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Roy Blasiola, il manager pescarese che fu al comando della Chrysler

Roy seguì suo padre alla Hupp Motor Car Co. di Detroit

Nato a Pescara, il 19 luglio del 1907, Roy Blasiola, il cui cognome in realtà era Blasioli, è stato uno dei più alti esponenti della casa automobilistica Chrysler.

Figlio di Domenico Blasioli di Turrivalignani e di Maria Orsini, nata in provincia di Chieti, Roy giunse bambino negli Stati Uniti.

La sua famiglia si stabilì a Detroit dove il padre lavorò come lamierista. Roy seguì suo padre alla Hupp Motor Car Co. di Detroit e dopo tre anni, nel 1928, gli fu offerto un lavoro da caporeparto alla Briggs Manufacturing Co..

"Ho dato la mia età come due anni più grande di quello che ero e mi sono dipinto i baffi con il carbone per sembrare più vecchio", raccontò.

Nel 1938 fu nominato manager dell'ex stabilimento di Meldrum a Detroit, diventando il più giovane manager dell'organizzazione Briggs (produceva stampati per Chrysler e altre aziende automobilistiche).

Durante la seconda guerra mondiale Roy fu direttore generale della divisione aeronautica della Briggs, che in quel momento produceva assemblaggi per i bombardieri dell'esercito e i caccia della marina.

Nel 1946, all'età di 38 anni, quando era direttore di due stabilimenti di stampaggio di Detroit venne promosso direttore di produzione nell'organizzazione di 11 stabilimenti che impiegavano 44.000 persone. Quando la Chrysler acquisì la Briggs, Blasiola era a capo di tutte le operazioni aeronautiche.

Dal marzo del 1958 Blasiola diresse lo stabilimento Chrysler di Twinsburg (inaugurato un anno prima) rendendola una delle unità più grandi e produttive dell'organizzazione Chrysler. A pieno regime impiegò più di 5.000 persone.

Quando andò in pensione la Chrysler scrisse:

“Con la sua carriera ha seguito l'industria automobilistica attraverso un periodo di grandi e più dinamici cambiamenti. Roy Blasiola può essere orgoglioso e soddisfatto per il grande contributo che ha dato al progresso di cui tutti noi godiamo oggi".

Roy Blasiola morì nel maggio del 1982.

Il racconto di Geremia Mancini, presidente onorario dell’associazione culturale “Ambasciatori della fame”.

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