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"Pescara senza storia": il falso mito che condiziona la crescita della città

Via Alcide de Gasperi · Centro

Pescara priva di storia? Niente di più falso. Il capoluogo adriatico vanta una storia bimillenaria, se non addirittura più antica. Nata come porto a servizio delle popolazioni italiche dell'Abruzzo adriatico (Vestini e Marrucini in primis), successivamente contesa tra Roma e Annibale, fiorente porto augusteo e poi fortezza bizantina e spagnola, Pescara è stata crocevia di storie, assedi e incontri per oltre venti secoli. Piccola ma tenace, sempre desiderosa di proiettare influenza e incutere timore oltre le proprie (spesso limitate) possibilità.

L'inizio della fine nel rapporto intimo tra Pescara e la sua storia avvenne a fine XIX secolo, quando Pescara puntò tutto su una rapida conversione da città militare a centro di riferimento per il commercio e la nascente economia balneare. Un progresso rivoluzionario che, nei sogni degli amministratori liberali e borghesi del tempo, avrebbe condotto al benessere.

Un processo che doveva essere portato a termine ad ogni costo, senza riguardo per quelle mura e quelle vestigia del passato che, in quel tempo, erano percepite come simboli di degrado, ostacoli alla salubrità del centro urbano ed alla costruzione di strade e ferrovie percepite come priorità. Fu così che vennero demolite tutte le mura della fortezza (o almeno così si pensava, fino a pochi anni fa), i ruderi della vecchia chiesa di Santa Gerusalemme (la c.d. "Porta Nuova"), la quale altro non era che un meraviglioso tempio romano tardo-imperiale a pianta circolare, dedicato alla Vittoria Augusta, successivamente adibito a sinagoga ed infine a chiesa.

Le demolizioni continuarono dopo la guerra, con il Pomponi, le ville liberty e così via. La cancellazione del passato di Pescara continua però ancora oggi: pensiamo al mosaico romano della Golena sud (abbandonato da 20 anni e addirittura usato come parcheggio), la necropoli romana del Rampigna (alla quale amministrazioni di entrambi gli schieramenti politici hanno preferito un campo da calcio), il parco di Colle del Telegrafo (riqualificato in tutto fuorché nei resti archeologici, sporchi e privi di cartelloni informativi) e così via.

Per non parlare dell'unica epigrafe romana trovata nel centro storico di Pescara, dedicata a un certo "Pomponius" (tra i pochissimi Pescaresi del passato di cui conosciamo il nome), tenuta semi-nascosta presso il Museo delle Genti d'Abruzzo nel vano scale, esposta tra vecchi cartelloni e scaffali fuori uso. Qualcosa però sta cambiando: la vicenda della necropoli del Rampigna, che ha generato grande interesse e scambio di idee tra i cittadini, sembra aver aperto una nuova fase nel rapporto tra i Pescaresi e la loro storia. Si sta affermando l'idea che, forse, quel progresso non deve avvenire proprio a tutti i costi. L'idea che, finalmente, le vestigia del nostro passato meritano uno spazio nella pianificazione della città del futuro.

Perchè una città senza passato non ha futuro, non ha anima. E Pescara un passato ce l'ha, ed anche copioso. Basta volerlo conoscere, e cercarne le vestigia. Proprio in questi giorni, i lavori di potenziamento della ferrovia Pescara - Chieti in via De Gasperi (zona Rampigna) hanno restituito nuovi resti, arcate e addirittura ambienti, anche piuttosto imponenti, verosimilmente appartenuti al Bastione San Vitale della Fortezza di Pescara. L'ultima scoperta sarebbe identificabile come vera e propria "camera", dotata di spesse mura e di una porticina, forse appartenuta alla polveriera del bastione.

Ne alleghiamo alcune immagini, pubblicate dalla pagina social "Pescara Segreta", che raccoglie segnalazioni e storie sulla storia della nostra città. Nella speranza che questi resti vengano preservati e valorizzati, assieme a tutte le altre vestigia del nostro passato, e quindi della nostra identità, abbandonate negli ultimi anni, e che Pescara possa vivere una nuova, definitiva evoluzione: da città della crescita senza freni a città del progresso consapevole.

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