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D'Annunzio: la facoltà di Lettere protesta contro la riforma

Un'assemblea alla quale hanno partecipato studenti, docenti e ricercatori della Facoltà di Lettere della D'Annunzio per definire forme e modalità di protesta contro la riforma Gelmini

"Il progetto di riforma dell'ordinamento universitario produrrebbe, qualora approvato nella forma attuale, un grave depauperamento nell'ambito dell'istruzione superiore e della ricerca scientifica, ponendo, tra l'altro, le basi per un progressivo smantellamento della funzione pubblica dell'istituto universitario, con gravissimo nocumento alla condivisione democratica del sapere e alla sua libera espressione e circolazione." Questo è quanto deciso in uno dei Consigli di Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università D'annunzio dopo la sospensione delle attività didattiche che minaccia di protrarsi anche nei giorni prossimi.

La riforma Gelmini ha fomentato un vento di protesta che ha ormai fagocitato tutti gli Atenei italiani. Un vento di protesta sostenuto e voluto fortemente da tutto il corpus studenti e docenti e, soprattutto, dai ricercatori. Ad aprire l'assemblea è stato il prof. Trinchese, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia; presenti il Prof. Quiriconi docente di Storia della Letteratura e la Ricercatrice Maria Grazia del Fuoco.

Il Prof. Trinchese ha sottolineato principalmente che i tagli del Governo non hanno risparmiato la scuola e all'Università pubblica. Centinaia di milioni di euro i fondi tagliati in due anni di Governo che hanno messo in ginocchio il mondo della ricerca."Nel 2012 si raggiungerà tranquillamente 1 miliardo e 500 milioni di euro. E' da questi fondi che gli Atenei italiani attingono per lo svolgimento delle normali attività. Un qualsiasi taglio indiscriminato metterebbe a serio rischio la sussistenza stessa degli atenei e comporterebbe un aumento considerevole delle rette pagate dagli studenti." Secondo i docenti ed i ricercatori questa riforma è volta all'accrescimento del potere dei cosiddetti baronati con grave stravolgimento della pubblica istruzione e della condivisione del sapere. Non è dunque solo un attacco alle Università Italiane, ma anche alla democrazia e al diritto allo studio. Questi sono i motivi per cui hanno aderito alla protesta tutti i professori ordinari, associati e ricercatori.

"Una riforma del genere" prosegue il Prof. Quiriconi "peserà fra qualche anno su tutto il paese, in quanto vi saranno milioni di laureati in cerca di un lavoro inesistente". Dunque una realtà molto diversa da quella presentata dai media.

Il Prof. Quiriconi sottolinea che "la sofferenza di una parte del sistema prima o poi coinvolgerà tutto il sistema". Questo sistema definito ironicamente "governance" accrescerà il potere di quei pochi "Baroni" a cui si dice di volerlo sottrarre. Una realtà che bisogna impedire attraverso un dissenso manifestato in modo unitario poiché metterà seriamente a rischio la meritocrazia a scapito della ricerca scientifica.

"La ricerca italiana infatti" conclude Quiriconi "è al 150 esimo posto in Europa solo perché mancano i fondi. Dunque se comparassimo la ricerca italiana con quei paesi che hanno una esigua disponibilità di mezzi esattamente come il nostro, ci accorgeremmo che siamo al 7-8 posto al mondo. Per questo è inaccettabile attaccare la ricerca attraverso un impoverimento sempre maggiore". "E' inaccettabile tutto questo perché mina le basi sociali del diritto allo studio. "Verrà messa in crisi la libera espressione e circolazione del sapere".

A farne le spese saranno sicuramente i ricercatori che non avranno una ridefinizione dei contratti e naturalmente gli studenti che pagheranno molte più tasse oltre che l'intero sistema Universitario.


Altre attività di protesta saranno proposte nel corso delle prossime assemblee, come quella dei ricercatori che si terrà a domani a Pescara.

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