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VIDEO | Violenza sulle donne, il fenomeno non si arresta e peggiora la gravità dei maltrattamenti: il report dell'associazione Ananke

Rispetto all'anno scorso il numero delle donne che ha subito abusi e si è rivolto almeno per un primo contratto al centro antiviolenza è cresciuto del 4 per centro, la presidente Capisciotti: "Il fenomeno è legato ad una dimensione culturale, ma la rete di supporto funziona"

Una crescita del 4 per cento di richieste di aiuto fatto anche di violenze che, in termini di tipologia, sono sempre peggiori. Lo spiega la presidente dell'associazione Ananke Brunella Capisciotti a margine della conferenza nel corso della quale sono stati illustrati i numeri registrati dal centro antiviolenza della stessa associazione.

Nel 2022, dunque, sono aumentate le donne che almeno un contatto con il centro lo hanno avuto: 288 quelle che hanno telefonato nel periodo 1 novembre 2021-31 ottobre 2022 a fronte delle 262 dello stesso periodo riferito agli anni 2020-2021. Un dato che parla di un fenomeno che non si arresta e che si traduce soprattutto in violenza psicologica con 131 casi rilevati, violenza fisica che ne conta 96, violenza economica con 67, stalking con 30 casi e 29 violenze sessuali.

Non tutte proseguono poi nel percorso, ma tante sono state quelle che lo hanno fatto come emerge dal report presentato. Complessivamente ne sono 197. Numero che include quelle che già lo avevano avviato più quelle prese in carico nell'ultimo anno che sono state il 3 per cento in più rispetto al 2021. A queste si aggiungono le 21 donne che sono state allontanate dal luogo dove subivano la violenza.

A differenza di quanto normalmente si è portati ad immaginare nella fotografia scattata emerge come la violenza sulle donne non caratterizza le classi marginali, ma attraversa trasversalmente tutta la società in termini sia economici che culturali.

Lo dimostra il fatto che le donne che subiscono di più violenza hanno un'età tra i 40 e i 49 anni e che hanno un livello di istruzione medio e alto tanto è vero che il 44 per cento di loro ha un diploma e il 17 per cento una laurea. Il 47 per cento di loro ha un lavoro, il 35 per cento no, ma va detto che anche chi ha un'occupazione non riesce a raggiungere l'indipendenza economica ed è un fattore questo che rende difficile uscire dalla morsa della violenza laddove la dipendenza dall'uomo diventa determinante. Ancor più sconcertante il dato sulle inoccupate che sono il 35 per cento, ma con il 18 per cento di loro che il lavoro lo ha perso proprio a causa delle violenze subite o perché impedita dal maltrattante nel cercarlo. Cresce tra le donne vittime di violenza quelle che hanno un'età compresa tra i 50 e i 59 anni, una crescita del 21 per cento. Considerando le due fasce di età maggiormente interessate dal triste fenomeno la conseguenza più ovvia è che la gran parte di loro ha figli a carico (il 70 per cento) con gli stessi che hanno assistito alla violenza del 78 per cento dei casi se non l'hanno addirittura subita: dato questo che riguarda il 69 per cento dei ragazzi maggiorenni e minorenni. Al centro antiviolenza Ananke si sono rivolte soprattutto donne che vivono a Pescara (il 78) per cento, cui segue l'11 per cento della provincia di Chieti, il 3 per cento del teramano e l'un per cento del chietino. Da fuori regione il 3 per cento dei casi.

A perpetrarla la violenza è soprattutto il partner sia esso coniuge, convivente o fidanzato. Un dato pari al 46 per cento cui segue quello degli ex partner responsabili nel 35 per cento dei casi delle violenze. Discorso simile in quanto ad età e titolo di studio per quanto riguarda il maltrattante. Sono soprattutto italiani (78 per cento), hanno prevalentemente un'età tra i 40 e i 49 anni (26 per cento) e un titolo di studio medio o alto con il 18 per cento diplomato e il 14 per cento laureato. La gran parte di loro ha un lavoro (il 60 per cento): solo l'8 per cento è disoccupato e questo dimostra quanto la dipendenza economica sia forte all'interno della relazione e, come detto, anche la difficoltà di denunciare la violenza.

A cambiare è anche il modo in cui si arriva a chiedere aiuto e in questo senso è la rete interistituzionale a dare i risultati migliori: parliamo di forze dell'ordine, servizi sociali ed Asl. Questo però vuol dire che sono meno quelle che arrivano a chiedere aiuto tramite il 1522 (numero nazionale antiviolenza e stalking) che registra un calo di richieste così come il numero di donne che ai centri arriva grazie all'aiuto di amici e parenti.

E' soprattutto l'ascolto e il supporto emotivo quello che si chiede ai centri cui ci si rivolge. Di buono c'è il dato sulla richiesta di informazioni sulle attività del centro pari al 73 per cento. Scendono invece le richieste di consulenza legale passate dal 58 per cento del 202 al 50 per cento di oggi. Stessa cosa per il supporto psicologico passato dal 34 per cento al 23 per cento e per l'accompagnamento alla ricerca di un lavoro che era dell'11 per cento due anni fa e del 9 per cento oggi. A crescere è la richiesta di autonomia abitativa che dall'8 per cento del 2020 è passata al 17 per cento del 2022.

Per quanto riguarda le azioni avviate dalle vittime di violenza, il 41 per cento delle donne ha avviato un percorso di fuori uscita dalla violenza arriva al Centro dopo aver già avviato altre azioni: il 30 per cento ha già un avvocato personale, con conseguente coinvolgimento del tribunale dei minorenni nel 4 per cento dei casi e del tribunale ordinario nel 5 per cento dei casi. Il 33 per delle donne accolte ha inoltre già avviato un percorso giudiziario e denunciato. Ed il 20 per cento si è recata presso il pronto soccorso. Il 12 per cento delle donne accolte ha inoltre avviato un percorso psicologico ed un 4 per cento si è rivolta al servizio minori.

In sitensi, come spiega Capisciotti, quello che continua ad emergere è "un fenomeno legato alla dimensione culturale che si esplica nelle relazioni di intimità" per cui quel cambio di passo di cui tanto si parla ancora non c'è sebbene la rete funzioni e riesca a dare supporto alle donne che hanno il coraggio di iniziare una nuova vita. A dimostrarlo, conclude la presidente Ananke, il fatto che il gesto peggiore, ovvero il femminicidio "non ha visto cambiare il numero nel corso degli anni". 

Da questo punto di vista però una sentenza che ha dato una svolta c'è stata. E' arrivata da Bologna e oggi è stata protagonista dell'incontro organizzato in Comune dall'assessorato alle politiche sociali guidato da Adelchi Sulpizio che l'attenzione l'ha posta anche sull'importanza del Cam, il centro che si rivolge agli uomini maltrattanti avviato proprio grazie all'impegno dell'amministrazione. 

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