Bruno Pace, due anni dopo: l'omaggio a un vero pescarese

Impossibile dimenticarlo: un personaggio dalla grande umanità, sempre disponibile con tutti. Aveva tanti amici che gli volevano bene. Il ricordo affettuoso di William Carosella e Benedetto Gasbarro

"Bruno non diceva mai di no". Con questa dichiarazione di William Carosella si apre la finestra dei ricordi legata ad un uomo buono, affabile, generoso e sempre disposto a concedere favori e cortesie. Bruno Pace, a due anni dalla sua scomparsa, è più vivo che mai nella mente e nel cuore di chi lo ha conosciuto. In questa triste ricorrenza, i tanti amici che hanno avuto la fortuna di condividere con lui momenti spensierati e divertenti, lo ricordano con affetto smisurato e tanta commozione.

"Adesso, ad ogni partita del Pescara, mi viene un magone - prosegue William - Per tanti anni siamo andati insieme in tribuna e solo ultimamente vedevamo le partite in tv a casa mia. Quello (indicando una vecchia poltrona) era il suo posto fisso. Si sedeva lì, sorseggiando una grappa, commentando la gara con il suo solito sarcasmo, ma sempre con tanta competenza in materia. Non l'ho mai sentito criticare aspramente giocatori o allenatori. Nell'intervallo, poi, sciorinava una serie infinita di racconti brevi legati allla sua esperienza nel mondo del calcio. Dallo scambio di vedute con Arrigo Sacchi a Coverciano, agli scherzi fatti a mister Pugliese sino ad arrivare alle sue scorribande notturne da giocatore indisciplinato".

Bruno Pace era innamorato del mare. Tutte le mattine, immancabilmente, percorreva la riviera di Pescara noncurante delle condizioni atmosferiche. Con il sole o sotto la pioggia, quella camminata salutare la considerava appagante. Tra le tante abitudini quotidiane va annotato il biliardo a stecca, sua grande passione. Una partita pomeridiana con Edmondo Prosperi al circolo "Di Tizio" e prima ancora al bar Cirillo di via Trento, avvolti da una nuvola di fumo.

Già, il tabacco. Causa scatenante di quella maledetta polmonite virale. Il vizio della sigaretta gli è costato caro. Ma nel mezzo ci sono le tante virtù, a partire dalla sua immensa generosità e disponibilità. Non rinunciava mai ad un invito a cena, soprattutto se la conviviale si teneva all'Osteria Numero 1000 dell'amico Luca Viola. A tavola, spesso e volentieri, sedeva anche Benedetto Gasbarro:

"Bruno Pace era un buongustaio, amante della cucina marinara. Teneva testa a tutti i commensali con la sua dialettica ricca di aforismi, battute e perle di saggezza popolare. Di sicuro non l'ho mai sentito parlare male di qualcuno. Ancora oggi la nostra comitiva si ritrova spesso nel solito ristorante di Portanuova e quel posto, a volte, viene occupato da suo fratello Masetto. Mi mancano quei nostri incontri cordiali al Caffè Ideale, interrotti dai saluti e dai sorrisi verso i tanti passanti e conoscenti che lo avvicinavano. Pescara e i pescaresi hanno perso un personaggio straordinario che merita eternamente di essere ricordato a dovere".

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