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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Calcio

"Pescara: i tifosi la chiave per un campionato di vertice"

Paolo Rachini in un'intervista promuove la squadra di Colombo e racconta i suoi anni in biancazzurro: "Che peccato per quella serie A sfiorata nel '99..."

“Il Pescara può recitare un ruolo importante. Il girone C è un campionato duro, ma rispetto all’anno scorso, oltre ad aver allestito una squadra forte, con giovani ed esperti, e un tecnico giovane che fa giocare bene le sue squadre, è tornato l’entusiasmo. Quello che mancava l’anno scorso. Si rivedono, già dalle prime partite, i tifosi. Pescara è sempre così: aspetta sempre le prime sette, otto giornate, ma se poi sei lì davanti e giochi un buon calcio, i pescaresi rispondono. La squadra è forte. C’è il Crotone, e anche altre, ma può restare lassù fino alla fine, anche con l’aiuto di un pubblico importante con diecimila spettatori allo stadio. Potrebbe essere il valore aggiunto per la squadra di Colombo”. Paolo Rachini, un grande ex del Delfino, atriano doc con il cuore sempre biancazzurro. Un esperto di promozioni: cinque campionati vinti. E un solo rimpianto: “Non aver potuto calcare i campi della serie A”, ha raccontato intervenendo a Radio Cerrano Web.

Nel ‘98/’99 una stagione maledetta con il Delfino per Rachini, con la serie A mancata per un solo punto con Gigi De Canio in panchina. “Ho bellissimi ricordi di quel torneo, nonostante un infortunio alla caviglia che mi fece saltare un paio di mesi di quel campionato – il ricordo dell'ex centrocampista biancazzurro – . Partimmo male con Giorgini, dopo quattro giornate la società prese De Canio, che rimise tutti al proprio posto e diede il via ad una cavalcata importante. Nell’ultima giornata siamo stati per un tempo in serie A, poi rimanemmo fuori per un punto. Quella squadra esprimeva un ottimo calcio, sapeva cosa fare in campo e andava bene in casa e in trasferta. Di quel Pescara si ricordano tutti. A dicembre arrivò Luiso, un bomber top della B in quel periodo. Ma Mauro Esposito, Pisano, Zanutta, Bordoni: c’erano giocatori importanti”.

Nel 2000 una seconda parentesi all’Adriatico, meno brillante: “Non fu una bella esperienza. Arrivò Galeone, e con lui non sono andato molto d’accordo. Lui ha una visione tutta sua del calcio, voleva tutti giocatori di qualità ed elementi forti fisicamente come il sottoscritto non gli andavano a genio. Quell’anno io, Gelsi e altri finimmo un po’ in disparte. Chiesi la cessione e andai alla Fermana: per me fu un’annata importante, segnai tanti gol e giocai tante partite in B, anche se alla fine retrocedemmo. A fine stagione tornai, con Delio Rossi: per dieci giornate andò tutto bene, ma poi tornò Galeone e nel mercato invernale andai via definitivamente. Dopo due stagioni all’Aquila, ricominciai da Rimini in C2 e andammo in serie B nel giro di due anni”.
De Canio, Rossi e Colomba, Ivo Iaconi e Giorgini i suoi maestri in panchina: “Delio Rossi era preparatissimo a livello tecnico, tattico e atletico: non è un caso che abbia fatto carriera in A”.

L’anno scorso una bella salvezza alla guida dell’Angolana in Eccellenza: “Era stata una bella stagione, ma in estate non abbiamo proseguito. Qualcosa si muove, ma per me non è motivo di stress. Ho iniziato per gioco ad allenare, dopo la carriera da calciatore. E finora mi sono sempre divertito e raggiunto risultati. Spero di poter tornare sui campi quanto prima, non vedo l’ora… mi sento come un leone in gabbia”.

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