Economia

L'allarme lanciato dalla Cna costruzioni: "Materie prime alle stelle nell'edilizia, il superbonus 110% rischia di essere vanificato"

L'associazione di categoria parla di aumenti spropositati e di speculazioni per le materie prime che rischiano di ridurre ulteriormente i guadagni delle imprese edili

Il superbonus 110% per l'edilizia rischia di essere vanificato dall'aumento dei prezzi delle materie prime, con effetti negativi sugli interventi di riqualificazione e ristrutturazione energetica. L'allarme è stato lanciato dalla Cna costruzioni Abruzzo, in base ad un'indagine condotta dal centro studi nazionale della confederazione artigiana, dove emergono numeri allarmanti sul fronte dei rincari per le materie prime necessarie ai lavori. Il presidente regionale Malvone indica aumenti fino al 65,9% nei serramenti, il 56,3% dell’installazione e il 55,4% dell’edilizia per un settore che dalla crisai del 2008 continua a soffrire e che è stato nuovamente messo in ginocchio dalla pandemia. Il coordinatore regionale Calice:

"Un effetto moltiplicatore che si estende sulla organizzazione stessa delle imprese, che hanno visto crescere sia competenze che “catalogo”: il 33,7% ha infatti ampliato il ventaglio dell’offerta di lavori e servizi, adeguandola agli interventi sostenuti; il 27,8% ha assunto nuovo personale; il 23,3% sta sperimentando nuovi fornitori».

Un effetto benefico a 360 gradi, come si vede, sul quale tuttavia rischia ora di abbattersi una fiammata dei prezzi che il Centro studi nazionale della Cna definisce senza mezzi termini “da paura”. Una esagerazione? Non si direbbe proprio, stando alle cifre messe nero su bianco dall’indagine: in un anno gli aumenti più importanti hanno riguardato i metalli (+20,8%), con punte che superano il +50%; i materiali termoisolanti (+16%) con punte che oscillano tra il +25% e il +50%; i materiali per gli impianti (+14,6%), con punte che superano il +25%, e il legno (+14,3%)"

Per gli altri materiali abbiamo aumenti fra il +9,4% di malte e collanti e il +11,3% dei laterizi, sotto al 10'% per impiantistica e serramenti. In questo modo i margini di guadagno per le aziende, spiega Malvone, sono drasticamente ridotti a causa di una speculazione inaccettabile, senza poter adeguare i contratti già sottoscritti in quanto per legge occorre giustificare i costi con i prezzari ufficiali non ancora aggiornati

"Ne deriva dunque, oltre a un danno per le imprese di minori dimensioni un rischio per il “sistema Italia, con ripercussioni sull’intero sistema Italia, in termini di mancata crescita dell’occupazione, dei consumi, del prodotto interno lordo e delle entrate fiscali."

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