rotate-mobile
Giovedì, 29 Febbraio 2024
Calcio

Di Francesco si racconta: dallo stabilimento balneare a Pescara ai trionfi e alle cadute nel calcio

Il tecnico pescarese, ora alla guida del Frosinone, ha raccontato alcuni retroscena inediti sulla sua vita privata soffermandosi sugli anni in cui gestiva un lido in città

C'è stato un momento in cui il nome di Eusebio Di Francesco era sulla bocca di tutti. Era il tecnico italiano emergente, per lui erano solo lodi e successi sul campo. Una scalata partita dall'Abruzzo, una piccola parentesi a Lanciano prima di iniziare a fare benissimo a Pescara, dopo aver chiuso una bella carriera da giocatore che lo ha portato anche ad indossare la casacca della Nazionale. Era il nome nuovo del calcio italiano quando allenava il Sassuolo e poi, soprattutto, la Roma, con una bella avventura europea che tutti conoscono. Poi l'addio alla Lupa giallorossa ed il declino. Adesso è tornato, sulla panchina del Frosinone, e di lui si è ripreso a parlare. In positivo. Perchè il campo è sempre il giudice supremo dei protagonisti del calcio. 

A Cronache di Spogliatoio Mister Eusebio da Pescara ha raccontato alcuni retroscena inediti sulla sua vita privata. Trionfi, dubbi, perplessità e l'anticamera dell'oblio. Prima della risalita. Alcuni stralci sono interessantissimi e parlano della sua città. Di Pescara. 

"I miei errori li ho pagati tutti. Più di così, credo non fosse possibile. Mi hanno dato del finito, del bollito. Gli ultimi 5 anni sono stati schifosi. Ho avuto troppe delusioni. E anche io ho deluso. Ci sono tante componenti che fanno la fortuna e la bravura di un allenatore: io non sono stato né bravo, né fortunato. Sicuramente, non nelle scelte: sono andato nei posti giusti ma nel momento sbagliato. Roma-Barcellona è stata la notte più bella, ma l’inizio della mia discesa", è stato l'inizio del suo racconto-confessione. 

"Per due anni, sono rimasto a casa. Senza una squadra, senza poter allenare. Lontano. L’ultima volta in cui era successo, era stato quando avevo smesso di giocare. Ero diventato per qualche mese il team manager della Roma, con cui avevo vinto lo Scudetto da calciatore. Ma avevo capito che non era la mia strada. Dovevo fare detox dal calcio. Mi ero comprato uno stabilimento balneare a Pescara insieme a Daniele Delli Carri, un mio ex compagno. Si chiamava “Stella d’Oro”. Facevo di tutto, dalla spesa a sistemare la sabbia delle prime file. Non sapevo neanche che squadre giocassero in Serie A, non guardavo i risultati, vivevo completamente distaccato. Dovevo ripulirmi dall’ambiente. Stavolta, sono tornato allo “Stella d’Oro” da cliente, dopo averlo venduto. In questi due anni sono scomparso, ma studiando. Ho vissuto in silenzio tutte le etichette che mi venivano date", le sue parole.

Tante le cose raccontate da Di Francesco. Alcune davvero interessanti nell'ampio affresco della sua "rinascita". Ha passato momenti bui, ha ritrovato la luce. 

"Ho pensato di tutto, anche di lasciare il calcio. Anche perché il mestiere dell’allenatore non mi è arrivato innato, qualche anno fa. È stata una scelta frutto del percorso. Ho fatto il team manager, ma non era il mio. Ho fatto il consulente di mercato, ma neanche quella era la strada che volevo percorrere. Ho fatto il responsabile di un settore giovanile, e quello è il lavoro di cui sono rimasto innamorato: entravo alle 8 in ufficio e uscivo alle 22, ogni giorno ci mettevo passione e piacere. Ancora oggi, quell’aspetto mi attrae e credo sia alla base di ogni società. E alla fine, mi sono avvicinato nuovamente al campo, l’ultima cosa che avrei creduto potesse accadere in vita mia, iniziando ad allenare. Così mi sono fatto un nome".

E poi: "Durante questa pausa di due anni, sono andato da uno psicologo. Ci ho portato anche il mio staff. Mi ha consigliato tanti libri, uno su tutti “L’arte della pazienza” di Raffaele Gaito. Sono vecchio stampo, mi piace sottolineare le frasi tra le pagine per fermare i concetti. Sono pure geloso dei miei libri, non mi piace prestarli. Ce n’è uno, in particolare, che mi è piaciuto. E posso dire che in questo periodo senza allenare, ho imparato ad avere pazienza. Soprattutto, che avere pazienza non significa stare seduti ad aspettare il proprio momento. Non è quella la pazienza. Per me, adesso, è saper aspettare lavorando in vista del momento. Prepararsi a quando accadrà. Questo è ciò che ho fatto in questi ultimi due anni".

Gli aspetti intimi e privati sono quelli più toccanti tra i tanti temi trattati. "Sono una persona schiva, che sta scomoda in copertina. Spesso, questo modo di essere viene scambiato per debolezza. Ho visto questo processo anche con Mimmo Berardi, che per me è come un figlioccio. Mio figlio Federico, dice che Berardi è il mio quarto bambino dopo lui, Mattia e Luca. Mi hanno dato tre nipoti e adesso sta per arrivare il quarto. Me li sono goduti stando in famiglia. Siamo zingari facendo questo lavoro, ho sempre preferito godermi gli affetti invece di andare in vacanza. Ho rifrequentato gli amici di una vita. Quelli con cui portavo avanti il Pescara 2000, una squadra amatoriale che a volte allenavo. Io, in realtà, andavo alle partite soltanto per le cene che nascevano dopo il fischio finale. Andavo lì per mangiare e godermi quel puro momento d’aggregazione".

Prima di ricordare quel Roma-Barcellona storico, ha chiuso così. "Alla Sampdoria ho lasciato sul piatto 2 anni di contratto sicuri, pur di rimettermi in gioco. Ora non mi esalto. D’altronde negli ultimi 5 anni avrò allenato sì e no per 30 partite, praticamente come fare male in un campionato. Solo che il mio è stato più lungo. Prima di rinascere a Frosinone, ho cambiato il mio staff. Ci siamo guardati negli occhi ed era tempo per altre esperienze. Il mio vice storico, Tomei, sta facendo bene a Monopoli. Giammarino è al Pineto, Calzona si è qualificato con la Slovacchia agli Europei". E col nuovo staff, dove c'è anche Gigi Iervese, sta facendo benissimo. Con i piedi per terra, ma con la concreta speranza che il meglio possa, anzi debba, ancora arrivare....

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Di Francesco si racconta: dallo stabilimento balneare a Pescara ai trionfi e alle cadute nel calcio

IlPescara è in caricamento