Mercoledì, 17 Luglio 2024

VIDEO | Premi Flaiano: le interviste ad alcuni dei vincitori della 51esima edizione

Prima di salire sul palco di piazza Salotto alcuni dei protagonisti della serata finale hanno incontrato la stampa. Con alcuni abbiamo parlato anche noi de IlPescara: per tutti vincere il Flaiano è "una grande emozione"

È all'Hotel Villa Maria che alcuni dei protagonisti di quella che è stata la serata finale dei Premi Flaiano che ha confermato le aspettative in una gremita piazza Salotto, che alcuni dei protagonisti della 51esima edizione hanno incontrato la stampa. Con alcuni di loro abbiamo scambiato quattro chiacchiere anche noi de IlPescara, parlando dei progetti riusciti che li hanno portato fino al palcoscenico di Pescara, dei progetti futuri, ma anche dell'emozione di ricevere un premio intitolato a un grande intellettuale del '900 che il secolo scorso con la sua scrittura, per il cinema e non solo, lo ha segnato, interpretato e soprattutto letto andando ben oltre il suo tempo e raccontando l'Italia che era e che sarebbe stata.

Per problemi tecnici non siamo riusciti a inserire l'intervista fatta a Francesco Piccolo che insieme a Francesca Archibugi, Giulia Calenda e Ilaria Macchia si è aggiudicato il premio per la miglior sceneggiatura televisiva per la serie televisiva Rai “La Storia”, ma è proprio con lui che vogliamo partire perché il Premio Flaiano è un premio in cui proprio la sceneggiatura rappresenta un elemento distintivo dato che fu proprio il compianto eclettico intellettuale a firmare quelle dei più grandi capolavori cinematografici di Federico Fellini.

“Flaiano è un mito per chi scrive e per chi fa lo scrittore e lo sceneggiatore – esordisce quando gli chiediamo cosa significa oggi esserlo – e quindi il Premio Flaiano per me è molto importante. Essere sceneggiatore oggi rispetto al passato ha un valore e forse anche una autorevolezza maggiore. Forse gli sceneggiatori di quel tempo pensavano a questo mestiere con la leggerezza, ma anche con un po' più di distacco, ma noi ci crediamo di più, ma quando faccio lo sceneggiatore credo molto a questo mestiere”.

Lavorare a “La Storia” quindi, un altro “mito letterario” di Elsa Morante, prosegue, “è stato molto importante per riuscire a dare dignità non solo letteraria ma anche cinematografica a un'opera che è un'opera gigantesche e soprattutto importante per la storia italiana”. Scriver dunque ancora oggi “è importante perché fornisce storie per i libri, per il cinema, per la tv: fornisce storia per tutti”.

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È invece Papa Ratzinger nella pièce teatrale “I due papi” Giorgio Colangeli che sul grande schermo nella stagione trascorsa abbiamo visto anche in quel “C'è ancora domani” che ha consacrato Paola Cortellesi e che si è aggiudicato il Flaiano per il miglior film. A lui il Pegaso d'Oro per la migliore interpretazione maschile per uno spettacolo che nonostante il tema complesso ha conquistato il pubblico facendo della commedia la chiave per affrontare temi importantissimi trasformando i sui protagonisti in uomini con le loro fragilità. Con lui in scena a interpretare Papa Francesco c'è Mariano Rigillo, ma proprio la scarsa conoscenza di Ratzinger ha reso “facile” interpretarlo perché fosse in qualche modo scoperto, spiega l'attore. “Una persona che sta bene quando è sola, questo ci è stato tramandato dal mediatico. Diciamo che è stato un Papa mediaticamente infelice e questo lo ha penalizzato in un'epoca in cui invece il mediatico è l'evangelico. Abbiamo perso l'opportunità di conoscere meglio un personaggio molto importante”, spiega ancora Colangeli che non nasconde l'emozione per il premio ottenuto. “Un premio importante per la sua grande storia e per il personaggio a cui è intitolato: Ennio Flaiano mi è sempre piaicuto per il suo umorismo e ho sempre compreso quel suo problema nel cinema e cioè essere autore di tanti film importanti con il rammarco di non essere riconosciuto come tale”.

