Sabato, 25 Settembre 2021
Calcio

La favola di Diabate: dallo sbarco in Italia alla maglia del Bologna

La storia. Il centrocampista del 2005, arrivato in Abruzzo a 11 anni, ha iniziato con la scuola calcio Alcyone e poi è passato al Pescara. E oggi sogna la serie A

Sbarcato in Italia da solo all'età di 11 anni e arrivato per caso in una casa famiglia vicino Pescara, Yacou Diabate ha riscritto la sua vita grazie al calcio: i primi passi nell'Alcyone, a Francavilla, poi la maglia del Pescara, fino all'anno scorso, categoria Under 16. In estate il salto di qualità: è passato al settore giovanile del Bologna.

Centrocampista centrale del 2005, alto un metro e ottantotto, dotato di potenza e intelligenza superiore alla media dei suoi coetanei. L’anno scorso era nell’Under 16 di Marco Sansovini, ed è lì che l’hanno notato gli osservatori bolognesi. “Ha mezzi enormi, e sta crescendo ancora. Chi ricorda? Il suo connazionale Yaya Tourè”, dice Antonio Ronci, che lo ha adottato cinque anni fa. Diabate è arrivato, da solo, dalla Costa d’Avorio in Italia dopo un viaggio di cinque mesi. Da Agrigento è arrivato alla Casa famiglia di Ripa Teatina.

La favola inizia qui: partecipa ad un campus dell’Alcyone e incontra Ronci, il suo “papà” italiano. “E’ stato qualche anno con noi, poi è passato al Pescara e si è messo subito in luce. I genitori e i fratelli sono in Costa d’Avorio, lui li sente ogni giorno. Quand’è arrivato, l’ho portato a casa mia. E’ diventato come un figlio. Solo in seguito è diventato bravo a giocare. L’abbiamo tenuto lontano dai problemi, è stato bravo a scuola. E’ passato al Pescara al momento giusto e il passaggio al Bologna non mi stupisce. A livello caratteriale, ha una marcia in più. Il calcio per lui è un obiettivo, ma lo segue con maturità. La tecnica è indiscutibile, ma la testa fa la differenza. Da quando si è trasferito a Bologna - chiude Ronci - , ci sentiamo quasi tutti i giorni. Per fortuna c’è anche Antonio Di Battista adesso al Bologna, la persona che lo ha voluto al Pescara assieme a Geria. E’ stato fortunato a trovare qui in Abruzzo una rete di persone che l’ha sempre aiutato e l’ha mai sentire solo e gli ha dato la forza di crescere e arrivare dov'è adesso”.

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