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Martedì, 16 Agosto 2022

VIDEO | Sanità, il modello della Nuova Pescara per ottenere il Dea di II livello: in gioco c'è la vita dei cittadini

A lanciare la proposta l'omonima associazione che chiede un incontro alla Regione, l'Abruzzo è l'unico territorio a negare "un servizio salvavita": superare i confini istituzionali della Asl perché la città adriatica ottenga il riconoscimento

Applicare il modello della Nuova Pescara anche alla sanità, così da abbattere confini che sono meramente istituzionali e che da sei anni tengono al palo l'Abruzzo, unica regione senza un Dea di II livello: il dipartimento emergenza-accettazione che non può che essere fatto a Pescara il cui ospedale è l'unico che ha i numeri necessari ad ottenerlo come previsto dal decreto ministeriale 70, il noto decreto Lorenzin.

E' il chiaro messaggio che arriva dall'associazione Nuova Pescara e il suo presidente Marco Camplone, il consigliere comunale di Azione Carlo Costantini che promosse il referendum che portò al “sì” per la fusione, il dottor Antonio Ciofani portavoce dell'associazione Consulta clinica per il riconoscimento del Dea di II livello per Pescara, il presidente della fondazione PescarAbruzzo Nicola Mattoscio e Filiberto Mastrangelo, medico e tra i fondatori dell'associazione Nuova Pescara. L'Abruzzo è l'unica regione, tuona Ciofani, che si vista bocciare per otto volte negli ultimi cinque anni e dunque sia dalla precedente amministrazione regionale che dall'attuale, il riconoscimento “negando un servizio salvavita agli abruzzesi” che sono costretti a rivolgersi a strutture fuori regione. “La frammentarietà dei reparti ad alta intensità che c'è oggi si traduce nel fatto che un paziente grave e critico politraumatizzato, ad esempio, viene sballottato da un ospedale all'altro e spesso muore”, afferma. Uno stallo, sottolinea Costantini, determinato dai campanilismi che vanno superati o si finisce per continuare a negare, aggiunge Mattoscio, un diritto costituzionale ai cittadini abruzzesi “oggi di serie B”..

“La Nuova Pescara – dichiara Costantini - è nata per superare i confini istituzionali che servivano alla politica non ai cittadini. Oggi ci sono confini istituzionali che separano la Asl di Pescara e quella di Chieti e i loro ospedali e i confini istituzionali dei collegi in cui vengono eletti i consiglieri regionali. Gli anni di ritardo sono riconducibili alle guerre di campanile perché gli eletti coltivano i territori e considerano prevalente l'interesse personale ad un progetto che rende oggi l'Abruzzo in ritardo rispetto al resto dell'Italia: da sette anni non ha una rete ospedaliera con un Dea di II livello e questo blocca gli investimenti. Quando l'altro giorno al consiglio comunale di Chieti – incalza - si è discusso del fatto che servono più investimenti, qualcuno avrebbe dovuto spiegare che non arrivano perché la politica non si mette d'accordo” e questo, in sostanza, tiene bloccati gli investimenti previsti dall'articolo 20 della legge del 1988 sulle infrastrutture sanitarie. Per questo Camplone chiede un confronto pubblico con i tecnici della Regione e chi oggi guida l'ente perché si abbattano i confini istituzionali attraverso una nuova fusione, questa volta quella delle aziende sanitarie di Pescara e Chieti, che porti ad istituire il Dea di II livello nella città adriatica.

E' impensabile, aggiunge Ciofani, che il Santo Spirito sia classificato ad esempio come l'ospedale di Sulmona là dove il primo ha 650 posti letto e il secondo 150, oltre ai 97mila accessi a fronte dei 18mila del presidio aquilano. Sono dunque i numeri e la casistica a determinare quale ospedale deve avere il riconoscimento, sottolineano tutti, e quei numeri ce li ha solo l'ospedale di Pescara. Dopo l'ultima “sonora bocciatura del tavolo interministeriale”, come l'ha definita Ciofani, con cui alla Regione è stato chiesto di individuare la struttura che deve averlo, bisogna dare una risposta chiara perché, conclude Mastrangelo, “qui c'è in gioco la vita di tutti i cittadini della regione”.

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