Lorenzo Kamerlengo in 'Materia/Material' a Città Sant’Angelo

La mostra, a cura di Maurizio Vicerè, verrà inaugurata sabato 23 settembre alle ore 18,30. Solo attraverso un’ampia visione del termine scultura è possibile ridefinirne il concetto, ragion per cui talvolta è un’idea a muovere l’azione su un materiale ed altre volte è la fascinazione subita dal materiale stesso a dare inizio al transfer di idea/azione. 

Il lavoro di Lorenzo Kamerlengo (Pescara, 1988) è impregnato di nomadismo intellettuale e operativo. La sua vita eccede il luogo familiare tanto quanto la sua ricerca, che ne trascende la prassi per abbracciare l’uso di tecniche e mezzi espressivi diversi. Con questi dà vita a un corpo disarticolato di opere visive, plastiche e meta-spaziali. Silenzio, contemplazione, segno, gesto, processo, movimento, dissoluzione, archiviazione sono solo alcuni dei punti fondamentali che mappano gran parte del campo d’indagine dell’artista. Kamerlengo sembra interessarsi alla comprensione degli elementi primi e come questi attivino un corto circuito semantico-sensoriale, se messi in evidenza e sottoposti ad una certa cura.

Materia e Materiale compongono la diade su cui si basa l’operazione pensata per quest’occasione in funzione del Museo Laboratorio: agire sulla materia contemplandone il potenziale. In senso lato la materia è semplicemente tutto, l’uomo stesso è fatto di materia. Per quanto ne sappiamo non può essere annullata ma solo trasformata. All’uomo non rimane che applicare conversioni utilitaristiche a questa, alterandola in materiale che si moltiplica, si dispone, si combina o assume piccole e grandi modifiche chimico fisiche per diventare forma derivata e non più assoluta. 

I materiali scandiscono il tempo dell’uomo come lancette di un grande orologio. Ecco quindi spiegato – attraverso le parole dello stesso artista - il perché in modo sorprendentemente naturale quella che era una colonna per centinaia di anni improvvisamente cade a terra per l’azione del peso, del vento e della terra che si muove incessantemente. La colonna diventa un’alzata dove le coppiette di giovani romani in estate si stringono dolcemente vicino il Colosseo, finché non diventa sera. 

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