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VIDEO | Pronto soccorso, in tanti al presidio della Cgil: "A rischio c'è la tutela della salute, 'no' alla privatizzazione" [FOTO]

Il presidio di emergenza-urgenza simbolo della manifestazione per denunciare le sempre crescenti difficoltà di accedere alla sanità gratuita e l'assenza di una rete territoriale di assistenza: "basta con la visione ospedalocentrica e i precari vanno assunti"

All'ingresso del pronto soccorso una serie di cartelli stampati nel formato dei classici cartelli di “vendita” con tutti i tempi di attesa per una visita specialistica all'ospedale di Pescara. Cartelli tra cui spicca quello delle visite per l'invalidità civile: oltre 10mila, si legge, le richieste in attesa di n appuntamento.

Cgil manifestazione pronto soccorso 7

Il simbolo della manifestazione che la Cgil ha tenuto questa mattina proprio lì davanti partendo dai disagi del pronto soccorso come simbolo di una sanità che non funziona denunciano e che rischia ora di essere privatizzata a cominciare proprio dall'intenzione messa nero su bianco su una delibera della Asl, di esternalizzare il servizio dell'emergenza urgenza per i codici bianchi e verdi. Solo la punta di un iceberg afferma oggi il sindacato sostenuto da cittadini e associazioni.

C'è anche lo Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, a cui dà voce la segretaria Alessandra Di Simone che proprio sul pronto soccorso afferma: “Si arriva e non si sa quanto si deve aspettare. Spesso l'Azienda invita le persone a non accedere al presidio per la febbre alta o altri problemi che non ritengono sia il caso di curare in quella sede, ma il tema è qui dove va il malato che non si sente sicuro nella propria abitazione se non ha una rete sanitaria adeguata. Non c'è una casa della salute, non c'è un luogo dove è possibile accedere se non nelle ore strettamente legate alla presenza del medico di base. Tutto questo è inaccettabile. Abbiamo bisogno che la sanità pubblica torni al centro del dibattito politico. Bisogna fare investimenti e assumere il personale sanitario, non solo qui in Abruzzo, ma in tutto il Paese”.

Alcuni esponenti del sindacato a margine della manifestazione hanno incontrato la direzione Asl per chiedere impegni precisi su tutti i temi che riguardano la sanità: dal pronto soccorso al potenziamento della rete territoriale, passando per la digitalizzazione e la necessità di stabilizzare il personale e fino alle lunghe liste d'attesa che troppo spesso costringono il ricorso al privato accessibile però solo a chi ha sufficiente disponibilità economica per andarci. Per gli altri quello che viene a mancare è dunque proprio la garanzia gratuita della cura sancita dall'articolo 32 della costituzione. Mobilità passiva dunque e rinuncia alle cure fanno da corollario a una situazione che si vive in tutto il Paese e dunque anche in Abruzzo e a Pescara dove il sindacato di privatizzazione non vuole proprio sentire parlare e per la carenza di personale al pronto soccorso, come aveva anticipato a Il Pescara Massimo di Giovani (Fp-Cgil) la proposta che si avanza alla Asl è quella di fare un bando che preveda il contratto a tempo indeterminato e non determinato e anche un tempo più ampio per presentare le domande: troppo poco una settimana e se deserto è andato è probabile che ciò sia avvenuto anche perché si parla sempre di precarietà, sentita in modo ancor più forte là dove si tratta di lavorare in trincea.

"No" alla privatizzazione del pronto soccorso: il presidio della Cgil

Che il pronto soccorso diventa dunque il simbolo di una protesta ben più ampia lo conferma la segretaria generale della Fp-Cgil regionale (Funzione pubblica) Paola Puglielli. “Chiediamo il potenziamento della sanità pubblica. Siamo stufi e stanchi anche come cittadini di vedere un progressivo depauperamento del perimetro pubblico. Nel corso del tempo con il blocco del turn over e i tagli lineari alla sanità le nostre città, i nostri cittadini e le nostre cittadine, hanno visto comprimersi il bisogno di salute. E' questo il ragionamento alla base di questa rivendicazione. In questi primi minuti – aggiunge – abbiamo visto arrivare diverse ambulanze perché ormai sul territorio non c'è più nulla. Chi sta male deve venire al pronto soccorso e questo determina una dimensione ospedalocentrica che non fa bene né alla gestione della cosa pubblica né a dare una risposta efficace ed efficiente in termini di diritto alla salute”.

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