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VIDEO | La Cgil in piazza contro la manovra, dalla sanità alla scuola è "Tutto sbagliato: non dà al Paese le risposte che merita"

Aumento della precarietà in tutti i settori a cominciare dalla sanità, disuguaglianza sociale su pensioni e lavoro, ma anche diminuzione del diritto allo studio per l'Abruzzo e le regioni del sud con la regione che rischia di perdere 40 istituti con il dimensionamento: il sindacato lamenta il mancato ascolto e chiede a Roma di rivedere la legge di bilancio per tutelare i cittadini piegati da un momento storico difficilissimo

Erano praticamente tutte le sigle della Cgil presenti allo sciopero generale del sindacato proclamato oggi e che a Pescara si è svolto in piazza Alessandrini, proprio sotto la sede dell'assessorato alla sanità settore colpito ancora una volta, denuncia la Cgil, dalla manovra di bilancio del governo. Ma anche scuola, pensionati e altri settori che fanno riferimento alla società civile sono scesi in piazza per chiedere modifiche ad una legge che è “iniqua e ingiusta”, afferma il segretario provinciale Luca Ondifero. “Riteniamo che non dia le risposte che il Paese merita in questo momento. Non risponde alle promesse elettorali che hanno fatto sì che ci fosse una maggioranza chiara e politica in questo Paese, non risponde ai problemi della gente che ha bisogno; non risponde al lavoro; non risponde ad un nuovo modello del fisco e non risponde nemmeno alla dinamica di salari e pensioni. Quindi quello della salute che è un punto nevralgico e per cui abbiamo deciso di manifestare proprio qui”.

“E' una sanità a pezzi. La regione non riesce ad erogare servizi” aggiunge il segretario provinciale della Filcams Cgil Davide Urbano, ricordando che proprio il sindacato ha protestato contro la “privatizzazione” del pronto soccorso per la decisione di esternalizzare il servizio per i codici bianchi e verdi e denunciando i lunghissimi tempi di attesa per le visite specialistica e la mole di pratiche ferme per l'invalidità. Con questa manovra, aggiunge, “non sono state date risorse alla sanità come non sono state date a salari e lavoratori dipendenti favorendo i più ricchi per penalizzare i più poveri. E' una manovra che attacca la povertà e la precarietà” con questa che sarebbe incrementata dall'estensione dei voucher, prosegue, che colpirebbero ancora una volta soprattutto i lavoratori del turismo e quindi gli stagionali. “Protestiamo per questo portando avanti le nostre rivendicazione e le nostre proposte che il governo non ha ascoltato. Anzi non ci ha proprio ascoltato: è stata la modalità sbagliata dal principio”.

Presenti per la Flc Cgil e quindi per la scuola, il coordinatore Abruzzo-Molise Pino La Fratta e il segretario nazionale Alessandro Rapezzi. Il primo denuncia i tagli al settore con una manovra che con il dimensionamento rischia, ribadisce come fatto dal sindacato nei giorni scorsi, di veder chiudere almeno 40 istituti sul territorio. “Non ci sono poi le risorse per i rinnovi dei contratti. Non si interviene per stabilizzare i 5mila delle scuole abruzzesi, ma anzi si procede ai tagli di organico visto che non è stato stabilizzato neanche l'organico covid e parliamo di oltre 2mila precari. Si sono fatte tante chiacchiere – incalza – e alla fine si sono sprecate tante risorse con misure inutili, pensiamo ai banchi a rotelle, e non si interviene sul sistema istruzione. In più – precisa – c'è un altro tempo: quello dell'autonomia differenziata. Bisogna stare molto attenti perché per il nostro settore potrebbe significare regionalizzazione dell'istruzione che spaccherebbe e dividerebbe in due l'Italia. Noi chiediamo a tutte le istituzioni locali, compresi i parlamentari abruzzesi e il presidente della Regione Marco Marsilio di tutelare il diritto all'istruzione dell'Abruzzo e del sud che rischia di essere svantaggiato dalla manovra”.

Che il dimensionamento potrebbe portare alla chiusura di molti istituti e dunque anche ad un ulteriore delle spopolamento delle aree interne lo conferma anche Rapezzi. Tutta sbagliata la manovra perché, spiega, arriva “in un momento terribile in cui si registra un calo demografico pazzesco a testimonianza di una migrazione verso altre destinazioni dei cittadini del nostro Paese. Noi dovremmo investire sulle persone proponendo di più per la scuola e far sì che le persone restino attaccate al loro territorio. Riorganizzarla vuol dire allontanare e rendere ancora più difficile l'accesso all'istruzione. E' ora che bisogna investire nelle scuole più vicine e quindi più piccole: fare cioè l'operazione contraria a quello che vuole fare questo governo”.
Sul se vi sia possibilità di rivederla la manovra risponde Ondifero: “credo di sì, Nel momento in cui c'è una parte del Paese che continua a mostrare dissenso, ma soprattutto una condizione di disagio complessivo dove non si arriva a pagare bollette, non si hanno gli strumenti per andare avanti e dove la povertà aumenta visto che si contano oltre 5milioni di poveri che diventano 10 milioni in termini di povertà relativa, riteniamo che ci possano essere margini per cambiare la manovra da subito e anche nel futuro”.

Se la Cgil sciopera la Uil domani manifesta davanti alla prefettura di Pescara per dire "no" all'attuale manovra.

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