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Mercoledì, 25 Maggio 2022

VIDEO | Ecco come è stato preso l'uomo che ha sparato a Yelfry Guzman

La freddezza del tassista che lo aveva a bordo e l'azione congiunta delle questure di Pescara, Fermo Ancona e Pesaro hanno portato all'arresto, senza ulteriori conseguenze, di Federico Pecorale 29enne originario di Montesilvano che ha aggredito il giovane

Per diverse ore ha viaggiato con a bordo Federico Pecorale, l'uomo che nel primo pomeriggio di ieri ha sparato a Yelfri Guzman, il cuoco 23enne di Casa Rustì che lotta ancora tra la vita e la morte nel reparto rianimazione di Pescara. E' il tassista abruzzese che aveva accettato di portarlo fino oltre confine per un lauto compenso e totalmente inconsapevole del chi fosse. Questo lo ha saputo dalle forze dell'ordine che lo hanno contattato per volontà del questore di Pescara Luigi Liguori che ha preferito non attivare posti di blocchi né fare alzare in volo un elicottero già allertato da Pratica di Mare per evitare che vista l'imprevedibilità, l'aggressore potesse prendere in ostaggio qualcun altro, anche lo stesso tassista, o commettere altri gesti insensati. “Una cosa è vedere certi interventi nei film, un'altra è coordinarsi – ha spiegato il Liguri -. Abbiamo allertato tutti i dispositivi di sicurezza che hanno funzionato e allertato tutte le articolazioni della polizia di stato, i carabinieri e i la polizia locale per evitare che il turbamento dell'ordine pubblico si propagasse”. Le indagini per intercettare l'uomo, un 29enne originario di Montesilvano, ma residente all'estero, sono partite subito dopo i fatti tanto che alle forze dell'ordine è inizialmente sfuggito per pochi minuti come emerso dalla perquisizione fatta nella stanza d'albergo in cui alloggiava e da cui era appena andato via lasciando “evidenti tracce del delitto”, ha sottolineato Liguori.

Da lì l'intensa attività e quella mezz'ora di vantaggio che ha portato gli inquirenti prima da alcuni parenti di Pecorale residenti fuori provincia e dopo all'individuazione del taxi a bordo del quale si stava allontanando in direzione nord. Parenti che, sottolinea Liguori, “hanno collaborato alle indagini” e che l'uomo lo avevano visto anche in precedenza, ma che con lui avevano solo rapporti sporadici, ha riferito. Quindi il proseguo delle attività e la scoperta che viaggiava a bordo di quel taxi. “Abbiamo allertato prima L'Aquila e poi le Marche – spiega ancora Liguori -, avevamo già allertato l'elicottero, ma abbiamo deciso di non farlo intervenire temendo la componente emozionale dell'uomo, non dico psichiatrica perché quello lo accerterà l'autorità giudiziaria. Ho quindi optato per un modello di avvicinamento progressivo. La squadra mobile ha contattato il tassista senza che lui potesse sentire: abbiamo comunicato che eravamo la polizia e che avremmo richiamato. Abbiamo quindi scelto di farlo seguire a distanza dalla polizia stradale con la collaborazione di tre questure: Fermo, Pesaro e Ancona”. Nei pressi della stazione di servizio al tassista è stato detto di usare la scusa del rifornimento per fermarsi. Così ha fatto per allontanarsi subito dall'auto come suggerito dagli inquirenti.

Erano le 22.55. A quel punto l'arresto dell'uomo da parte degli uomini della stradale di Ancona guidati da Monica Grazioso che si sarebbe mostrato tranquillo tanto che secondo quanto riferito da Liguori “l'impressione che hanno avuto gli uomini della stradale prima e i nostri uomini della mobile poi è che non avesse l'esatta percezione di ciò che era successo ovvero dell'esatto disvalore sociale che aveva arrecato” come se non capisse “quanto era grave quello che aveva commesso”. Pecorale, in sostanza, non si sarebbe mostrato preoccupato, ma quasi “sorpreso” di essere stato fermato. Sulle ragioni del gesto, al momento, sembra confermato il fatto che i motivi erano futili e realmente legati all'insoddisfazione per il pasto e il ritardo con cui era stato servito. L'uomo, tra l'altro, non avrebbe il porto d'armi e si sta indagando per capire da dove è arrivata l'arma che sembrerebbe essere compatibile con quella utilizzata per l'aggressione. Il 29enne vive all'estero, sembrerebbe in Svizzera, ma dal 4 aprile è tornato più volte a Pescara alloggiando sempre nello stesso albergo dove, ha fatto sapere il capo della squadra mobile Gianluca Di Frischia, sarebbero stati trovati elementi utili alle indagini. A Casa Rustì, tra l'altro, era già andato due volte nei giorni precedenti, ma non avrebbe dato alcun segno di squilibrio e non ci sarebbero stati episodi tali da far pensare che ci fosse un pregresso che abbia portato a compiere quel gesto che ora vede un giovane lavoratore lottare per la sua vita. Liguori ha quindi ringraziato sia le questure coinvolte per arrivare alla cattura che le procure di Pescara e Pescara e, in particolare, il procuratore capo di Pescara Giuseppe Bellelli. Due i reati di cui deve rispondere il 29enne: tentato omicidio per quanto avvenuto Pescara e possesso abusivo di arma da fuoco per quanto concerne la procura di Pesaro.

La nostra redazione ha scelto di non divulgare il video dell'aggressione per una questione deontologica e per rispetto nei confronti della vittima che, in quel momento, giaceva a terra lottando per la sua vita. 

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