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Da Lampedusa alla serie A, la favola di Sidibè raccontata dal talent scout pescarese

Giancarlo Giannandrea, attuale direttore tecnico del Sambuceto in Eccellenza, fu uno dei primi a vedere in campo la nuova stella dell'Atalanta, il 18enne della Costa d'Avorio scovato dai bergamaschi a Capistrello: "Un talento purissimo, a metà tra Kantè e Pogba"

Dallo sbarco a Lampedusa, passando da Collelongo, fino alla serie A. Alassane Sibidè, 18 anni, è l’ultimo gioiello dell’Atalanta lanciato da Gasperini nella massima serie. Un talento scoperto dai bergamaschi in Abruzzo, dopo aver iniziato a dare calci ad un pallone nel 2016 con il Capistrello. Cinque anni dopo, il debutto contro la Lazio di domenica scorsa.

In Abruzzo, la sua prima volta nel grande calcio ha emozionato tutti quelli che l’hanno visto “nascere” come calciatore. Tra i primi a intuire le sue enormi potenzialità fu Giancarlo Giannandrea, talent scout pescarese, attuale d.t. del Sambuceto, in Eccellenza.

Giannandrea era in tribuna a vedere Sibidè, a Capistrello, il 28 ottobre del 2016. “Un amico di Capistrello, il mister Attilio Tuzi, mi chiamò e mi disse di andare a vedere questo ragazzino, dicendomi che era molto forte – racconta Giannandrea – . All’epoca stavo collaborando con un club di serie A e segnalai subito Sibidè al mio capo scout. Era un’amichevole tra la Juniores del Capistrello e la prima squadra, che milita in Eccellenza. Sidibè era in campo con la formazione giovanile, ma la facilità delle sue giocate, in mezzo ad avversari adulti, era incredibile. Quel giorno era trequartista in un 4-2-3-1 e fece davvero bene per intelligenza tattica con la palla e senza. La sua intelligenza nella fase di non possesso somiglia a Kantè, del Chelsea. Quando la squadra ha il pallone, con la sua capacità d’inserimento, ricorda Pogba. All’epoca non aveva questa grande facilità nel far gol, sotto questo aspetto è migliorato nel tempo”.


Un anno in Under 17 (2018-19), uno in Under 18, questo è il secondo in Primavera: con la squadra di Massimo Brambilla, Sidibè ha segnato dieci gol nella passata stagione e sette in questa, cinque in campionato e due in Youth League. Ma non è un bomber, bensì un centrocampista: “Nasce trequartista – spiega ancora Giannandrea – , ma le sue caratteristiche si esaltano da mezzala destra. E’ bravo con entrambi i piedi. A livello tattico, qualche anno fa, non era istruito. Viveva in casa famiglia, giocava per la prima volta con una squadra. Era appena arrivato dalla Costa d’Avorio, ma la personalità e l’umiltà, assieme all’intelligenza, erano fuori dal normale. Anche a livello atletico mi colpì tantissimo. E’ diventato un centrocampista moderno, che secondo me in un 4-3-3 sarebbe in grado di fare con qualità entrambi le fasi”.


Rivederlo in serie A domenica scorsa è stata una grande emozione: “Ricordo la sensazione, emozionante, di essere di fronte ad un talento purissimo - chiude Giannandrea - . Cose che non capitano tutti i giorni. Feci dei video per avere delle testimonianze di quello che stavo vedendo. Il ragazzo all’epoca non era tesserato, le pratiche per il Capistrello erano complicate. Cominciò a girare per i settori giovanili, ma l’Atalanta come sempre anticipò tutti e lo portò a Bergamo. Il resto è storia di oggi. Io ho continuato a seguirlo e devo dire che in Primavera con il tecnico Brambilla è migliorato tantissimo. La serie A è nel suo destino, per me potrà giocare anche a livello internazionale. Ho visto quei dieci minuti domenica scorsa, avevo i brividi”.

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