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VIDEO | "Natura morta in un fosso" è più di un giallo sull'orrore del femminicidio: è il 'sorriso amaro' che fa vacillare ogni certezza

Questa sera al Flaiano l'ultimo appuntamento pescarese con lo spettacolo messo in scena dall'attore e regista Giampiero Mancini che con gli attori Giovanni Scognamiglio ed Emanuela Di Nicola spiega perché questo è uno spettacolo "che si deve andare a vedere"

Quel corpo abbandonato in un fosso, quella “natura morta” che ormai silente apre uno squarcio nella quotidianità. Una quotidianità fatta di relazioni, di pensieri e di esigenze dove la tragedia trova anche quel sorriso amaro tipico della commedia all'italiana, ma capace di esprimersi attraverso un linguaggio che va dritto al cuore, soprattutto dei più giovani.

“Natura morta in un fosso” è questo è molto altro. E' la storia di un femminicidio sì, della vita di una 19enne strappata troppo presto alla vita, ma è anche tutto ciò che ruota attorno alla sua morte e quella che era la sua vita, fatta di rapporti anche familiari dove la madre diventa simbolo di un lutto inconsolabile, ma anche tramite per parlare proprio a quella generazione così fragile che di punti di riferimento ha bisogno e che nelle sue parole può comprendere l'orrore e la profondità di un gesto tanto aberrante. Lo spettacolo è sold-out da giorni e lo è da quando, quattro anni fa, ha iniziato il suo tour abruzzese. Questa sera l'ultima pièce  frutto della brillante creatività di Fausto Paravidino al teatro Flaiano di Pescara. L'appuntamento è alle 20.45 per tornare poi domani di nuovo protagonista a L'Aquila alle 18.30.

Di questo giallo che è ben più di un giallo e che dietro il mistero nasconde l'autenticità di una quotidianità che ci porta dritti sul palcoscenico, abbiamo parlato con l'attore e regista Giampiero Mancini cui e due attori del cast: Giovanni Scognamiglio che interpreta il poliziotto chiamato a risolvere il caso al fianco del commissario interpretato da Mancini ed Emanuela Di Nicola chiamata ad interpretare quella madre che sarà costretta a guardare in faccia ad un'altra dura verità, la fine del matrimonio con il padre di Elisa, la giovane trovata in quel maledetto fosso e attorno a cui si sviluppa l'intricata trama.

Con loro, in scena, il fidanzato della giovane, uno spacciatore, una prostituta e un medico legale. Da loro una storia di femminicidio dove per il perbenismo e l'ipocrisia spazio non c'è. “Si viene a vedere uno spettacolo molto duro che parla con schiettezza di un tema terribile in cui il femminicidio è solo l'apice di una serie di violenze. Usiamo le famose quattro lettere di mametiana memoria per avvicinarsi più alla realtà”, spiega Mancini sottolineando la crudezza che c'è anche nel linguaggio dei personaggi, differente per ognuno di loro. Un tema duro e difficile dove a strappare "l'amaro sorriso" è il detective Scognamiglio napoletano e quello che, come spiega l'attore, “alleggerisce questo dramma” altrimenti “intollerante”.

In questo scenario si incastona la figura della mamma di elisa con la Di Nicola che sottolinea come le mamme, così come la cronaca spesso ci mostra, “vivono di pancia prima che con il cervello il dolore”. Nessun patetismo, solo autenticità e da lei quel messaggio ai ragazzi chiamati a combattere contro un fenomeno che sembra non voler mai lasciare pagine di giornali e titoli di telegiornali. Un messaggio di comprensione, spiega, perché possano essere “più sicuri” riducendo così al minimo la possibilità che diventino “soggetti a rischio”. Una figura chiamata, come spesso accade, a trovare una forza dirompente per affrontare il dramma che sfocia anche nella consapevolezza della fine del matrimonio a cui né lei né suo marito, prima del dramma, avevano il coraggio di mettere fine. 

Non c'è contrizione, c'è consapevolezza o forse sarebbe meglio dire un viaggio introspettivo dove il sorriso è quella marcia in più che sdrammatizza, ma fa arrivare dritto al cuore quel messaggio amaro che si racchiude tutto in quel corpo abbandonato, ma non dimenticato.

“Quello che ci ha sempre commosso in questo toru abruzzese è che veramente sono venuti a vederci tantissimi ragazzi probabilmente per la prima volt anella loro vita" spiega Mancini che curiosamente è di nuovo nei panni di un detective. Ruolo rivestito l'ultima volta, in ordine di tempo, nella fiction di successo Rai Mentre ero via per la regia di Michele Soavi con Vittoria Puccini, ma che ha interpretato anche in Come un delfino-la serie, al fianco di Raoul Bova e perfino nel film hollywoodiano Hard Night Falling al fianco di Dolph Lundgren, il mitico Ivan Drago.

"Il teatro civico nel suo più alto impegno – conclude l'attore e regista – con questo spettacolo esaurisce se stesso e risponde anche alle sue esigenze più strutturali. 'Natura morta in un fosso' è uno spettacolo che si deve andare a vedere” e, aggiungiamo noi, anche sentire lasciando che la profondità del racconto scavi anche dentro le nostre emozioni più profonde.

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