Lunedì, 15 Luglio 2024

VIDEO | Antonio Albanese: "Ormai sono abruzzese d'adozione. Flaiano? Un artista che non arrivava mai in ritardo"

L'attore e regista premiato con il Pegaso d'Oro per la regia di Cento Domeniche parla a IlPescara del suo film, della sua idea di cinema e del rapporto nato con l'Abruzzo che non ha imparato a parlare perché "un incrocio tra l'austriaco e il neozelandese", ma che ha imparato ad ascoltare. Un premio quello ricevuto di cui è grato perché legato a quello di un personaggio "enorme"

È ormai un po abruzzese d'adozione Antonio Albanese che è stato uno dei protagonisti della 51esima edizione dei Premi Flaiano che ha a lui assegnato il premio per la miglior regia per il film “Cento Domeniche”. La tragedia di un uomo semplice, uno come noi si potrebbe dire, raccontata con leggerezza, ma incredibile profondità e capace di scavare nel dramma umano con quel semplice e allo stesso tempo delicato linguaggio cui l'attore e regista con tutti i suoi personaggi in questi anni ci ha abituati.

Se l'abruzzese resta un mistero per lui, un mix tra l'austriaco e il neozelandese, dice con simpatia, con la nostra terra il legame è forte così come è forte il legame con il regista Riccardo Milani, direttore artistico dei Premi Flaiano con cui ha girato cinque film, l'ultimo il campione di incassi e successo indiscusso “Un mondo a parte” girato proprio nelle montagne del nostro Abruzzo.

La storia di Antonio, il protagonista di Cento Domeniche, è quello di un uomo ingannato dalla sua stessa banca che finisce sul lastrico e che è, sottolinea il regista, un “primo”, cioè quello che per i più sarebbe un ultimo e che in realtà è uno di quelli che l'ingiustizia proprio non dovrebbe subirla perché tra coloro che questo Paese lo sostiene.

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“Ho scelto di raccontare questa enorme ingiustizia cercando di immedesimarmi il più possibile trattando quella umanità che io amo moltissimo trattare”. Una umanità che, gli chiediamo, ricorda molto quella di Ennio Flaino che l'umanità l'ha saputa grandemente raccontare. “Flaiano in questo è stato un grande, un enorme – aggiunge -. Non era solo un intellettuale perché quello tecnicamente onestamente lo sono in molti. Come dico io era un artista che non arrivava mai in ritardo. Anticipava, sorprendeva e trattava l'umanità del suo tempo”. Cento Domeniche, ribadisce, “racconta l'ingiustizia di 'un primo': i primi sono quelli che sostengono questo Paese e cioè 2milioni 700mila metalmeccanici e 6 milioni di artigiani che da molti sono ritenuti ultimi, ma che sono i primi e un'ingiustizia ai primi non è possibile. Mi sono impegnato in tutto e per tutto”, aggiunge parlando anche e ringraziando tutti i collaboratori con cui ha lavorato per realizzare il film. “Sono molto contento e pronto a festeggiare. Un premio come questo – aggiunge parlando del Pegaso d'Oro – mi riempie di gioia anche perché ormai sono un po' di casa in Abruzzo. Evviva”.

Un ingiustizia che nel significato è di grandissima attualità se si pensa alla società attuale per un cinema che per Albanese è il racconto delle storie “che ci circondano; dei pro e i contro che ci circondano. A me piace raccontare l'attualità poi ognuno ha i suoi gusti, le sue armi, le sue capacità e il suo talento. Io faccio questo”, continua parlando anche dei film girati con Miliani e di quel “mondo a parte” che lo ha reso un po' abruzzese.

Gli chiediamo allora se qualcosa in abruzzese lo ha imparato: “ma neanche una parola perché l'abruzzese – dice sorridendo – è un incrocio tra l'austriaco e il neozelandese. Non ho imparato, però ho ascoltato. Mi sono trovato molto bene nei due mesi nel parco nazionale. Ho visto i lupi, i cervi e sono tornato dieci giorni fa per festeggiare il risultato del film. Non sono vegetariano per cui mi trovo bene. Mi arrivavano arrosticini da tutte le parti e li prendevo al volo. Non ne facevo cadere neanche uno”.

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