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L'ANALISI | Una buona e una cattiva notizia per il Pescara calcio: vediamo quali

La buona è che il campionato è finalmente terminato; la cattiva è che bisogna programmare presto e bene se non si vuole sprofondare anche in C. Clima pesante attorno alla squadra e alla società. Si chiede una rivoluzione. Il presidente Sebastiani (per adesso) non si esprime

L'agonia è terminata in modo per certi versi beffardo, con il Pescara retrocesso in Serie C e la Salernitana promossa in Serie A. Come volevasi dimostrare, la giornata conclusiva della stagione regolare è stata molto pesante.

Per carità, i biancazzurri non sono certo stati condannati oggi, la sentenza si è costruita giornata dopo giornata nei mesi precedenti fino a diventare realtà.

Tuttavia, è sotto gli occhi di tutti la pesantezza del clima che si respira attorno alla squadra e alla società, condito anche da un sasso lanciato contro il pullman del Pescara Calcio, senza danni alle persone ma solo al mezzo. La parola d'ordine che molti a gran voce pronunciano è "repulisti", con un chiaro riferimento ai calciatori e a tutti coloro i quali vengono considerati i responsabili del fallimento sportivo di questa stagione (e non solo). Ma ci sarà repulisti vero?

LA SQUADRA. Se in società non sono autolesionisti, si proverà a dare una bella sforbiciata agli attuali componenti l'organico. Comunque sia chiaro che non sarà facile, perché come scritto in precedenti occasioni ci sono una decina di contratti in essere, peraltro piuttosto pesanti economicamente. Quindi, prepariamoci a un Pescara nuovo senz'altro, ma non completamente come molti sperano, perché per riuscirci ci vorrebbe un mezzo miracolo dirigenziale e...

I DIRETTORI. Ci vorrebbe un mezzo miracolo dirigenziale, ma fatto da chi? Premesso che una società che non ha forti proprietà alle spalle deve giocoforza affidarsi ai procuratori vicini, non si può essere ostaggio di certe dinamiche di mercato come è stato negli ultimi anni. Perché il giochino ti può riuscire un anno, forse due, ma alla fine i nodi vengono al pettine e magari ti rifilano calciatori non adatti al tuo progetto. E retrocedi. Bisognerebbe quindi ripartire da uomini di calcio, che progettano calcio e non solo affari dell'ultim'ora, anche se non è facile. I direttori sportivi esisterebbero per questo motivo, se gli venisse data libertà operativa. Al momento il Pescara ha due uomini di mercato che sono Antonio Bocchetti e Giorgio Repetto: a loro verrà affidato il compito di tagliare e rifondare? Al momento tutto tace, ma l'impressione è orientata sul no. Quindi il rischio è di perdere altro tempo.

L'ALLENATORE. Contrariamente a quanto detto dopo la vile aggressione della figlia di Grassadonia avvenuta nella sera di sabato a Salerno a opera di alcuni teppisti sostenitori del team campano, oggi l'allenatore del Pescara ha comunque rilasciato dichiarazioni. Lo ha fatto prima del match poi perso 3-0, in cui ha sottolineato come lo sdegno per l'aggressione non sia rivolto verso tutta la città di Salerno (definita «splendida») ma solo ai teppisti in oggetto. Per chiarezza. I numeri dicono che Gianluca Grassadonia ha completato il suo campionato con 15 partite e 15 punti totalizzati, pochini ma leggermente meglio rispetto ai suoi predecessori. Resterà? La vicinanza con il presidente Sebastiani appare evidente, ma questo non comporta la riconferma automatica bensì la concreta possibilità di sedersi a tavolino, questo sì. Meno vicini, in questo discorso, sembrerebbero i due direttori di cui sopra. I prossimi giorni saranno molto caldi.

IL PRESIDENTE. Non parla. O almeno non parla con tutti pubblicamente, ma rilascia dichiarazioni mirate che potrebbero essere sintetizzate più o meno in: «Chiedo scusa a tutti, alla città e ai tifosi; ora cambiamo pagina e cerchiamo di rimetterci al lavoro per riscattarci il più presto possibile». Molti sostenitori del Pescara avrebbero voluto ascoltare sue dichiarazioni pubbliche, che al momento non ci sono state ma forse le farà, chissà. Anche per comunicare eventuali idee, novità, orientamenti, tempi. Altri, invece, preferiscono il silenzio, purché sia portatore di azioni serie e concrete.

I TEMPI. Per non incorrere negli stessi errori del passato, potrebbero essere davvero stretti. Nella passata stagione, con lo spareggio play-out a metà agosto e con l'avvio del nuovo campionato pochi giorni dopo, c'è stata tanta confusione e poca programmazione. Oggi questa attenuante non può essere più presa, quindi già nei prossimi giorni si dovrà sapere qualcosa almeno sull'asse portante, cioè direttore-allenatore. Poi in seconda battuta, su chi resta e chi va.

LA SERIE C. Non è solo l'inferno del calcio, come viene definito. È anche un campionato in cui militano grandi realtà, club forti e società ricche economicamente. Che non riescono a risalire in cadetteria da molti anni. Quindi occhio: se stavolta il Pescara non farà le cose per bene, il rischio non è di non tornare subito in Serie B, ma addirittura di soffrire atrocemente anche in C. Non può certo bastare il "paracadute" (circa 2 milioni di euro) che viene assegnato alle retrocesse, per sperare di essere più forti degli altri.

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