Fase 2, parla il commerciante pescarese Andrea Di Toro: "Riapriamo solo se in sicurezza. I clienti sostengano i negozi della città"

Andrea Di Toro, titolare di un negozio di abbigliamento e calzature uomo donna in viale Bovio, fa il punto della situazione sull’eventuale data di riapertura delle attività commerciali e sulla preparazione dei locali e della merce in vista della ripartenza

Cosa ne pensa della data del 18 maggio ipotizzata per la riapertura di attività come la sua?

Credo che sia stata una scelta giusta e strategica. Siamo in emergenza e come primo obiettivo c‘è la tutela della salute pubblica. Sarebbe inutile a mio avviso forzare le riaperture se non ci sono le persone che possono girare. Che senso avrebbe? L’unica riflessione che mi sento di fare è che forse il 18 maggio, se ci sono le condizioni di sicurezza, dovrebbero riaprire tutte le attività compresi bar e ristoranti in modo da far circolare più persone e creare introiti per le attività. Con guadagni risicati sarebbe inutile rialzare le saracinesche.

Come si sta preparando?

Prevedo una ripartenza molto lenta, è per questo che sto attivando una piattaforma di e-commerce dando la possibilità ai miei clienti di acquistare on line e ritirare, dal 18 maggio in poi, la merce in negozio. Inoltre vorrei lanciare un appello alle istituzioni locali affinché concedano per qualche tempo l’utilizzo del suolo pubblico in modo tale da distanziare i clienti anche all’esterno del negozio e agevolare eventuali file. Poi servirebbe una campagna di sensibilizzazione per le attività del territorio che vanno sostenute. Mi auguro che i pescaresi, e non solo, scelgano di far la fila fuori dalle attività del posto, quelle create da imprenditori locali, piuttosto che affollare i negozi in mano a multinazionali. Adesso servono scelte responsabili anche da parte dei clienti per poter tornare alla normalità. 

Ma c’è qualcosa che secondo lei non torna in tutta questa situazione?

Sì, sicuramente la scelta dei nostri distributori di vendere nel periodo del lockdown la merce on line, che è la stessa che noi commercianti abbiamo in negozio ferma da due mesi. Questo è un danno enorme che dovremmo affrontare al nostro rientro e ci faremo sicuramente sentire. Vendere gli stessi capi ad un prezzo stracciato facendoci concorrenza spietata è stata una scelta dannosa per l’economia dell’intero settore.

Cosa pensa delle molte aziende di abbigliamento che hanno riconvertito la produzione realizzando mascherine?

Credo che anche quello sia stato un danno per l’economia. Innanzitutto molte mascherine prodotte mancano di certificazione e inoltre si è trattato soltanto di un'escamotage per poter continuare a vendere la merce on line. E se vogliamo dirla tutta hanno tolto una fetta di mercato ai rivenditori autorizzati di dispositivi di protezione. Io credo che non ci si possa improvvisare nel lavoro, ognuno ha competenze specifiche per quello che fa.

Lei dovrà sanificare il negozio e la merce, si sta già informando come fare?

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Tornando alle competenze, non può capire quante proposte di aziende che offrono sanificazioni di locali mi sono arrivate in questi giorni. Ma anche in questo caso bisogna essere oculati e scegliere chi ha le reali competenze per poterlo fare. Il nostro oltretutto è un settore particolare perché il cliente ha necessità non solo di provare il capo ma anche di toccarlo, sentire il tessuto con la mano. Sarà una grande sfida ma sono certo che con la collaborazione di tutti, clienti compresi, ce la faremo.
 

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