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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Calcio

Zuparic: "Il mio viaggio da film Croazia-Pescara-Napoli per l'ultima partita in biancazzurro"

Il ricordo del Robocop croato di una vicenda che fece il giro dei media internazionali

Arriva gennaio e con il primo mese dell'anno torna il calciomercato, che a Pescara ha sempre riservato storie del tutto peculiari. Quella forse più particolare riguarda un gigante croato, da tutti chiamato Robocop, che per l'ultima partita in maglia biancazzurra fu protagonista di una vicenda da romanzo. O da film, per dirla come la dice il diretto interessato. Una storia che all'epoca fece il giro del web a livello internazionale.

La stagione era quella dell'ultima serie A biancazzurra, il 2016-17, con Massimo Oddo in panchina prima di essere sostituito a febbraio proprio da Zeman, tornato nel marzo 2023 in sella al Delfino. Il difensore, ora una stella negli Usa, aveva già la valigia in mano da giorni quando ha giocato la sua ultima partita con la maglia del Pescara. Fin qui nulla di strano, fu il modo a fare scalpore. Era il 15 gennaio e, non inizialmente convocato, viene chiamato in extremis dal tecnico Oddo per disputare la partita contro il Napoli soltanto a poche ore dal calcio d'inizio. Il match però non si disputava all'Adriatico ma in Campania. Ed allora Darione si mise in macchina e riuscì a raggiungere Napoli giusto in tempo per disputare l'incontro, ultimo regalo al suo Delfino.

“E' una storia da film”, racconta oggi Zuparic, rimasto legatissimo all'ambiente tanto da tornare in città quando può e di avere il sogno di chiudere in biancazzurro la carriera. “Una settimana prima della partita mi avevano detto che sarei stato ceduto in Turchia ed ero tornato in Croazia, a casa mia, ad aspettare la chiusura della trattativa. Il giorno prima del match del San Paolo mi hanno chiamato per dirmi che dovevo tornare a Pescara, ma pensavo solo per un paio di giorni e per sbrigare le pratiche. Non c'era un volo disponibile e con un mio amico mi misi in macchina. Arrivammo alle 4 di mattina a Pescara, fermandoci solo un paio di ore per rifocillarmi perchè dovevo fare allenamento con gli infortunati”. Il bello, però, doveva ancora arrivare.. “Al campo mi raggiunge il fisio Zulli per dirmi che Stendardo aveva la febbre e che sarei dovuto andare a Napoli, perchè c'erano solo 2 difensori a disposizione. Ripresi la vettura e col mio amico e il prof. Petrarca sono partito per il San Paolo, fermandomi solo un attimo a mangiare in autogrill”. Tanto si scrisse nei giorni dopo della ormai celebre piadina mangiata all'altezza di Avezzano. “Arrivato a Napoli, la polizia ci scorta sino allo stadio dove ho parcheggiato l'auto come se fossi stato Maradona. Ero con una mia tuta, non con quella ufficiale del club, avevo le scarpette in mano ed arrivai mentre i compagni stavano entrando in campo per il riscaldamento. Sembrava dovessi fare una partitella con i miei amici, non una partita di serie A contro una grande squadra come quella partenopea. Ho giocato 90 minuti, fu la mia ultima partita col Pescara”.

Per la cronaca fu il miglior biancazzurro in campo nel suo gettone di presenza numero 97 con la maglia del Pescara. E alla fine non andò più in Turchia ma al Rijeka, dove a giugno festeggiò lo Scudetto e la Coppa di Croazia con rete decisiva in Finale.

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