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Venerdì, 21 Giugno 2024

VIDEO | Sogni, indipendenza e quotidianità: il bellissimo viaggio in cui ci hanno accompagnato i ragazzi dell'Arda

Abbiamo trascorso qualche ora con i ragazzi dell'Associazione regionale down Abruzzo: dovevamo intervistare noi loro, ma sono stati loro a interrogare noi e raccontarci la loro vita fatta di impegni e lavoro costante per centrare i loro obiettivi

Una bellissima giornata all'insegna della condivisione e la normalità. La normalità di raccontarsi, di porre e di farsi domande. Di essere insomma, semplicemente se stessi.

Quando abbiamo varcato le porte dell'Arda (Associazione regionale down Abruzzo) siamo arrivati con l'idea di essere noi a dover raccontare i ragazzi che frequentano il centro diurno con alcuni di loro che nella struttura vivono in piena autonomia. Una volta entrati però sono stati loro a travolgere noi raccontandosi, ponendoci domande e parlandoci della loro quotidianità, ma anche dei loro sogni e di come lavorano ogni giorno per coronarli.

Ci siamo abituati a usare parole come “speciali” e “unici”, in realtà è forse il tempo di cambiare il nostro linguaggio e renderci conto che come dice la coordinatrice psicologa del centro Maria Spalazzese, questi ragazzi e queste ragazze sono semplicemente persone. Persone che come tutte le altre sono diverse l'una dall'altra, ma con la voglia che ha chiunque di prendere in mano la propria vita, rendersi indipendenti e sentirsi realizzati. Si sentono una famiglia qui all'Arda e tutti lo sottolineano. Per noi è stato come trascorre qualche ora tra amici a discutere di giornalismo, società e futuro.

Quella che vi raccontiamo oggi è un'esperienza personale grazie alla quale possiamo riferirvi una realtà che sul territorio esiste da quarant'anni. Una realtà che ogni giorno supporta i 20 ragazzi che frequentano il centro diurno e quelli che vivono nella struttura dove è stato attivato il progetto “Dopo di noi”, perché prendano coscienza delle loro capacità e delle loro predisposizioni così da trovare, come noi altri, il loro posto nella società.

La foto ricordo della giornata trascorsa con i ragazzi dell'Arda

Una vera e propria accoglienza in grande stile quella che ci hanno riservato. Varcata la porta un fragoroso applauso, la musica del Maurizio Costanzo Show che guardavano e qualcuno che la mancanza del noto volto televisivo la sente, ce lo dice apertamente. Hanno allestito un salottino allestito per l'occasione: quella che vogliono fare con noi è un'intervista doppia. Ci accomodiamo ed è lì che iniziamo a scoprire chi sono Riccardo, Giulia, Diletta, Fabrizio, Gianni, Daniele, Paolo, Eleonora, Fabio, Sabino, Giovanni, Raffaella, Davide, Samuele, Roberta, Giammarco, Danilo, Dario, Leda, Ale, Domenico ed Eugenio.

Sono ragazzi, anzi uomini e donne perché molti di loro hanno più di 30 anni, che si interrogano sul mondo, su sé stessi e sulla società di cui sono pienamente parte. Molti la loro indipendenza se la sono conquistata anche grazie a Maria, la sua equipe di cui fanno parte Angela Turco, Maria Rita Salerno, Giorgia Marzoli e Mervé Kulaksiz, le operatrici e gli operatori e la presidente dell'associazione Liliana Profeta.

La quotidianità di questi ragazzi è scandita: ognuno ha i suoi impegni e i suoi orari. Molti quelli che hanno frequentato l'alberghiero e che oggi grazie alla collaborazione con le cooperative del territorio, fanno i camerieri o gli aiuto cuochi e c'è chi sogna di diventarlo chef. In realtà non lo sogna soltanto perché tra i tanti laboratori attivati dall'Arda c'è anche quello di cucina e basta fare una pagina social dell'associazione per vedere le capacità di chi al suo sogno ambisce e lavora. Tanti quelli che, sempre grazie alle collaborazioni attivate, si occupano di consegnare piante e fiori in città e che di queste si prendono cura. E lì una risata ci scappa quando apertamente dichiariamo che noi il pollice verde non lo abbiamo affatto.

