La marineria di Pescara ribadisce il no al fermo biologico: "Grave danno alla pesca ed alla ristorazione"

Incontro questa mattina alla presenza del sottosegretario L’Abbate, del senatore D’Alfonso, del sindaco di Pescara Masci e del vicepresidente di Confcommercio Pescara Padovano

No al fermo biologico della pesca dal 13 agosto al 23 settembre, che porterebbe un grave danno non solo alla marineria abruzzese e pescarese ma anche al settore della ristorazione, dopo i problemi causati dal lockdown durante il quale le imbarcazioni sono già state ferme per due mesi.

Lo ha ribadito il vicepresidente di Confcommercio Pescara Padovano, durante l'incontro che si è tenuto questa mattina alla presenza del sottosegretario L’Abbate, del senatore D’Alfonso e del sindaco di Pescara Masci. L'obiettivo era fare il punto dela situazione sul fronte del comparto pesca e sulla possibilità di non procedere con il fermo programmato dal 13 agosto al 23 settembre.

Un nuovo stop, dopo quello dovuto alla pandemia, metterebbe in ginocchio quindi non solo la marineria di Pescara ma anche l'indotto del food e della ristorazione, e Padovano parla di una "punizione" ingiusta per un prodotto tipico locale che ogni anno viene ripetuta e quest'anno assume contorni ancora più pesanti considerando i due mesi di blocco forzato dovuti al Coronavirus.

Per questo oggi ho chiesto al sottosegretario L’Abbate di prendere in esame questa situazione e di
analizzarla in maniera sperimentale, considerando che le nostre richieste sono state anche avallate da uno studio dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo che ha certificato come il fermo tecnico dei due mesi di marzo e aprile scorso è stato di gran lunga più importante del fermo tecnico che andremmo a fare tra breve.

Il sottosegretario si è impegnato per far rivedere il regolamento, posticipando il fermo fra agosto e settembre ed approfittando del tempo a disposizione per avere una rimodulazione. Padovano ha ribadito anche che se il problema è un accordo fra le Regioni, occorre che il senatore D'Alfonso si faccia portavoce per un documento comune per chiedere al Governo di non firmare il provvedimento.

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