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Domenica, 25 Settembre 2022

VIDEO | I ragazzi del Fridays for Future scendono in strada e fermano la città: "Chiediamo di essere ascoltati" [FOTO]

Dai politici non si sentono rappresentati e oltre che per la tutela ambientale oggi protestano contro l'alternanza scuola lavoro: toccante il ricordo rivolto ai ragazzi che hanno perso la vita durante gli stage

Forse non erano tanti, ma il loro corteo ha costretto tutti a fermarsi e sentire le loro voci. Ascoltarli poi, è tutta un'altra storia.

Di essere ascoltati, infatti, lo chiedono ai governi di tutto il mondo, compreso quello che da lunedì 26 settembre guiderà il Paese. Sono i ragazzi del Fridays for Future e questa mattina sono scesi in strada anche a Pescara per manifestare. Un corteo rumoroso che ha mandato in tilt, al suo passaggio, il traffico cittadino. Scortati dalle forze dell'ordine hanno attraversato la città partendo da piazza Salotto, attraversando poi corso Umberto e procedendo lungo tutto corso Vittorio Emanuele per arrivare fino alla Madonnina dove, dopo un dibattito, hanno pulito la spiaggia antistante quello che è uno dei simboli della città.

Ambiente sì, ma inteso nel senso più ampio. La loro protesta è perché possano vivere in un ambiente sano a livello paesaggistico, ma anche umano e lavorativo. Il momento più sentito della mattinata quello vissuto davanti Comune. Hanno esposto un lenzuolo bianco. Pochi minuti dopo si è tinto del rosso delle impronte delle loro mani: il loro modo per ricordare i troppi studenti morti durante gli stage e di protestare contro il modello scuola-lavoro. Un pensiero che hanno rivolto in particolare a Lorenzo, Giuseppe e Giuliano, ultime vittime in ordine di tempo.

La protesta dei ragazzi di Fridays for Future

“Stiamo vivendo una forte crisi climatica e democratica e abbiamo deciso di fermarsi davanti al Comune per dare fastidio, per farci sentire veramente perché on ci hanno ascoltato, non ci hanno risposto e scenderemo in piazza ogni volta che serve”, ci dice Camilla che si fa portavoce dei manifestanti. “Siamo il futuro che si ribella”, questo il grido che li accompagna durante tutta la sfilata. Si definiscono in tanti modi: anticapitalisti, antifascisti, panfemministi e ambientalisti. A guardarli, al di là delle definizioni, appaiono semplicemente come dei ragazzi che chiedono risposte su un futuro oggi più che ma incerto e che hanno fatto propria la battaglia della tutela ambientale e che, scrivono nei loro striscioni un cambiamento lo vogliono, ma non quello climatico. “Ci avete rotto i polmoni” si legge su uno dei cartelli che portano con loro e l'ironia non manca quando nel corteo spunta lo striscione “lu carbon sol p la vrace” (il carbone solo per la brace”. Non mancano i cori contro il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani.

Giovani e distanti da una politica che, affermano, non è capace o forse non vuole ascoltarli. Domenica alcuni di loro, i maggiorenni, per la prima volta entreranno in una cabina elettorale. A Camilla chiediamo cosa pensano della politica attuale e la risposta è chiarissima: “pensiamo che le politiche attuali non hanno un minio di occhio di riguardo per l'ambientalismo e spesso sono molto fumo e niente arrosto e noi come giovani non ci sentiamo rappresentati dai politici che abbiamo attualmente al governo”. Oggi a manifestare sono andati senza simboli politici, solo con le loro idee di ragazzi che la vita iniziano ora ad affrontarla, ma che con la loro marcia pacifica, al di là delle convinzioni dei singoli, hanno ricordato a tutti l'importanza di protestare perché per fare rumore non serve essere tanti, ma avere le giuste motivazioni.

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