Si dice “strafelice” Chiara Noschese che dopo un Flaiano come migliore attrice, ha quest'anno vinto quello per la miglior regia ed è la prima volta. “E' un riconoscimento quando qualcuno si accorge del lavoro che hai fatto – dichiara parlando del musical Chicago che ha portato a Teatro”. Una realtà, quella del palco teatrale, che ci mette tutti off-line creando una vera interazione con il pubblico ed è per questo, continua “che il teatro non morirà mai. Andrà sempre avanti e sempre meglio perché è qualcuno che racconta una storia a qualcuno che ascolta, in cui si è tutti insieme in maniera anche imprevedibile. Potrebbe accadere qualsiasi cosa”, aggiunge annunciando i suoi prossimi lavori e rimarcando il suo amore per Flaiano. L'augurio dunque è di rivederla ancora per un altro Pegaso d'Oro: “magari – risponde – io tornerò sempre a prendere il Flaiano”.

Un aspetto quello del rapporto con il pubblico che solo il teatro sa toccare di cui parliamo anche con Paolo Rossi che il premio speciale come miglior attore sempre per il teatro, lo ha vinto per la sua reinterpretazione di Pirandello e il suo “Da stasera si recita a soggetto”. Un premio che condivide con tutta la compagnia e che porta letteralmente sul palco il pubblico inscenando e “distruggendo” un classico, come dirà poi sul palco della serata finale, che ha conquistato tutti: anche i critici e gli appassionati più “teatrofili” e rigidi ai protocolli.

Quella del teatro dopo il covid, sottolinea, “è una grande rinascita” contro le “troppe dosi” di digitalizzazione e “televisizzaione”. “La gente ha bisogno di vedere qualcosa di unico e irripetibile ancor più il teatro d'improvvisazione dove il pubblico viene toccato non fisicamente, ma nello spirito”.

E l'imprevisto come in scena è anche quell'elemento impazzito che può capitare nelle grandi manifestazioni televisive come racconta Stefano Vicario che si è aggiudicato il premio alla carriera per la regia del Festival di Sanremo che in anni diversi ha gestito per nove anni, l'ultima volta nel 2023. Imprevisti non facili da gestire per una “guerra” che alla fine lascia grandi soddisfazioni come quella, sottolinea, di ricevere il premio intitolato a Flaiano sul palco di Pescara.

Una storica doppietta quella di Michele Riondino che di premi Flaiano se n'è portati a casa due: per la miglior interpretazione maschile e la miglior sceneggiatura (premio questo condiviso con Maurizio Barucci) per il film Palazzina Laf, al vera storia di alcuni lavoratori Ilva che trasforma il lavoro in ricatto, come lui stesso afferma. Un film che parla “di lavoratori, di come quella che una volta chiamavamo riconoscevamo come lotta di classe si è trasformata in una guerra tra poveri e questi poveri sono i lavoratori che con specifiche diverse sono sempre lì a farsi la guerra l'uno contro l'altro”. Anche per lui ricevere il premio intitolato a Flaiano “è importante”, aggiunge sottolineando che con il film “ho voluto cercare di far capire la complessità del problema tarantino e del problema dei lavoratori di oggi e questo fa sì che 'Palazzina Laf' sia un film vicino allo spettatore e alle storie del pubblico”.

Chiudiamo i nostri incontri con quello con Giovanna Mezzogiorno tornata sul palco del Flaiano non come attrice, ma come autrice del libro “Ti racconto il mio cinema” con cui omaggia tutte le maestranze che si danno da fare dietro la macchina cinematografica rivolgendosi soprattutto ai ragazzi perché comprendano la complessità di questa macchina che regala magia. Non è un'autobiografia, tiene a precisare, “ho voluto descrivere quello che è il meccanismo del cinema che è una macchina complicatissima molto complessa che richiede grande rigore e rispetto del lavoro altrui, e senza il quale noi non possiamo fare il nostro. Ho cercato di instillare un pochino nei ragazzi che lo leggeranno proprio questo: un germe di curiosità e quel rispetto per il lavoro che deve esserci”.

Tornare a Pescara per il Flaiano “è un grandissimo onore”, conclude ricordando che il premio, da attrice, lo ha ottenuto quando aveva poco più di vent'anni e in città è arrivata accompagnata dalla mamma. “È un grande onore e un grande premio, uno di quelli cui sono più legata”. Presto, annuncia, la rivedremo davanti alla macchina da presa dopo il racconto del cosa c'è dietro, ma per ora i progetti restano top-secret.

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