Tante le passioni. C'è chi sogna di fare il cantante e ci dedica l'ultima canzone di Marco Mengoni, ma anche chi è già campione di ballo e ci invita a lanciarci in una polka in cui, viste le nostre scarse capacità, ci lasciamo volentieri trascinare. Si ride, si scherza e ci si racconta. Su uno dei due grandi tavoli dove hanno esposto alcuni dei loro lavori e le loro fotografie c'è un grande giornale. Si chiama “Il cerchio della vita” ed è il giornale dei ragazzi dell'Arda. Si intervistano e lì mettono la loro di vita. Molti sono quelli che ci confessano di voler fare i giornalisti e la cosa ci lusinga. Qualcuno ci chiede come si fa a diventarlo. Glielo spieghiamo, ma sottolineando che forse l'unico modo per cercarlo di farlo davvero bene è quello di osservare sempre il mondo, di guardare ciò che accade intorno a loro e di aver voglia di scoprire senza temere di chiedere, mai.

Un consiglio inutile in realtà perché sebbene emozionati paura non ne hanno e qualcuno ci fa una domanda che non ci aspettavamo. Ci chiede della tragedia dei migranti di Cutro. Ci chiede cosa ne pensiamo e ci chiede come possano accadere cose tanto “ingiuste”. Un termine che ripete più e più volte. Non sappiamo spiegarlo a noi stessi come possa accadere e una risposta sul perché non ce l'abbiamo, ma in quella parola, “ingiusto”, la risposta i ragazzi dell'Arda l'hanno già trovata.

Prendono appunti mentre parliamo; qualcuno si lascia andare confidandoci di vivere un momento non molto facile seppur con l'atteggiamento di chi sembra voler far finta che in fondo non gli importa.

Per molti c'è il lavoro, per tutti c'è il centro diurno e per la gran parte anche le passioni: dalla musica alla danza e fino allo sport tra giocatori di calcio, amazzoni e cavalieri che hanno partecipato agli Special Olympics portando a casa ottimi risultati.

Se vi stessimo parlando di una qualunque associazione la sensazione sarebbe quella di raccontare di successi e insuccessi di persone comuni e loro sono proprio questo: persone come tutte le altre. Ecco perché, chiediamo a Spalazzese, non siamo forse noi quelli che troppo spesso mettono davanti un muro mascherandosi dietro la definizione di “speciale”. “Non c'è una colpa bisogna solo imparare ad osservare con un'altra lente con lenti diverse ad affidarci a loro – ci risponde lei che con questi ragazzi lavora ormai da 16 anni -. Io ho una lente più professionale, ma questo non significa nulla. Io ho imparato tantissimo da loro. Bisogna affidarsi. Hanno tantissime risorse. Quello che cerchiamo di fare è proprio portarli fuori perché si integrino perché vengano conosciuti. Certo non basta solo il nostro passo in avanti, deve essere anche il cittadino a farlo. C'è bisogno di abbattere tanti stereotipi sul mondo della disabilità in generale. Siamo tutte persone allo stesso modo e mi vien da dire ben venga che ci sono milioni di differenze. Se non fosse così il mondo sarebbe troppo piatto”.

L'obiettivo dell'Arda ruota attorno ad un termine, “autonomia” e l'inserimento nel mondo del lavoro è il passo più importante perché il traguardo lo si possa tagliare. Passi in avanti se ne sono fatti e il racconto di quei ragazzi che frequentano il centro e che un lavoro lo svolgono ne è la dimostrazione.

Prima di andare via ci chiedono di lasciare un messaggio su un foglio bianco. Lo facciamo volentieri chiedendo loro semplicemente di essere sempre ciò che sono, di mantenere sempre quel meraviglioso sorriso dietro cui si nasconde quel qualcosa che abbiamo sempre più spesso bisogno di ricordare: l'umanità ha sempre un lato meraviglioso.

L'immagine che ci portiamo dietro è quella di ragazzi che trasmettono emozioni, mostrano curiosità, coltivano sogni e lavorano per raggiungerli. L'immagine di ognuno di noi: un'immagine fatta di semplice e speciale normalità.

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