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Cronaca

Abruzzo, una Regione che cade a pezzi?

Da sei giorni ormai, dopo l'ondata di maltempo che ha interessato il pescarese e la nostra Regione, decine di migliaia di cittadini vivono un vero incubo legato alla mancanza di energia elettrica ed acqua

E' bastata una breve (seppur intensa) ondata di maltempo per far tornare nuovamente e drammaticamente alla luce i gravi problemi e le preoccupanti carenze delle reti energetiche ed infrastrutturali della nostra Regione.

L'Abruzzo, infatti, cade letteralmente a pezzi: black out di diversi giorni per centinaia di migliaia di cittadini a macchia di leopardo su tutto il territorio causati dalla caduta o rottura di tralicci dell'alta e media tensione, condotte portanti dell'acqua potabile che cedono a causa degli smottamenti e dello scioglimento della neve lasciando a secco anche in questo caso decine di migliaia di persone.

Il caso dell'adduttrice Tavo, che rifornisce gran parte dei Comuni dell'entroterra vestino, è l'esempio lampante: due gravi rotture nel giro di 24 ore alle quali gli operai e tecnici Aca stanno cercando di porre rimedio, sottolineando però come nuovi guasti potrebbero avvenire da un momento all'altro, causati dalle frane ormai incontrollabili che stanno interessando la zona pedemontana fra Civitella Casanova e Farindola.

La domanda che si pongono tutti è scontata: di chi sono le responsabilità? Non si può rimanere indifferenti ad una situazione che preoccupa sia per l'emergenza tangibile di questi giorni, sia per il futuro del nostro territorio e la possibilità (diventata ormai quasi una certezza) che fra una settimana, un mese o un anno possano ripetersi situazioni simili o più gravi, con conseguenze ben più drammatiche di quelle viste fin'ora.

Non si può non pensare alle categorie sociali più deboli, come gli anziani soli, i malati cronici e le persone che vivono in contrade, frazioni isolate rimaste senz'acqua, senza luce e senza riscaldamento. Un plauso come sempre va fatto ai volontari della Protezione Civile e della Croce Rossa, sempre pronti a scendere in campo con dedizione e umanità mettendo a rischio anche la propria incolumità per fornire assistenza a chi è in difficoltà.

Ma tutto questo non basta, e non deve bastare.

Le istituzioni locali e nazionali, e gli enti preposti (e pagati dalla collettività) devono tornare a investire sulla prevenzione e sulla manutenzione. Pianificando interventi preventivi nei territori esposti a dissesto idrogeologico, rafforzando le reti e le infrastrutture con investimenti importanti che a lungo termine risulteranno senz'altro più convenienti rispetto alle spese ingenti da sostenere quando ormai l'emergenza è già in corso.

E soprattutto mettendo fine ai continui rimpalli di responsabilità fra amministrazioni, enti e Governo centrale. I cittadini aspettano risposte concrete, perchè è in gioco la loro sicurezza e il loro diritto di vivere serenamente e con dignità il proprio quotidiano.

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