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Domenica, 26 Maggio 2024
Cronaca

Criminalità organizzata, Dia: la provincia di Pescara si conferma ad alto rischio di infiltrazioni mafiose

Pubblicata la relazione del secondo semestre 2021 della Direzione investigativa antimafia che conferma la presenza di organizzazioni extraregionali

“La provincia di Pescara mantiene sempre alto il rischio di infiltrazione criminale”.

Così si legge nella relazione del secondo semestre della Dia (Direzione investigativa antimafia) del 2021. Parole che di fatto confermano quanto già emerso nei primi sei mesi e che individuano il territorio pescarese come “il più grande agglomerato urbano della Regione” e per questo “uno snodo di primaria importanza per quanto riguarda i collegamenti autostradali in particolare tra Roma ed il Sud Italia tra l’Adriatico settentrionale e meridionale ed è inoltre sede del più importante porto della regione. L’area metropolitana in virtù anche della sua posizione geografica parrebbe esposta al pericolo di infiltrazioni malavitose da parte di organizzazioni criminali in particolare pugliesi e campane, soprattutto nel settore industriale e commerciale”, si legge ancora nella relazione con, nel caso della Puglia, una sempre maggiore presenza della mala sanseverse. “Nel territorio in esame grazie anche ai collegamenti con i paesi balcanici si evidenziano significative presenze di comunità straniere, in particolare albanesi e macedoni, spesso coinvolte nel traffico di sostanze stupefacenti, nonché nello sfruttamento della prostituzione. Inoltre dalle risultanze investigative sull’intera area metropolitana si evidenzia la presenza di altri gruppi di etnia Rom che contribuiscono a fattispecie illecite quali spaccio di sostanze stupefacenti, usura, gioco d’azzardo, truffe, estorsioni e riciclaggio”.

Guardando alla regione nel suo complesso, la Dia rileva come il rischio di infiltrazioni criminali continui a provenire da fuori non essendoci organizzazioni mafiose autoctone in Abruzzo. Nello specifico nell'area appenninica si rileva la presenza soprattutto della malavita campana e laziale, mentre la fascia costiera è più esposta ad attività illecite quali lo spaccio degli stupefacenti, le estorsioni, lo sfruttamento della prostituzione e i reati predatori favoriti dalla presenza di gruppi criminali per lo più di matrice straniera.

Tra gli esempi lo smantellamento dell'organizzazioni individuata tra le provincie di Pescara e Teramo con diramazioni ad Ascoli Piceno e Rimini grazie all'operazione “Alento” del 1 novembre 2021 condotta dai carabinieri “a conclusione di un’indagine sull’intera filiera del narcotraffico dall’approvvigionamento in Belgio, Olanda e Germania, al trasferimento in Italia passando per l’Albania. La droga (cocaina e eroina) veniva nascosta in territorio abruzzese da dove all’occorrenza veniva dirottata verso le destinazioni finali in Marche ed Emilia. Agli arrestati è stata contestata l’aggravante della transnazionalità.

Particolare rischio, guardando alle zone interne, lo riveste la ricostruzione “post sisma” viste le ingenti somme pubbliche stanziate e questo “continua a costituire un’evidente attrattiva per le diverse matrici criminali e maggiormente per quelle geograficamente più vicine quali camorra, sacra corona unita e ‘ndrangheta”. “Tali contesti oggi - spiega ancora la Direzione investigativa antimafia - risentono anche delle ripercussioni della pandemia con un pesante impat- to sul quadro occupazionale, che ampliano il rischio sia di infiltrazioni criminali attraverso metodi corruttivi negli appalti pubblici e più in generale nelle attività delle pubbliche amministrazioni, sia di interferenze mafiose nei capitali sociali di ditte soprattutto aquilane apparentemente sane anche nella prospettiva del riciclaggio di capitali di provenienza illecita”.

Richiami importanti in questo senso sono venuti dalla presidente della corte d'Appello dell'Aquila Fabrizia Francabandera e dal presidente del tribunale di Avezzano che ha richiamato “il preoccupante fenomeno del riciclaggio e del reimpiego di capitali di origine illecita presente in quel circondario, oggetto di molteplici indagini da parte della Dda (Direzione distrettuale antimafia), che hanno dato luogo all’apertura di numerosi procedimenti penali (16 allo stato pendenti)”. In questo senso si ricorda la confisca del 6 agosto 2021 operata dalla Dia di Napoli del patrimonio mobiliare ed immobiliare riconducibile a un imprenditore aquilano per un valore complessivo di 3 milioni di euro ritenuto responsabile di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti nell’ambito dell’operazione denominata “Dama Bianca” coordinata dalla Dda di L’Aquila. Secondo le indagini un'attività illecita di trasporto di droga che aveva sostenuto con il supporto logistico insieme ad alcuni sodali di nazionalità albanese riconducibili a sue società. Altra operazione sempre all'Aquila quella della Magnetic box del 26 ottobre 2021 che “ha disarticolato un’associazione composta da soggetti di origine kosovara e albanese radicati nel tessuto sociale ed economico del capoluogo aquilano con una posizione privilegiata nel mercato degli stupefacenti”, spiega la relazione Dia.

Non assente dal territorio la criminalità nigeriana come dimostrano diverse operazioni condotte in Abruzzo.

In tema sisma importante l'attività svolta dal settore “Processi ricostruzione” incaricato di svolgere accertamenti antimafia a supporto delle prefetture territorialmente competenti nei territori colpiti da calamità naturali quali i terremoti che hanno interessato l’Abruzzo, l’Emilia Romagna e la provincia di Rieti. Nel secondo semestre del 2021 sul territorio sono stati fatti 10 accessi nei cantieri, sono state controllate 93 persone, 34 imprese e 72 messi. Due i provvedimenti interdittivi messi in atto per un totale di quattro in riferimento a tutto l'anno di riferimento.

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