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Sabato, 28 Gennaio 2023

VIDEO | Di giorno o di sera il mercato Muzii è una bella scatola vuota: tanti vanno via, ma chi resta chiede un rilancio e sul come ha le idee chiare

Ultimo giorno per uno dei banchi di ortofrutta, l'ennesima chiusura per una struttura mai realmente potenziata: tra box sfitti e bancarelle vuote, la riqualificazione per chi ci lavora deve essere pensata così che si possa vivere nell'arco di tutta la giornata, ma per farla servono un banco e la volontà politica di farne un vero mercato moderno

In meno di un mese una macelleria ha chiuso e oggi è stato l'ultimo giorno per un altro dei banchi di ortofrutta che dopo 30 anni non aprirà più. Box sfitti e bancarelle vuote aumentano all'interno del mercato Muzii che non è solo food&beverage e non è solo movida.

Che ci si vada di giorno o di sera gli esercenti raccontano tutti la stessa storia e cioè che quello che dovrebbe essere il cuore pulsante della vita sociale anche diurna della città di fatto non solo non lo è, ma si presenta anche in condizioni precarie a livello strutturale e di manutenzione. Una situazione che pesa su chi ancora c'è e che con il covid per i locali serali circondati da box mai assegnati, si è tradotta a sua volta in una importante perdita di avventori. Box mai assegnati che si trovano anche al pian odi sopra del mercato perché quel bando di cui si parla da anni sembra non arrivare mai.

Un altro in realtà c'è stato, ma è andato deserto ed era quello con cui l'amministrazione intendeva cedere ad un unico grane brand parte della struttura con l'impegno di quest'ultima per la sua riqualificazione. Un buco nell'acqua per una situazione stagnante.

Al mercato stamattina abbiamo incontrato due degli esercenti della cosiddetta movida, Gaetano Arcidiacono e Lorenzo Cigliano. Con loro abbiamo parlato anche con i contadini che ancora ci sono e con gli altri piccoli imprenditori che gestiscono le loro attività all'interno dello spazio di piazza Muzii. Non hanno voglia di farsi riprendere, ma il coro è unanime: la situazione è drammatica e tutti si chiedono che fine abbia fatto il famoso bando per l'assegnazione dei box.

Per loro, infatti, il rilancio del mercato passa per un ripensamento complessivo dello stesso. Arcidiacono e Cigliano sono chiari: avere un mercato vivo sin dal mattino vuol dire poter lavorare nell'arco della giornata anche per il food&beverage e dunque chiudere prima la sera ed ovviando così alle polemiche sul rumore antropico notturno su cui tanto ci si accapiglia.

“Noi apriamo dal mercoledì alla domenica e la situazione è carente. Il mercato è molto sporco tanto è vero che siamo noi il venerdì e il sabato a pagare un ragazzo che viene a pulire il bagno aperto al pubblico e quello privato – spiega Arcidiacono -. Una piccola spesa che se sommata alle altre diventa esosa”. Che ci si lavori di giorno o di sera al mercato si conoscono tutti ed è lui a spiegarci delle continue chiusure delle attività del mercato tradizionale. Tra i tanti che non ci sono più anche il panificio e la pasta all'uovo condizionata non poco dal dover chiudere alle 14 ci viene spiegato. Ecco perché un'apertura continua con la possibilità per tutti di lavorare sin dalla mattina significherebbe favorire la crescita del mercato per chi qui ci lavora.

Il covid ha sicuramente fatto la sua parte tanto che, prosegue Arcidiacono, le attività serali hanno registrato un calo di almeno il 60-70 per cento del lavoro e le stringenti misure sulla somministrazione ai tavoli per cui tra l'altro ogni sera questi vanno tolti e riposti nei box per essere riposizionati il giorno dopo, non aiuta.

La signora Anna che al mercato gestisce un banco caseario teme che sarà la prossima ad andare via. Al mercato Muzii ci lavora da 50 ann, ci racconta, ma le spese sono diventate insostenibili: oltre mille euro ogni mese tra luce e rifornimenti, tanto che ha già tagliato su questi ultimi riducendo l'offerta. “Non mi ricordo una situazione simile da Chernobyl” ci dice con un sorriso un po' amaro. Restare vorrebbe nonostante i tanti anni e anche per lei il famoso bando di assegnazione e una nuova visione del mercato aiuterebbe.

Stessa opinione quella della famiglia Barone. Una famiglia di macellai che, come la signora Anna, qui c'è da 50 anni. A parlare è Antonio che il mestiere lo ha ereditato dal padre. Le spese sono aumentate, loro se la cavano perché l'impresa è familiare, ma la voglia di ampliare le possibilità l'hanno vista naufragare. “Avevamo chiesto di poter prendere uno spazio nel food&beverage per aprire una gastronomia di arrosticini, ma senza bando non si può fare niente”.

Per chi il mercato lo vive di giorno c'è anche un altro problema. A far perdere i clienti sono state anche le multe. Parcheggiare in zona è diventato difficile con la pedonalizzazione e molti hanno smesso di venire perché a quanto pare oltre alla spesa a casa si portavano anche la sanzione. “Abbiamo provato a chiedere di dare la possibilità di sostare almeno per qualche ora al mattino il sabato quando si lavora un po' di più, ma ci è stato detto che non è possibile e quindi le persone, soprattutto i clienti storici che sono oggi anziani – ci dicono da un banco di frutta e verdura – non vengono più”.

“Stando aperti anche la mattina sicuramente avremo più clientela e affiliazione con la possibilità di tornare anche la sera”, conferma Arcidiacono. “Nell'area food&beverage ci sono tanti box sfitti. Il venerdì e il sabato quando c'è tanta gente non si vede, ma il mercoledì e il giovedì non è bello vederli anche perché siamo sparsi e non c'è continuità. Bisognerebbe fare un bando per riqualificare tutta l'area però al momento il Comune ci ha detto che avrebbero dovuto farlo, lo faranno, ma non sanno neanche loro come e quando”.

Sul perché le idee le hanno tutte chiare: a mancare sarebbe la volontà politica di dare al mercato Muzii una vivibilità quotidiana che solo con la presenza di attività diversificate potrebbe essere garantita rilanciando anche quelle storiche e quelle serali. Allo stato attuale la struttura appare dunque come una bella scatola vuota dove al massimo dentro si possono tanti problemi e sempre meno attività.

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