

Fine emergenza che, secondo il legale, probabilmente slitterà: è difficile immaginare che, anche se il conflitto dovesse finire prima dell'estate, i più possano tornare a casa se la casa è stata rasa al suolo. L'obiettivo è quello di evitare il caos, cercare di dare ordine e soprattutto garantire a chi deciderà di non tornare, e probabilmente per molti sarà così, di avere tutte le carte in regola per restare nel Paese che oggi lo ospita. “Quando la procedura semplificata verrà superata – spiega Sassano – qualcuno potrebbe vedersi respinto il reitero dello status. A quel punto servirà una tutela giurisdizionale davanti al Tar, alla commissione territoriale che si occupa dei rifugiati o il tribunale dei minori per quelli non accompagnati. Una tutela che, per i nullatenenti, sarà sempre garantita in quanto a spese dello Stato. La vera assistenza ai profughi, come dimostrano anche i tanti protocolli che gli enti stanno predisponendo, inizia ora e andando avanti sarà sempre più importante perché i numeri, inevitabilmente, sono destinati a crescere. C'è poi un altro aspetto per il quale oggi gli ucraini che erano già in Italia, ma magari con il visto scaduto o irregolari, hanno bisogno di assistenza legale. Esempio ne è una delle donne che l'avvocato Sassano sta seguendo: una mamma che ha accolto il figlio e il nipote fuggiti da Leopoli. Se per i due si apre la possibilità della procedura semplificata, per lei serve seguire l'iter classico perché possa esserle riconosciuto il diritto alla protezione internazionale: mandarla indietro, in uno scenario di guerra, sarebbe impensabile. Gli ucraini, conferma Anastasiia, in Italia vogliono starci con le carte in regola: “nessuno vuole stare con le mani in mano. Hanno bisogno e vogliono lavorare e anche sapere di poter iscrivere i propri figli a scuola”. Insomma l'appello della ragazza ha trovato risposta e per chi arriva, anche grazie a persone come lei che possono dare assistenza linguistica, c'è già chi ha messo a disposizione le sue competenze, in questo caso legali, per far sì che trovino le risposte di cui hanno bisogno.

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